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martedì 31 dicembre 2013

Intervista per Ereticamente.net

Lo scorso sabato è uscita l'intervista realizzata per conto di Ereticamente, sito specializzato nella condivisione e diffusione di idee spesso controcorrente. Vorrei ringraziarli personalmente per l'interesse mostrato nei miei confronti, sia come artista sia come studiosa indipendente.

Potete leggere l'intervista completa qui: http://www.ereticamente.net/2013/12/intervista-danielle-fiore.html



Ad ogni modo, vorrei anche ringraziarvi per le 40.000 visite ormai superate al blog! Grazie! 


venerdì 8 novembre 2013

La figura femminile nel mondo bizantino (prima parte)

Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dell'impero bizantino, magari a scuola oppure in qualche documentario. Costantinopoli, l'attuale Istanbul, fa parte della nostra storia comune da secoli, molto più di quanto si pensi. Sorta durante il tardo impero romano per volere dell'imperatore Costantino (da qui il nome Costantinopoli, prima ancora Byzantium in latino, da cui Bisanzio), si mantenne baluardo dell'impero romano d'Oriente per secoli, nonché roccaforte del cristianesimo poi, in un'Oriente sempre più stretto nella morsa islamica. Costantinopoli, infatti, cadde in mani ottomane nel 1453 dopo aver resistito per secoli ai vari assedi e assalti, grazie soprattutto alla posizione geografica strategica e difendibile. Nel 1205 cadde in mani crociate e la conquista latina fu terribile per la città, che tornò in mani di una dinastia bizantina soltanto nel 1261.

Questo mondo, che tanto ci sa di esotico e vicino al mondo greco, fu un ponte tra la civiltà latina e la civiltà greca, una società vicina ma anche distante all'Occidente per molti versi: i bizantini si sentivano "romani" (Romei) a tutti gli effetti, sebbene la loro lingua ufficiale fosse più il greco del latino, e sempre questa città si erse come la "nuova Roma" voluta da Costantino, anche quando dell'impero romano d'Occidente, ormai, non esisteva più nulla, proseguendo uno sviluppo pressoché autonomo. La religiosità dei bizantini era profonda e spirituale, sebbene scossa da tumulti che il cristianesimo romano non conobbe fino allo scoppio della riforma luterana (mi riferisco alla lotta iconoclasta che scosse Bisanzio nel VIII secolo). In tutto questo definire la visione dell'universo femminile non è semplice, in quanto le poche fonti a disposizione sono religiose e distanti dal mondo laico, ma il ritratto che ne emerge è delimitabile a grandi linee: i bizantini propugnavano l'idea di una donna pia, devota al marito e alla vita matrimoniale, con una bassa educazione culturale; la donna era per loro, come per tutti i primi cristiani, un essere peccaminoso che aveva condotto l'uomo alla rovina.

L'imperatrice Teodora 

In una società così misogina (eredità del mondo romano), le donne poco potevano fare per affermarsi e rivalutarsi. Ci furono senza dubbio figure degne di nota (Teodora, Irene, Cassia, Anna Comnena), ma tutte fecero molta fatica a staccarsi dall'ideale maschile che le considerava peccaminose, tendenti all'inganno, buone soltanto per la mera funzione riproduttiva. Il matrimonio era, infatti, considerato come un'imposizione sociale alla quale gli uomini non potevano sottrarsi. Bisanzio, insomma, non fu toccata dall'emancipazione femminile che interessò le donne libere e aristocratiche della Roma imperiale. Le donne dunque ricevevano un'istruzione sommaria, poco più che elementare, improntata alla religiosità e al futuro ruolo di madre; Teodoro Studita, monaco e studioso del IX secolo, scrive che la madre si dedicò agli studi e all'apprendimento del Salterio di notte, alla luce della candela, per non infastidire lo sposo e per non trascurare la cura della casa. Gli studi profani potevano compromettere la purezza dell'animo femminile, così fragile e debole. Figure colte come la principessa Anna Comnena erano ritenute un paradosso, un'eccezione.

Il matrimonio, dunque, era la massima aspirazione per queste donne. Le fonti sono scarse e quasi sempre relative a donne di ceto elevato; encomi, elogi funebri, discorsi sono le opere dove il mondo femminile bizantino si affaccia, spesso appena. Si trattava di un'ideale pensato da uomini per piacere gli uomini, le donne che non vi si riconoscevano erano viste come pericolose e, spesso per giustificarle se si trattava di figure nobili, le si associava a qualcosa di "speciale", di "inaudito".

