sabato 30 novembre 2013

Shooting: Silvano Cph

Hello folks! Today it's a snowy day in Italy! It's the first snow of 2013 and I hope it will be the last ;) I never liked snow, if you live in a big town it means more traffic, more problems to get out and so on, but if you can admire this natural show at home, sitting at your window with a cup of tea... oh well, that's nice then ;)
Anyway, I'd like to show you some pics taken last month in Turin, at the Valentino park. I met for the first time the emergent photographer Silvano Cph to take some gothic and medieval pics, and our meeting has been great!
The pics are really amazing and I hope you'll love them as I do =)

Legend

Silvano Cph


SilvanoCPh

by SilvanoCPh

martedì 26 novembre 2013

Shooting: Il ponte del Diavolo

Qualche domenica fa mi sono recata al famoso "Ponte del Diavolo" sito a Lanzo Torinese, una piccola cittadina poco distante dal capoluogo. Approfitto del fantastico set realizzato con i fotografi milanesi Paola Saia e Marco Busato per parlarvi di questo posto, davvero suggestivo.
Il ponte in pietra si erge sopra la Stura e fu eretto nel 1378 in una posizione strategica, collegando Lanzo a Torino senza passare da cittadine sotto il controllo degli Acaja e dei principi del Monferrato, ostili ai Savoia. La spesa per costruirlo fu ingente e per far fronte alle spese si stabilì una tassa sul vino per i futuri dieci anni: la leggenda vuole che esso fu costruito dal Diavolo in persona, dato che i ponti precedenti continuavano a crollare, e che come pegno egli avesse chiesto l'anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Ci passò un cagnolino e il Diavolo montò su tutte le furie, sbattendo gli zoccoli sulle pietre e lasciando delle impronte che ancora oggi attirano la curiosità dei turisti (il passaggio del cane ricorda moltissimo l'ingresso del lupo nella Cappella Palatina di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno, quando il Diavolo, che aveva prestato denaro per completare l'opera, pretese l'anima del primo che avrebbe varcato la soglia).

Il ponte è, effettivamente, suggestivo: completamente in pietra, ricorda molto l'abilità edilizia romana, capace di ergere ponti e infrastrutture con una facilità impressionante. Al centro sorge un'arcata dove un tempo si ergeva una porta, utilizzata nei periodi di pestilenza per tenere la città al sicuro o per evitare che il contagio si diffondesse al di fuori. Colpisce lo slancio della struttura, esile e sottile, a cavallo della gola scavata dell'erosione dell'acqua in età preistorica.

Il trucco e l'acconciatura presenti negli scatti sono stati realizzati da Paola Saia, mentre l'editing è curato da Marco Busato.

Marco Busato Ph
Marco Busato
Ponte del Diavolo
Paola Saia
Ponte del Diavolo
Paola Saia

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giovedì 14 novembre 2013

La figura femminile nel mondo bizantino (seconda parte)

Le donne avevano, dunque, poche possibilità di uscire dalle pareti domestiche e di migliorare la loro condizione, soprattutto se di umile estrazione. La bellezza poteva, senza dubbio, essere un ottimo alleato ma a patto che rispecchiasse quella interiore, cioè dell'anima: il corpo umano era concepito come un'opera d'arte del divino e abbellirlo con gioielli e cosmetici fino a stravolgerlo avrebbe significato tentare di cambiare ciò he che il Signore aveva creato. 
I cosmetici non erano dunque molto apprezzati, come in età romana: un uso eccessivo stravolgeva la bellezza della donna, il cui trucco migliore e più ambito era il rossore delle guance dato dalla pudicitia, dal pudore; il trucco evocava la figura della prostituta, della donna costretta ad enfatizzare il proprio aspetto per vendersi. Tuttavia, i gioielli non erano così criticati e un uso modesto fungeva da perfetto ornamento. C'è, tuttavia, da segnalare il paradosso di questa concezione della bellezza: la donna che doveva assumere ad una funzione pubblica, come l'imperatrice, e che trascurava il proprio aspetto rifiutando qualsiasi tipo di gioiello e belletto era soggetta a critiche spesso meschine, come nel caso di Berta di Sulzbach. Nata tedesca, fu data in sposa all'imperatore Manuele I Comneno per rinsaldare un'alleanza politica in un periodo in cui, a Bisanzio, l'Occidente non era ben visto; i suoi natali stranieri caratterizzano moltissimo la visione che i bizantini avevano di lei e il suo aspetto trascurato, volutamente pio e pudico, suscitò parecchie critiche, poiché non faceva che allontanare il focoso Manuele. Le nobildonne, dunque, erano tenute a curarsi ed abbellirsi, ovviamente nei limiti del decoro.

