venerdì 28 febbraio 2014

La donna romana (prima parte)

Il modello tradizionale di donna romana può risultare famigliare, per non dire quanto mai moderno, agli occhi del pubblico che l'analizza: figlia obbediente prima, moglie devota poi e madre in seguito, laboriosa e poco istruita, lontana da occhi indiscreti. Un cliché ben assortito dall'antichità fino a (quasi) i giorni nostri, passando per il Medioevo e l'età moderna. La donna romana offre un arco di studio quanto mai vario e approfondito in quasi tutti gli aspetti della sua vita quotidiana, dalla routine agli aspetti sociali e morali, che è tutt'altro che semplicistico: è vero che la dicotomia donna virtuosa - donna perduta (perché magari di condizione sociale servile oppure adultera) costituiva il grosso della concezione femminile del mondo romano, ma analizzando queste donne si scoprirà che il quadro è molto più complesso. La società romana ci ha tramandato figure di donne altamente istruite e libere di disporre dei loro patrimoni a piacimento, di scegliersi gli amanti e di condurre una vita - quanto mai - emancipata ma, ahimè, tali esempi restano circoscritti all'alta aristocrazia. Delle donne più umili poco si sa, e probabilmente si saprà, e quel poco che conosciamo è legato alla tradizione rurale del mondo italico e, più generalmente, antico (non dimentichiamo che la donna greca era poco più di una schiava e che non si emancipo' mai).  Non dobbiamo dimenticare - tuttavia - che ciò che sappiamo a proposito di queste donne è legato a testimonianze quasi sempre maschili e fortemente critiche nei confronti del mondo femminile, e dunque è necessario soppesare qualsiasi informazione.


Il modello più diffuso di donna romana era, senza dubbio, quello legato alla tradizione arcaica di Roma, rappresentato dalla figura di Lucrezia. La sua sfortunata storia servirà da modello per tutte le generazioni di donne successive: moglie fedele e laboriosa, preferì suicidarsi dopo aver subito uno stupro anziché far vivere il marito nella vergogna. Analogo l'episodio della giovane e bellissima Virginia, uccisa dal padre per preservarne l'onore anziché concederla alle voglie del decemviro Appio Claudio. 
Sin da subito, quindi, la donna romana fu destinata ad una dimensione prettamente casalinga, filando e tessendo; questa sua condizione si evince anche dal sistema onomastico tradizionale, che attribuiva all'uomo nato libero tre nomi (tria nomina), mentre alla donna soltanto due, non avendo diritto alla vita politica. Il nome personale era però sconosciuto agli estranei, come se ciò potesse proteggerle. Non si tratta tanto di misogamia, quanto piuttosto di una consuetudine antichissima, che riconosceva nella differente natura dei sessi la divisione dei lavori. Le donne, dunque, sarebbero escluse dai lavori pubblici e dalla vita militare per la loro natura più fragile. 
Se pensiamo alle donne medievali, possiamo vedere come molti aspetti siano comuni: la donna virtuosa era colei che si nascondeva agli sguardi altrui, che restava fedele al marito ed alla famiglia, che parlava poco. L'abbigliamento più consono era frugale e poco disinibito, per distinguersi dalle prostitute, con un uso moderato di trucco e unguenti; viene subito alla mente il caso di Cornelia, la figlia di Scipione l'Africano, che preferiva adornarsi della virtù dei figli anziché di gioielli e belletti. Cornelia fu importantissima per la formazione e le attività politiche dei due figli Tiberio e Gaio Gracco, entrambi tribuni della plebe e dotati di un eloquio eccellentissimo. Ella fu un caso raro, tuttavia: alcune donne erano abbastanza istruite da poter insegnare ai figli e alle figlie, ma si trattava pur sempre di un numero molto ristretto, relativo all'élite aristocratica o senatoriale, e non sempre vista di buon occhio. Una donna colta poteva, infatti, risultare molto antipatica ad un  uomo come quello romano, abituato a pontificare su tutto e a veder riconosciuta la propria superiorità.