(Fine prima parte)

Fonti:
Enrico V. Maltese, "Dimensioni Bizantine. Donne, angeli e demoni nel medioevo greco", Paravia, 2004
Eva Nardi, "Né sole né luna. L'immagine femminile nella Bisanzio dei secoli XI e XII", Olschki, 2002




domenica 1 settembre 2013

Recensione "La morte nera. Storia di un'epidemia che devastò l'Europa nel Trecento" di John Hatcher.

Ho letto questo libro lo scorso anno e soltanto ora mi rendo conto di non averlo ancora recensito. L'argomento non è dei più felici quindi se siete impressionabili tappatevi le orecchie. Oggi si parla di peste, un flagello che ha colpito l'umanità nei secoli addietro con una crudezza silenziosa, ma letale. Il libro di John Hatcher ci riporta indietro nell'Europa del Trecento, un'Europa che si sta avviando verso l'età moderna ma ancora fortemente legata al mondo tipicamente medioevale, un'Europa in transizione, che senza l'epidemia probabilmente non sarebbe diventata ciò che oggi leggiamo nei libri di storia. Il contagio, infatti, distrusse la società d'allora e ne creò una completamente nuova. 
Studiando le vicissitudini di un piccolo paesino di Walsham nel Suffolk, Inghilterra, John Hatcher traccia le linee - locali e mondiali - della portata del contagio, dal 1347 in avanti; la sua indagine viene portata avanti da un personaggio fittizio, Master John, che analizzando svariate figure del villaggio porta questo libro a metà tra il saggio storico e il romanzo. Per quanto l'argomento lo permetta, una lettura stuzzicante e molto piacevole. 

La peste giunse in Europa dall'Asia, e tra il 1346 e il 1353 colpì tutta questa porzione di continente. La popolazione era inerme, povera o ricca, e impreparata. Nessuno si aspettava una nuova epidemia, dato che l'ultima volta la peste si era affacciata in Europa nel V secolo d.C. Il contagio si abbatté sulle coste italiane (precisamente siciliane) portate da dei commercianti genovesi in fuga da Caffa in Crimea e fu favorito dalla crescita demografia avvenuta tra il 900 e il 1300, con l'allargarsi delle città; a dire il vero, gli anni precedenti allo scoppiare dell'epidemia non erano stati dei più felici, tra carestie e malattie di vario tipo. Il batterio Yersinia Pestis giunse cullato dalle navi europee e una volta sceso a bordo, iniziò la sua operazione letale, dirigendosi poi verso Nord: oggi sappiamo che il vettore della peste è il morso della pulce che alberga sui topi, ma all'epoca nessuno riusciva a trovare la causa del contagio. Si accusarono gli ebrei, le streghe, si fecero processioni religiose per invocare l'aiuto divino, ma nulla accadde. Molti furono anche quelli che decisero di vivere la vita minuto per minuto, sperperando denari in taverne e bordelli. 
Le pessime condizioni igieniche delle città (delle vere e proprie fogne a cielo aperto), la cattiva igiene personale e delle abitazioni, il contatto prolungato con gli animali e le arretrate conoscenze mediche favorirono l'epidemia e furono fattori da non sottovalutare. Era un mondo dove ci si lavava poco perché si credeva che il lavaggio potesse veicolare malattie (o, forse, perché la Chiesa degli esordi andò a predicare contro la cura del corpo tipica del mondo romano, definita immorale?), dove le case erano spesso sudicie e dove i topi potevano scorrazzare  liberamente. 

La manifestazione del morbo avveniva, normalmente, tra i 2 e i 7 giorni e non lasciava scampo. Al giorno d'oggi si conoscono tre forme di peste (bubbonica, polmonare  e setticemica) ma fu la prima a mietere vittime: i bubboni non erano altro che linfonodi gonfiati, purulenti e dolorosi, spesso accompagnati da febbre alta e deliri. I medici fuggivano perché incapaci di capire le ragioni del morbo. Le conseguenze furono devastanti: il numero dei morti era talmente alto che non si riusciva a dare a tutti una degna sepoltura, spesso senza estrema unzione, e s'iniziò presto a seppellire i cadaveri in fosse comuni. Il mondo sembrava davvero piombato nel caos. 
Tuttavia, a lungo termine, la peste ebbe degli effetti positivi: il numero degli operai era diminuito, la manodopera era rara e ricercata, e gli uomini ne approfittarono per chiedere salari più alti; in molti divennero proprietari di terreni lasciati incolti o sfitti, qualcosa insomma si mosse in una società immobile da secoli. Chi era sopravvissuto (gli immuni o i superstiti furono molto pochi) dovette aspettare molto tempo prima di riprendere la normale routine quotidiana: era un mondo nuovo, uno scenario diremmo oggi post-apocalittico, un mondo che andava ricostruito da zero. 