L'imperatrice Irene

Le donne comuni potevano anche non seguire questo dettame. Per loro la vita era scandita dal matrimonio, dalla cura della casa e dei figli, e dal lavoro, solitamente quello tessile. Lo studio, la filosofia, l'economia erano destinati agli uomini. La donna bizantina era dunque una donna molto simile a quella occidentale di età medioevale, preclusa allo studio e relegata ad una dimensione prettamente casalinga. Le sue virtù più decantate ed apprezzate erano il silenzio (la donna che parlava poco era descritta come un gran regalo per un marito), il timore di Dio, la castità, l'umiltà, il decoro, il senso della misura. A proposito del pudore e della castità, è bene fare una precisazione: come conciliare l'ideale di donna pura, vergine, con la necessità di figli e della riproduzione? La verginità era l'unica via di libertà per la donna, la vergine non dipende da nessun uomo tranne che il Signore, non sporca il suo corpo: la donna costretta a sposarsi ed a procreare può, però, mantenersi casta e pura conducendo una vita semplice, servendo e guidando il marito verso la retta via. I coniugi sono un unico essere vivente, dove il marito conduce la donna come l'anima guida il corpo. Se Gesù, dunque, aveva descritto uomo e donna come uguali, ciò non si riflette negli scritti dei Padri della Chiesa, che da sempre predicarono la superiorità maschile. 
La donna, in conclusione, risplende di luce e di virtù ma mai quanto la luce del sole, caratteristica dell'uomo. La donna è infatti la luna, che brilla e risplende di luce riflessa, quella appunto del sole.

Fonti: Eva Nardi, "Nè sole, né luna. L'immagine femminile nella Bisanzio dei secoli XI e XII", Olschki, 2002




venerdì 8 novembre 2013

La figura femminile nel mondo bizantino (prima parte)

Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dell'impero bizantino, magari a scuola oppure in qualche documentario. Costantinopoli, l'attuale Istanbul, fa parte della nostra storia comune da secoli, molto più di quanto si pensi. Sorta durante il tardo impero romano per volere dell'imperatore Costantino (da qui il nome Costantinopoli, prima ancora Byzantium in latino, da cui Bisanzio), si mantenne baluardo dell'impero romano d'Oriente per secoli, nonché roccaforte del cristianesimo poi, in un'Oriente sempre più stretto nella morsa islamica. Costantinopoli, infatti, cadde in mani ottomane nel 1453 dopo aver resistito per secoli ai vari assedi e assalti, grazie soprattutto alla posizione geografica strategica e difendibile. Nel 1205 cadde in mani crociate e la conquista latina fu terribile per la città, che tornò in mani di una dinastia bizantina soltanto nel 1261.

Questo mondo, che tanto ci sa di esotico e vicino al mondo greco, fu un ponte tra la civiltà latina e la civiltà greca, una società vicina ma anche distante all'Occidente per molti versi: i bizantini si sentivano "romani" (Romei) a tutti gli effetti, sebbene la loro lingua ufficiale fosse più il greco del latino, e sempre questa città si erse come la "nuova Roma" voluta da Costantino, anche quando dell'impero romano d'Occidente, ormai, non esisteva più nulla, proseguendo uno sviluppo pressoché autonomo. La religiosità dei bizantini era profonda e spirituale, sebbene scossa da tumulti che il cristianesimo romano non conobbe fino allo scoppio della riforma luterana (mi riferisco alla lotta iconoclasta che scosse Bisanzio nel VIII secolo). In tutto questo definire la visione dell'universo femminile non è semplice, in quanto le poche fonti a disposizione sono religiose e distanti dal mondo laico, ma il ritratto che ne emerge è delimitabile a grandi linee: i bizantini propugnavano l'idea di una donna pia, devota al marito e alla vita matrimoniale, con una bassa educazione culturale; la donna era per loro, come per tutti i primi cristiani, un essere peccaminoso che aveva condotto l'uomo alla rovina.

L'imperatrice Teodora 

In una società così misogina (eredità del mondo romano), le donne poco potevano fare per affermarsi e rivalutarsi. Ci furono senza dubbio figure degne di nota (Teodora, Irene, Cassia, Anna Comnena), ma tutte fecero molta fatica a staccarsi dall'ideale maschile che le considerava peccaminose, tendenti all'inganno, buone soltanto per la mera funzione riproduttiva. Il matrimonio era, infatti, considerato come un'imposizione sociale alla quale gli uomini non potevano sottrarsi. Bisanzio, insomma, non fu toccata dall'emancipazione femminile che interessò le donne libere e aristocratiche della Roma imperiale. Le donne dunque ricevevano un'istruzione sommaria, poco più che elementare, improntata alla religiosità e al futuro ruolo di madre; Teodoro Studita, monaco e studioso del IX secolo, scrive che la madre si dedicò agli studi e all'apprendimento del Salterio di notte, alla luce della candela, per non infastidire lo sposo e per non trascurare la cura della casa. Gli studi profani potevano compromettere la purezza dell'animo femminile, così fragile e debole. Figure colte come la principessa Anna Comnena erano ritenute un paradosso, un'eccezione.

Il matrimonio, dunque, era la massima aspirazione per queste donne. Le fonti sono scarse e quasi sempre relative a donne di ceto elevato; encomi, elogi funebri, discorsi sono le opere dove il mondo femminile bizantino si affaccia, spesso appena. Si trattava di un'ideale pensato da uomini per piacere gli uomini, le donne che non vi si riconoscevano erano viste come pericolose e, spesso per giustificarle se si trattava di figure nobili, le si associava a qualcosa di "speciale", di "inaudito".

(Fine prima parte)

Fonti:
Enrico V. Maltese, "Dimensioni Bizantine. Donne, angeli e demoni nel medioevo greco", Paravia, 2004
Eva Nardi, "Né sole né luna. L'immagine femminile nella Bisanzio dei secoli XI e XII", Olschki, 2002




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