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Recensione "Danubio Rosso" di Alessandro Defilippi
Mi
è capitato sotto mano il romanzo di Alessandro Defilippi, intitolato
"Danubio Rosso. L'alba dei barbari", edito da Mondadori e facente parte
di una saga curata dal noto Valerio Massimo Manfredi circa la storia di
Roma.
L'ho
notato per la prima volta alla Fnac, troneggiante sullo scaffale delle
offerte. Copertina accattivante, con questo barbaro adorno di pelliccia,
scudo e spada imbrattata di sangue, alla stregua di un gruppo
viking-metal.
Detto
ciò, il libro si presenta corposo, di circa 400 pagine articolate in
diverse parti e aventi come sfondo l'invasione dei Goti del 376 d.C.,
quando questa massa di disperati si riversò, sospinta dagli Unni, lungo
le rive del grande fiume, chiedendo cibo e terre. Argomento a me molto
caro, l'invasione del 376 offre all'autore la possibilità di affrontare
il difficile problema dell'integrazione barbarica nel mondo romano,
poiché l'assimilazione dei barbari all'interno dell'impero fu tutt'altro
che indolore. La scelta dell'imperatore Valente, scellerata per Ammiano
Marcellino, si rivelò in effetti errata, poiché fu frutto, soprattutto,
di una cattiva politica estera e di una pessima gestione della guerra:
il conflitto contro i Goti sarà destinato a durare sei lunghi anni,
sfociando nel disastro di Adrianopoli nel 378.
Attraverso
le gesta del protagonista Batraz, un sarmata, Defilippi ripercorre gli
avvenimenti principali dall'arrivo sul Danubio alla battaglia di
Adrianopoli, senza dimenticare eventi chiave come il banchetto
fraudolento organizzato da Lupicino ai danni degli (ignari) Goti e la
decisione di Valente di sferrare l'attacco senza attendere gli aiuti del
nipote Graziano. Da segnalare anche la diserzione di Marco, soldato
romano abbandonato dai propri connazionali alla prigionia tra i Goti di
Fritigerno e deciso a rivendicare tale abbandono schierandosi dalla
parte dei barbari.
Il
finale del romanzo è ahimè noto, con l'esercito romano sconfitto nella
piana sabbiosa e arida di Adrianopoli, e l'imperatore deceduto senza che
nessuno fosse a conoscenza del vero motivo del decesso (si pensa che
Valente sia caduto da cavallo e ucciso come un soldato qualunque, mentre
altre fonti sostengono sia stato portato, ferito, in un casolare di
campagna poi incendiato dai Goti).
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| La copertina del romanzo |
Voto: 8/10