Se volete conoscere le radici dell'Europa moderna, non potete ignorare la peste. Non potete ignorare neppure le sue manifestazioni successive, basti pensare alla famosa epidemia del 1630 che colpì l'Italia e che è stata immortalata per sempre dal nostro Manzoni. 

sabato 8 giugno 2013

Recensione: "Le grandi donne di Roma antica" di Furio Sampoli

Non c'è molto da dire su questo libro. Coinvolgente, critico, appassionante, specifico: questo è il succo del volume di Furio Sampoli, scrittore e biografo di Roma antica. L'ho acquistato mossa dalla tematica e dalla foto di copertina, poiché mi piaceva molto la posa e la gioielleria indossata dalla modella (ebbene sì, sono un po' frivola alle volte) e il prezzo era davvero conveniente.
Edito da Newton Compton, il volume si presenta come una breve raccolta delle esistenze, dei vizi e delle virtù delle personalità femminili che hanno caratterizzato la storia e il volto dell'antica Roma, partendo da Rea Silvia, la madre di Romolo e Remo, e giungendo a Galla Placidia, la figlia dell'imperatore Teodosio il Grande, passando per Cornelia, Cleopatra, Livia Drusilla, Messalina, Poppea, Agrippina. Un ritratto appassionato di queste donne, spesso denigrate dalla storiografia loro contemporanea o successiva, una storiografia spesso e volentieri fatta da uomini per soli uomini. La maggior parte di esse viene descritta come corrotta, lussuriosa, viziata, egoista: la verità, non la sapremo mai. Leggendo le parole di Sampoli emerge un volto più umano di queste figure, figlie di tempi in cui essere donna non era affatto facile, tempi in cui la seduzione, la bellezza, la caparbietà erano considerate le sole armi a disposizione del genere femminile per farsi strada in un mondo misogino. Dall'altro lato le virtù elogiate di Lucrezia, Cornelia, Elena, mogli e madri irreprensibili che daranno  anche la vita per i loro figli e la causa di Roma. 


Un libro da leggere in ogni occasione, prima di andare a letto o (data la stagione) in vacanza, in treno o a casa, magari sdraiate al sole, un saggio assolutamente da esibire sul vostro scaffale se amate il genere e l'argomento. L'unica pecca, forse, è l'elenco di nomi e avvenimenti che possono risultare estranei a un lettore del tutto ignaro della storia di Roma. 

Voto: 8,5/10 

lunedì 25 marzo 2013

Frammenti di Roma...

La primavera (almeno a livello di calendario) dovrebbe essere arrivata e, invece, su Torino aleggiano nuvole cariche di pioggia che sanno ancora di inverno...Pensiamo quindi a qualcosa che ci faccia stare bene nell'attesa che il desiderato sole arrivi!
Ogni nuovo post sta iniziando con una carrellata di ringraziamenti, dato che ad ogni mia entrata sul blog c'è sempre qualcosa di nuovo: ho superato le 21.000 visite in poco più di un anno dalla creazione del blog (ottobre 2011) e con immenso piacere ho scoperto che il mio post sul romanzo "Le idi di Marzo" di Manfredi ha superato le 1.020 letture! Sono senza parole, grazie! Il merito è tutto vostro! Vorrei essere più presente su questo blog ma la mia testa è altrove attualmente...complici anche le miriadi di fotografie che devo caricare sul mio DeviantArt (per chi volesse curiosare, mi trovate qui). 

Siamo ormai al 25 Marzo e porto con me delle succose novità. Venerdì 5 aprile terrò a Chieri (TO) la mia prima conferenza in qualità di dottoressa, grazie alla disponibilità dell'associazione Amici della Lucania che mi ha permesso di partecipare. L'evento è gratuito e si terrà in sala della Conceria, via della Conceria 2 (proprio accanto al comune); dalle ore 21.00 si susseguiranno diversi interventi di docenti e poeti, tra cui ci sarò anche io con una relazione sulle origini storiche del popolo lucano, soffermandomi (c'erano dubbi?) sui loro difficili rapporti con le popolazioni vicine quali Brettii e Romani. Sarà un intervento breve ma intenso, come si suol dire, dato che saremo in molti ad esporre e deve esserci spazio per tutti.

