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mercoledì 8 febbraio 2017

5 basic tips to work with velvet (and cousins!)

Velvet. The king of fabrics. Really, velvet is from centuries one of the materials connected to royalty and richness with its soft pile and incredible texture. But - for us dressmakers - how velvet can turn into a nightmare our sewing project? Many times, trust me. It happens to experienced seamstresses too so no worries! In this little guide I'll explain you some tips to work with velvet (and cousins - like crushed or stretch velvet) and 
If you're here, I'm sure you probably faced the problems related to velvet so let's get started.

Crushed/panné velvet

Silk velvet


1. Stay calm.
Sewing with velvet can be hard but it's not impossible. First of all, you must keep in mind you're working with an expensive fabric (as silk) so think twice before cutting. Do all the mock ups you need, take all your time but stay calm. Hurry can be your worst enemy. If you want to serge your velvet make a try on some scraps before proceeding: not every velvet type is serger-friendly. 

2. Forget your iron
Don't miss this step! Your iron can ruin your fabric irremediably. The heat can damage and burn the pile of velvet so use your iron always on the wrong side on the fabric, avoiding to touch it; some steam may be used but be careful to don't touch the pile.



3. Clean your workspace
Velvet doesn't fray easily but it leaves lot of small, fluffy balls. Breathing these balls can be a problem for your health so always keep your vacuum near and clean your working space often. Wearing a mask can be useful too. 

4. Pay attention to nap/pile
This is the  most important step, in my opinion. A garment sewn with two different naps scream homemade (remember: your creations must look handmade and not homemade, these are two different things) but  this mistake can be easily avoided paying a little of attention. The nap is the direction of the pile, which can run up or down; usually, the nap running down gives to the garment a darker, richer tone. There's not a general rule (up or down is the same) but the important is to cut the pieces in the same direction: this may require extra yardage so check out the instructions on your pattern envelope.



5. Hem by hand when possible
Velvet may stretch a little, especially on edges, and it can roll on the inside. This counts especially for crushed and stretch velvet. Hemming your garments by hand is a good solution to control stretching: bias tape could work good for this purpose, using a hemming stitch on the inside. Never leave your hems raw! 

martedì 15 novembre 2016

Come arricciare un tessuto - Tutorial di cucito

Avete presente quelle piccole, simmetriche, arricciature che troviamo spesso nei nostri abiti, ad esempio nelle maniche o nelle gonne? Bene, in questo tutorial vedremo come imparare a realizzarle con la nostra macchina da cucire, a casa e con tranquillità. 

Prima di iniziare, assicuriamoci di avere a portata di mano:
- Stoffa
- Filo 
- Forbici
- Appositi piedini

Le arricciature possono essere realizzate in due modi: con il piedino o senza. Il procedimento con il piedino è spiegato in maniera dettagliata nel mio video tutorial, che trovate su Youtube:


Ed ecco il piedino: 



Utilizzarlo è davvero semplice: dopo aver rimosso il piedino standard con l'apposito cacciavite dato in dotazione inseriamo l'increspatore e posizioniamo la stoffa in modo che combaci con l'estremità destra del piedino; dopo aver aumentato la tensione del filo possiamo iniziare a cucire. Et voilà! 

Se invece non possediamo un piedino c'è una valida alternativa: aumentiamo la tensione del filo e la lunghezza del punto, raggiungendo la lunghezza massima consentita dalla nostra macchina, cuciamo e distribuiamo le arricciature tirando con delicatezza i fili. Otterremo un risultato molto simile a questo: 


Il consiglio è lasciare una coda molto lunga sia all'inizio sia alla fine della nostra cucitura.
Ora non vi resta che provare e far pratica! Per qualsiasi dubbio o curiosità lasciate un commento qui o sul mio canale Youtube! 







giovedì 11 febbraio 2016

Taglia e cuci Singer 14SH654: domande e risposte

La taglia e cuci. Chi, appassionata o meno di cucito, non ne ha mai sentito parlare? Quel macchinario con tutti quei fili, la lama, che corre veloce...a prima vista può spaventare ma vi assicuro che la taglia e cuci non è quel mostro che sembra. In questo video tutorial sul mio canale Youtube ho cercato di spiegare le basi di questo macchinario, partendo dall'infilatura a tre fili. Personalmente non utilizzo quasi mai i quattro fili (di conseguenza i due aghi) perché preferisco effettuare la prima cucitura a macchina e poi rifinire in un secondo momento. Perché? Perché la cucitura a macchina mi permette un certo margine di errore, che con la TC non c'è. Ma andiamo con ordine. 

               

Cos'è una taglia e cuci? 
La taglia e cuci (che abbrevierò TC) è nient'altro che un macchinario che taglia, cuce, e rifinisce in un solo passaggio le nostre creazioni, donando loro un aspetto molto più professionale rispetto alla solita rifinitura a zigzag. Essa è quindi un prodotto essenziale per chi vende online i propri lavori e vi assicuro che una volta provata, non ne potrete fare a meno.
Si tratta di un macchinario complementare alla macchina da cucire (con una TC non potete attaccare cerniere o bottoni) e funziona ad una velocità maggiore...occhio alle mani!