Si trattava, dunque, di una società patriarcale dove tutto ruotava attorno alla componente maschile della società e della famiglia; la donna era poco di un oggetto che passava dalla tutela del padre a quella del marito, sebbene con la fine della Repubblica qualcosa cambiò. Al matrimonio cum manu (da cui deriva  l'atto, oggi perlopiù figurativo, di chiedere al padre la mano della figlia) si passò a quello sine manu, che permetteva alla donna di conservare i suoi beni all'interno della propria famiglia, senza doverli cedere al marito. La trasformazione del rito matrimoniale provocò un movimento all'interno della società: le donne divennero, per la prima volta, libere di disporre dei propri patrimoni, emancipandosi. C'è comunque da sottolineare che le donne potevano divorziare già dall'età arcaica: il matrimonio poteva essere annullato in caso di sterilità o infedeltà della donna, o nel caso venisse a mancare l'adfectio maritalis, cioé la voglia di anche solo uno dei coniugi di vivere assieme. I divorzi divennero così numerosi che Augusto dovette correre ai ripari durante i primi anni del suo principato, imponendo alle donne di divorziare solo dopo aver partorito al marito almeno tre figli.
C'era, però, una specifica categorie di donne che godeva di uno status giuridico tutto particolare. Le Vestali erano le più alte sacerdotesse di Roma, onorate e rispettate, su cui gravava l'incarico di mantenere il focolare della dea sempre acceso e di restare vergini per tutta la durata trentennale del loro mandato. Se scoperte ad avere rapporti carnali, atto che normalmente veniva scoperto a causa di gravidanze oppure avvenimenti infausti per la città, la pena che spettava loro era terribile: condannate ad essere sepolte vive, le Vestali trascorrevano i loro ultimi giorni allontanate dalla sfera dei vivi. A loro si univano le donne "trasgressive" per antonomasia che la storiografia ci ha tramandato, da Clodia (la Lesbia amata da Catullo) a  Messalina, giungendo sino a Giulia, l'amatissima figlia di Augusto costretta poi all'esilio per la sua scandalosa condotta. Queste figure s'impongono come pilastri avversi all'ideale tradizionale di donna romana, una donna come Cornelia o come Ottavia, la sorella di Augusto, fedele al marito anche quando egli la ripudiò per Cleopatra.
Le donne, dunque, era meglio che restassero nell'ombra, senza aspirazioni di potere o particolari ambizioni, tranne che per la sfera casalinga o materna. L'unico modo per aspirare all'emancipazione era seguire un modus operandi tipicamente maschile, e dunque condannabile. La donna esisteva sempre in funzione di un uomo e se provava ad infrangere le barriere del mos maiorum, era concepita come una "donna facile", di infima condizione, corrotta (e in questa lista si annoverano le prostitute, le attrici, le ballerine...) e pubblicamente derisa. Le prostitute, infatti, erano costrette a tingersi i capelli di rosso e ad indossare una veste di lino succinta e trasparente, a differenza dell'abbigliamento classico della matrona, per sottolineare la sua condizione malfamata.
Sembra che alla donna romana spettasse una mera funzione riproduttiva, come sarà per altri secoli a venire. Erano i figli, la vera potenza femminile. Nella sfera privata la moglie non doveva provare piacere fisico durante l'atto sessuale, che spesso avveniva al buio e completamente vestiti, perchè il sesso all'interno della coppia serviva soltanto a procreare. L'amore e la passione erano spesso ricercati altrove, con la differenza che la donna doveva prendere determinati accorgimenti in caso di relazioni extraconiugali, mentre al marito era tutto concesso (fuorché avesse un ruolo passivo nei rapporti omosessuali). La padrona di casa poteva intrattenere relazioni con altri uomini, spesso schiavi, ma cercando di non farlo sapere; per questo motivo spesso si ricorreva agli schiavi domestici, costretti al silenzio. Tuttavia, spesso i mariti chiudevano un occhio e l'unico caso in cui erano davvero intransigenti era la relazione omosessuale tra due donne, percepita e condannata come la peggiore perversione sessuale che una donna potesse avere.