Sempre in tema romano, vorrei ringraziare anche tutti quelli che su Facebook mi hanno contattato per sapere come avrei celebrato la giornata delle Idi (per chi non fosse pratico di Storia, vi rammento che è la giornata dell'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C.). A dire il vero, non mi aspettavo un tale afflusso di domande e non posso che dirmi lusingata per tutto il vostro interesse! Avrei voluto realizzare qualcosa per ricordare l'evento ma il mal tempo non me ne ha dato possibilità. Resta che sì, avrei desiderato riscontrare più interesse sul web per tale avvenimento ma mi rendo conto che non tutti condividono la mia stessa passione.

Dopo tutta questa introduzione, posso ora passare al tema principale del post: il mio ultimo soggiorno a Roma! E' stata un'esperienza bellissima come ogni volta, visitare le rovine trasmette sempre una grande emozione. 
Ho avuto come guida turistica la bravissima illustratrice Florentina Gloria, dopo tanto tempo finalmente ci siamo incontrate!

Traiano photo DSCF0130blog_zpsd0f8bb08.png

Non mi sento di farvi il racconto storico-archeologico di ciò che ho ritratto nelle mie fotografie puramente turistiche, oltre alle classiche mete Colosseo - Circo Massimo - Altare della Patria ho potuto percorrere stradine mai viste prima, spuntando proprio all'altezza di ciò che resta del Teatro di Marcello.

Teatro di Marcello photo DSCF0112blog_zps5e19dfeb.png


Il centro storico di Roma rappresenta un'infinita fonte di reperti e di tracce del nostro passato, ma oltre ai monumenti più imponenti ce ne sono molti altri più piccoli, che spesso passano del tutto inosservati e che aspettano di essere notati da un occhio attento. Parlo di questo arco, nascosto in una viuzza proprio dietro la centralissima via dei Fori Imperiali: l'arco di Giano al Velabro. Il suo nome non fa riferimento al dio Giano ma piuttosto alla parola ianus, che segnalava un passaggio coperto. Accanto potete ammirare la piccola chiesa di San Giorgio e poiché in essa ci sono moltissimi frammenti di un'iscrizione proveniente dall'arco che inneggiano alla sconfitta di un tiranno da parte di un imperatore, alcuni pensano che quest'arco non fosse altro che intitolato a Costantino, per celebrare la sua vittoria sull'usurpatore Massenzio.
Insomma, Roma è sempre fonte di grandi scoperte ma bisogna spesso andare al di là delle "grandi rotte" turistiche.

Giano al Velabro photo IMG_0144blog_zpsfee43380.png


Il nostro giro non si è ovviamente concluso qui, è proseguito fino a Piazza del Popolo dove siamo stati quasi travolti dalla folla di tifosi del Borussia. Dal giorno successivo la zona è stata colpita da piogge molto forti che ci hanno costretto a rimanere tappati in casa almeno fino alla domenica :( Mancano ancora alcune cose al mio "repertorio da turista" che spero di poter vedere al più presto 

sabato 26 novembre 2011

Barbari e romani, dominatori e sudditi

Questo articolo lo scrissi due anni fa per il sito di modelle "modelleperlastoria", oggi non più online. L'argomento del set fotografico era il rapporto tra barbari e romani, interpretato in prima persona da me nei duplici panni di prigioniera.


Un copione letto ed analizzato da storici, archeologi, scrittori e registi su cui si sono gettati fiumi d'inchiostro nel corso dei secoli. Ma qual è stata l'essenza di questo rapporto problematico che ha caratterizzato una delle civiltà dominanti del mondo antico accompagnandola dalle origini siano alla sua, straziata, fine?
Generalmente, la storiografia ha identificato i barbari quali i veri responsabili della caduta dell'impero Romano, accusando le loro scorrerie all'interno dei confini e la loro fame di ricchezza che li istigava al saccheggio ed alle violenze, senza tuttavia cercare di indagare a fondo quali potessero essere le cause di questa inimicizia verso Roma. Innanzi tutto, non bisogna tralasciare che Roma, quando e dove possibile, preferiva cedere alle trattative diplomatiche anziché alla coercizione e che l'arrivo dei barbari nell'impero non fu una migrazione violenta, ma un movimento di uomini, donne, anziani e bambini disperati che scappavano dalla fame ed aspiravano a divenire parte dello splendore che l'Urbe rappresentava. I barbari indubbiamente contribuirono al declino di Roma sul finire del V secolo, ma agirono tutto sommato in buona fede per tentare di divenire parte della superiore civiltà romana. Se poi non vi riuscirono, questo è dipeso dal corso degli eventi.
Lo scopo del set fotografico realizzato nel settembre 2009 sulle colline di Superga, sopra Torino, era tentare di riportare alla luce quello che fu il drammatico incontro tra due culture completamente differenti, la romana e la barbara, in questo caso impersonata dalla fotomodella Danielle Fiore in un abito di foggia celtica verde brillante, volto a simboleggiare anche il contatto che queste popolazioni straniere a Roma avevano con la natura. Danielle, che nella vita studia proprio storia romana, si è così calata nei panni della sacerdotessa barbarica rapita e portata a Roma in catene (anche se durante il set si sono utilizzato delle più semplici corde) da due legionari, interpretati da Alex Cunsolo e socio, responsabili del sito "Modelle per la Storia". Il set si è volutamente snodato in due parti, amalgamate tra loro dal lavoro del fotografo Dr Fatso, e che dividono perfettamente la storia in due momenti: il ratto della sacerdotessa, dapprima protetta da un armigero (impersonato dal musicista Haron Wolf) e poi scovata all'interno del suo bosco sacro e trascinata via, verso la prigionia. Prima di giungere a Roma, tuttavia, sul sentiero in terra straniera ecco sopraggiungere un secondo barbaro (lo stesso Dr Fatso), che armato di pugnale e scudo tenta di liberare la donna dalle grinfie dei Romani. Tentativo inutile.
La seconda parte della nostra storia si riapre in un'immaginaria collina che si affaccia su Roma, dove la sacerdotessa abbandona il suo semplice abito verde per indossarne uno arancione dal taglio più ricercato - da matrona. Scopriamo così che la barbara Danielle è stata adottata dal centurione Alex che, con fare estremamente orgoglioso, le mostra i terreni della sua proprietà. E lei, nei suoi nuovi panni di Flavia Valeria, non può che osservare compiaciuta. Un tentativo di integrazione andato a buon fine, dunque.
Se la storia si fosse mossa come gli eventi narrati in questo romanzo, forse il passaggio dal mondo romano ai regni romano-barbarici, e il conseguente medioevo, sarebbe stato meno traumatico (mi si conceda questo riferimento, seppur breve, alla "if history").

- Articolo realizzato per il sito www.modelleperlastoria.net - 

giovedì 24 novembre 2011

Insieme...da 1500 anni

Credo che la foto si commenti da sola. Si tratta di un ritrovamento archeologico in una necropoli nei pressi di Modena, a dir poco entusiasmante: una coppia, adulta, sepolta assieme mano nella mano. Una rarità considerando la prassi sepolcrale dell'epoca, ma indubbiamente piena di fascino. E tenerezza. L'amore, quello vero, dura per sempre.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/11/23/foto/uniti_per_sempre-685309/3/

lunedì 21 novembre 2011

Recensione del romanzo "L'arciere del re" di Bernard Cornwell

Chi è appassionato di romanzi storici conoscerà sicuramente Bernard Cornwell, profilico autore anglosassone dalla penna facile e direi immediata. Ho letto due dei suoi romanzi, e ne sono rimasta completamente affascinata: sto parlando de "L'arciere del re" e del "Cavaliere nero". Mi manca purtroppo il terzo volume di questa saga dedicata alla ricerca del santo Graal, cioè "La spada e il calice", ma vedrò di procurarmelo.

Si tratta di una saga appunto, che vede come protagonista l'arciere Thomas di Hookton nel primo periodo noto come "guerra dei Cent'anni" (1342-1346). Thomas parte dall'Inghilterra per approdare in Francia combattendo come arciere per vendicare la morte del padre ma, soprattutto, la depredazione della lancia di san Giorgio custodita nel tetto della chiesa del suo villaggio natio, di cui il padre era prete (sì, Thomas era figlio illegittimo). A capo di questa spedizione francese c'è un personaggio misterioso, di nome Harlequin. 