(Fine prima parte)

Fonti:
Francesca Cenerini, "La donna romana", Società editrice il Mulino, Bologna, 2002
Furio Sampoli, "Le grandi donne di Roma antica", Newton Compton,  2003
Alberto Angela, "Amore e sesso nell'antica Roma", Mondadori, Milano, 2012



martedì 25 febbraio 2014

Pompei, il film

Attenzione: questo post contiene anticipazioni sulla trama del film.



Uscito nelle sale italiane la scorsa settimana, il colossal hollywoodiano sull'eruzione più famosa del mondo ha subito attirato la mia attenzione. In molti avete domandato la mia opinione a proposito del film, probabilmente aspettandovi un lungo elenco di errori storici riscontrati durante la visione. 
La realtà è che il film mi è piaciuto molto, soprattutto per il sapiente utilizzo della grafica e degli effetti speciali. La trama non è tuttavia delle migliori, riproponendo il solito cliché dei Romani cattivi, assetati di speculazione, desiderosi soltanto di vedere uomini sgozzarsi nell'arena. Mi sento dunque in dovere di appoggiare la critica del film dello storico Andrea Giardina, il quale ha sottolineato questi aspetti del film e le similitudini con il più noto "Gladiatore" di Ridley Scott (la parte dei combattimenti occupa gran parte del film, ben più dell'eruzione e della storia d'amore tra i protagonisti). 

Non mancano, così, il senatore avido e corrotto, la fanciulla di buona famiglia dall'animo puro e ribelle, i barbari oppressi nel sangue in nome di Roma, i gladiatori costretti a combattere, e a morire, per la propria libertà. Niente di nuovo. Non è mia intenzione discutere sugli errori storici del film in questa sede, ma ricordiamoci (giusto per approfondire un aspetto) che per molti la gladiatura era una scelta, un modo per ottenere fama, soldi, successo e donne (la scena della ricca matrona che paga per ottenere i servigi di Attico è veritiera, poiché le abbienti donne di Roma erano disposte a sborsare grosse cifre per godere della compagnia di un aitante gladiatore, e molte erano anche quelle che instauravano relazioni extraconiugali). Insomma, non tutti i gladiatori erano schiavi e prigionieri di guerra, molti erano trattati come dei veri e propri idoli (come gli aurighi, del resto). Ai tempi della vicenda (79 d.C.) la rivolta di Spartaco e dei suoi seguaci è ormai un lontano ricordo.
Sullo sfondo di tutto incombe l'ombra minacciosa del Vesuvio, che fa mostra di sé già dalle prime scene del film con tutta una serie di vapori e scosse. I Romani non sapevano si trattasse di un vulcano attivo e i locali lo chiamavano amichevolmente "la montagna", traendo numerosi benifici economici dalla terra eccezionalmente fertile che lo ricopriva (è dunque vera l'immagine dei boschi rigogliosi distrutti durante la colata lavica). Veritiera è anche la triste fine dei due amanti, travolti dalla nube incadescente che si riversa sulla città durante le ultime scene del film. Come loro perirono moltissime persone, soffocate dalle esalazioni o bruciate vive. Dagli scavi di Ercolano è emerso che molti persero la vita per lo scoppio della calotta cranica, dovuta all'altissima temperatura raggiunta dall'aria, quindi è un po' inverosimile che i nostri protagonisti siano riusciti a correre industurbati per le vie della città durante l'eruzione, avendo anche la forza di tornare nell'arena per qualche istante. Ma è la magia della pellicola. Vera è anche la pausa durante l'eruzione (che nella realtà durò qualche ora, nel film pochi minuti) che si rivelò una trappola mortale per coloro che tornarono a cercare beni e persone care in città, così come vera è anche la scena del cedimento della caldera del vulcano su sé stessa.
Insomma, un finale lieto in questa vicenda avrebbe probabilmente stravolto il senso del film, ma è bene ricordare che qualcuno riuscì a scappare da quell'inferno e a raccontarlo. Di errori ce ne sarebbero altri, ma è risaputo che la Storia e l'audience spesso non vanno a braccetto. Resta, comunque, un bel prodotto che consiglio a ttuti di vedere. Sia mai che faccia rinascere nell'italico pubblico (invero poco attento al propri beni culturali) l'attenzione per quell'incredibile patrimonio artistico e architettonico che è Pompei. 