Thomas inizia così a viaggiare per la Francia in un territorio ostile agli inglesi, costellato da insuccessi militari incessanti. Gli inglesi riescono a conquistare il villaggio di la Roche - Derrien (dove Thomas inizia una travagliata relazione con Jeanne, la contessa di Armorica) e dopo essere fuggito all'assedio di Caen, re Enrico d'Inghilterra è costretto ad accettare lo scontro. Siamo nei pressi di Crécy, l'ultimo atto del libro. Si tratta della battaglia in cui si manifestò la superiorità degli arcieri inglesi sulla cavalleria francese. Tra i francesi c'è di nuovo l'Harlequin che, come Thomas scopre, brandisce la lancia di san Giorgio credendosi invincibile: secondo la leggenda, infatti, la lancia donerebbe invincibilità a chi la possiede, rendendo la missione di trovare il santo Graal un dovere per ogni buon cristiano. Durante la battaglia, Thomas trova la lancia ma l'Harlequin è ancora vivo e potrebbe essere il possessore del Graal.
Da qui parte una nuova avventura per Thomas, che si porterà al seguito la moglie francese Leonore. Sopravviverà al massacro di Crécy, ma non tutti saranno fortunati come lui: il suo capitano, William Skeat, riceverà un brutto fendente alla testa poco dopo esser stato nominato Sir.

Il secondo libro è incentrato sulle vicende di Thomas a proposito del santo Graal e della sua ricerca,  e presenta la belle Leonore incinta del nostro eroe.

Personalmente, il primo libro mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in pochissimi giorni nonostante le numerose pagine (la mia edizione ne conta quasi 400), e mi ha appassionato soprattutto per la perfetta ricostruzione storica della battaglia di Crécy. Cornwell non ha lesinato i particolari anche più macabri, come gli stupri sulle donne e gli aspetti più sanguinolenti della guerra. Lo consiglierei però ad un pubblico non troppo sensibile a certi aspetti, non necessariamente solo maschile, tuttavia.

Voto: 8/10

sabato 19 novembre 2011

Recensione del ciclo "Il romanzo delle crociate" di Jan Guillou

Sono anni che ho letto questi libri, e ancora oggi troneggiano felici sulla mia libreria, sempre in prima fila. Sì, perché era pressoché il 2004 quando acquistai il primo volume di questa fortunatissima saga creata dallo scrittore svedese Jan Guillou, e composta di ben 4 libri. 

Recensirli uno per uno mi sarebbe difficile, quindi accontentatevi di un résumé generale: il ciclo racconta la storia del giovane Arn Magnusson, cresciuto dai monaci e da subito eccelso guerriero. Poco più che 18enne, Arn si innamora della bella Cecilia dai capelli rossi e dal canto sublime. Si innamorano, sono giovani, Cecilia resta presto incinta e commette l'errore di confidare il suo stato alla sorella Katrina, chiusa in un monastero. Per timore di restare in convento per sempre essendo la sorella maggiore, Katrina spiffera il segreto al padre. La pena è esemplare per entrambi i giovani: 20 anni in Terrasanta per Arn e 20 anni in convento per Cecilia. 





Scendono qui in campo il secondo e il terzo volume: Arn combatte contro il Saladino e Cecilia, dopo aver messo al mondo il piccolo Magnus, resiste ai soprusi subiti nel monastero dall'ostile badessa Rikissa. Ma, in suo aiuto, corre il fato: al convento di Gudhemn giunge un'altra Cecilia, detta Blanka per i capelli biondi, destinata a diventare regina se il suo promesso sposo vincerà nelle lotte civili che stanno insanguinando la Svezia. Vincerà, Cecilia Blanka diverrà regina e Cecilia Rosa uscirà per sempre dalle mura del convento che aveva retto dopo la morte di Rikissa. 


I due innamorati si ritroveranno, e avranno tempo di vivere assieme la loro unione deliziati dall'arrivo di una bambina, che Arn chiama Atte. Ma Arn e Magnus sono destinati a perire nella grande battaglia per il destino della Svezia, che apre il quarto e ultimo libro, dedicato alla storia di Birger Magnusson, nient'altro che il nipote di Arn.



Il quarto volume non l'ho trovato all'altezza dei precedenti, per quanto la linea narrativa sia sempre la stessa. Troppe le descrizioni delle battaglie, che per un lettore italiano possono risultare noiose. Resta che la collana ha ottenuto un successo strepitoso a livello editoriale, da cui è stato tratto anche un bel film intitolato "Arn, l'ultimo templare". La ricostruzione storica l'ho trovata eccellente soprattutto nei particolari delle abitazioni e dei monasteri. Jan Guillou si è dimostrato a suo agio nel ruolo di narratore, coinvolgendo ed emozionando i suoi lettori.




Voto complessivo: 8/10

mercoledì 16 novembre 2011

Recensione del romanzo "Danubio Rosso" di Alessandro Defilippi

Riposto in homepage uno degli articoli che più avete letto ed apprezzato :)

Recensione "Danubio Rosso" di Alessandro Defilippi 

Mi è capitato sotto mano il romanzo di Alessandro Defilippi, intitolato "Danubio Rosso. L'alba dei barbari", edito  da Mondadori e facente parte di una saga curata dal noto Valerio Massimo Manfredi circa la storia di Roma. L'ho notato per la prima volta alla Fnac, troneggiante sullo scaffale delle offerte. Copertina accattivante, con questo barbaro adorno di pelliccia, scudo e spada imbrattata di sangue, alla stregua di un gruppo viking-metal. Detto ciò, il libro si presenta corposo, di circa 400 pagine articolate in diverse parti e aventi come sfondo l'invasione dei Goti del 376 d.C., quando questa massa di disperati si riversò, sospinta dagli Unni, lungo le rive del grande fiume, chiedendo cibo e terre. Argomento a me molto caro, l'invasione del 376 offre all'autore la possibilità di affrontare il difficile problema dell'integrazione barbarica nel mondo romano, poiché l'assimilazione dei barbari all'interno dell'impero fu tutt'altro che indolore. La scelta dell'imperatore Valente, scellerata per Ammiano Marcellino, si rivelò in effetti errata, poiché fu frutto, soprattutto, di una cattiva politica estera e di una pessima gestione della guerra: il conflitto contro i Goti sarà destinato a durare sei lunghi anni, sfociando nel disastro di Adrianopoli nel 378. Attraverso le gesta del protagonista Batraz, un sarmata, Defilippi ripercorre gli avvenimenti principali dall'arrivo sul Danubio alla battaglia di Adrianopoli, senza dimenticare eventi chiave come il banchetto fraudolento organizzato da Lupicino ai danni degli (ignari) Goti e la decisione di Valente di sferrare l'attacco senza attendere gli aiuti del nipote Graziano. Da segnalare anche la diserzione di Marco, soldato romano abbandonato dai propri connazionali alla prigionia tra i Goti di Fritigerno e deciso a rivendicare tale abbandono schierandosi dalla parte dei barbari. Il finale del romanzo è ahimè noto, con l'esercito romano sconfitto nella piana sabbiosa e arida di Adrianopoli, e l'imperatore deceduto senza che nessuno fosse a conoscenza del vero motivo del decesso (si pensa che Valente sia caduto da cavallo e ucciso come un soldato qualunque, mentre altre fonti sostengono sia stato portato, ferito, in un casolare di campagna poi incendiato dai Goti). 
La copertina del romanzo
Un'ottima prova per questo autore, che non fa mistero di essersi avvalso dell'aiuto, e dell'amicizia, di Alessandro Barbero, noto docente all'Università del Piemonte Orientale. L'unica nota è, forse, l'aver seguito più il cuore che la ragion di stato, nel senso che il fulcro del romanzo è chiaramente pendente a favore dei Goti (lo si capisce in particolar modo dal ritratto offerto di Fritigerno, descritto come un re giusto, e dalla figura di Marco. Valente appare come un burattino nelle mani del monaco Ertegul, forse il vero pianificatore delle sue scelte politiche), ma di certo non si può biasimare il buon autore. In situazioni come queste, ognuno è libero di schierarsi dalla parte che preferisce. Personalmente, ho sempre tenuto le difese dei Romani (e qui Ward-Perkins e le sue teorie mi hanno illuminato), ma è un altro discorso. Resta che questo è un romanzo consigliatissimo, di piacevole lettura, ottimo nei dialoghi. Dimenticavo: non poteva mancare la storia d'amore tra Batraz e la sfortunata Leimeie, donna coraggiosa e pronta a sacrificarsi per l'uomo che ama.

Voto: 8/10

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