venerdì 21 febbraio 2014

Shooting: Alex Golisano Fotografia

Meeting a photographer again after three years? Yeah, it happens. I met Alex Golisano last month for a new shooting, after three years from our last set together.
It has been sooo funny seeing him again and discover nothing changed! We took some medieval and fantasy shots as usual and I tried to do a different hairstyle playing with my braids. The result has been a sort of bavarian/princess Leila hairstyle which didn't want to stay attached to my head. I put several bobby pins to keep them in place but they lasted for some minutes only :( Anyway, people loved it a lot on my Facebook fanpage so it's ok :P

You can visit Alex's Fb page here: https://www.facebook.com/alegolph 

Medieval


Fantasy


Gothic


Bavarian

Shooting: Valeria Forno Photography

Girls do it better. This one has been my first shooting with a girl after such a long time, and I'm really satisfied of these photos! I meet the young Valeria in Turin, to take some gothic, medieval and fantasy shots. Nothing new, you could say, but this was her first medieval shooting and I tried to do all my best to make both of us satisfied. 
And you, what do you think of our shots? ;)

Visit her Fb page here: https://www.facebook.com/ValeriaFornoPhoto

Medieval

Medieval

Medieval

Gothic

Gothic

Butterflies

lunedì 3 febbraio 2014

Roman dress "Gaia"

Hello guys, the end of the month is near and I'm passing these cold winter days sewing a new roman dress.
I found at the local market a beautiful remnant of deep green fabric in synthetic fibres (I think it's polyester) large enough for a dress, and so I bought it with another camouflage fabric. To be honest I wasn't thinking to another roman dress but when I saw the fabric I couldn't resist!

Roman Dress "Gaia" photo DSCF0281_zpsb07b4c26.png
The fabric
To sew this dress you'll need: 
- Fabric 
- Thread 
- Scissor
- A sewing machine, but you can avoid it if you want a more historical look. 

The fabric is soft as silk and the green is simply luscious! I didn't use a pattern so I put the fabric on the floor and I drew by hand the figure of shoulders with a chalk, after measuring my own shoulders. I have a one shoulder tunic already but for this one I wanted something different: I took my inspiration from the Spartacus TV series and I found in the character of  Gaia a nice reference: her dress has a deep V neckline and it's made of light green silk with golden embroidery, and the shape of the cloth seems quite historical.

Gaia
My dress will look like this on the shoulders but the neckline will be less evident and I'll wear a blue tunic as underwear since my fabric is quite see-through. 

The construction of the dress is really simple, so if you're a beginner seamstress like me you won't find it hard. So, after drawing the straps with the chalk I started sewing the hems by hand, finishing them with the sewing machine later for a better look. Then I sewed both sides together and put it on: I'm used to sew clothes a little bit bigger than my real size so I'll have to adjust the dress on my hips in a second moment. 

 photo DSCF0283_zps46531324.png
Particular of the seam
To decorate the shoulders I applied by hand two silver buttons with Medusa's effigy (I'm in love with them!)

Roman Dress "Gaia" photo DSCF0291_zps67d03a09.png
The buttons. 
Keep in mind: don't throw away scraps! You can always use them as ribbons or as decorations for your hair if they're big enough :) I'll use mine for the typical roman hairstyle I use during historical fairs. 
I noticed the dresses displayed in Spartacus have many layers of different fabrics but I find this style more fantasy than roman, even if women from upper classes wore dresses made of rich materials and with vivid colours. I hand stitched a hair comb to keep the veil on my head (don't forget this step if you don't want to lose it when you move, my suggestion is to make a braid and then put the hair comb there - a fake braid is good too). 

Total amount: less than 10€, if you're lucky it's a very low budget project!  

Photo by Franco Russo



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