Come funziona? 
Il funzionamento è molto semplice. La lama sistemata accanto al vostro piedino rifinisce i tessuti tagliando l'eccesso, che ricadrà alla nostra destra. Il mio modello non ha un vano raccogli-rifiuti ma in commercio ci sono davvero molte marche che lo forniscono in dotazione: in questo modo non dovrete preoccuparvi di raccogliere i vostri scarti a termine della cucitura.
Per infilare la macchina bisogna seguire il percorso indicato dai colori e le istruzioni riportate sul manuale (nel video vi spiegherò tutto). Regolate le tensioni esattamente come fate con la macchina e siete pronte a partire. Quando avete finito di cucire non tagliate la catenella finale, lasciate un 5-10 cm di avanzo per poterla "incastrare" nella cucitura appena realizzata con un ago dalla cruna molto grossa e possibilmente senza punta.

TC in azione sullo chiffon 

Posso usare i fili della macchina da cucire?
Certo, se di ottima qualità e resistenti. La TC consuma molto più filato rispetto ad una macchina standard quindi è bene munirsi di coni molto grandi (i miei sono pure esagerati  ma li ho trovati in super offerta in merceria...come non approfittarne!) per non restare a secco nel mezzo del nostro lavoro! Si tratta però di filati un po' più cari e all'inizio vi consiglio di accontentarvi della classica combo filo bianco e filo nero; con il tempo potrete ampliare il vostro magazzino di filati ed abbinare i colori. Il bello della TC è anche poter giocare con i fili, realizzando cuciture esterne contrastanti.

Si possono fare gli orli?
La vostra bella TC è perfetta per realizzare orli arrotolati e decorativi. Avete presente quegli orli piccolini che vedete spesso sui capi acquistati in negozio (sciarpe, foulard, gonne molto leggere, abiti in chiffon e/o organza...)? Ecco, quello è l'orlino arrotolato che potete realizzare voi stesse, dando sicuramente un tocco in più ai vostri capi. Lo uso moltissimo, anche sui costumi fantasy: permette di ottenere una bella rifinitura senza dover ricorrere all'orlo normale, risparmiando molto tempo. Attenzione però: l'orlo arrotolato non può essere eseguito sui tessuti pesanti (video tutorial coming soon...)

Un esempio di orlo arrotolato a TC su organza



...E le curve?
Le curve. La TC non  ha molto margine di errore. Una volta tagliato, è tagliato per sempre. Le curve possono rappresentare un problema, specialmente se usiamo la macchina da poco. Bisogna sempre tenere la stoffa dritta, anche in presenza di una curva, ma non è un meccanismo che si spiega bene a parole: è molto più semplice vedere il procedimento dal vivo.

Ne ho davvero bisogno?
Sì, se cucite regolarmente e volete vendere le vostre creazioni. Anche l'occhio vuole la sua parte e l'interno merita di essere curato come l'esterno, soprattutto ad un certo livello della vostra carriera sartoriale :) A breve caricherò un video nel quale vi mostrerò le differenze tra una cucitura a zigzag e una a TC.


E voi? Avete ancora paura di quel mostro-a-quattro fili-due-aghi-mangia-spolette? Ne possedete una o vorreste acquistarla? Fatemi sapere le vostre opinioni!







giovedì 24 dicembre 2015

Un abito da Southern Belle (1850-1860)

Qualche post fa, vi ho raccontato del mio ultimo abito in stile vittoriano, descrivendone un po' la storia e la costruzione. Non è mia abitudine scrivere i post relativi ai costumi in italiano (ebbene sì, il pubblico raggiunto sarebbe assai più ristretto) ma per questo abito ho deciso di fare un'eccezione. In Italia, purtroppo, la divulgazione in merito a certi argomenti è assai limitata ed è spesso circoscritta alla lingua inglese, quindi spero di poter essere utile. 
Prima di iniziare, vi lascio il link alla versione inglese dell'articolo, dove troverete le varie foto della costruzione e alcuni scatti realizzati con l'abito indossato (che non pubblico qui per evitare ripetizioni). Se avete qualche domanda in merito, lasciate un commento e vi risponderò quanto prima! 

Lo riconosco, non sono mai stata una grande fan dell'epoca vittoriana. La sua moda è senza dubbio unica, delicata, ricca di dettagli ed eleganza, ma i miei gusti vertono più sulle lunghe maniche a punta tipiche del XII e XIII secolo, o sulle scollature quadrate del periodo Tudor. Tuttavia, fin da quando ero bambina, c'è un periodo del XIX secolo che mi ha sempre affascinato e che, ormai adulta, continua ad interessarmi dal punto di vista storico e della moda: mi riferisco al periodo della guerra di Secessione americana (1861-1865), che tutti voi conoscerete grazie al film cult "Via col Vento". Il film presenta un mondo fatto di crinoline e sottogonne, balli e frivolezze, una società basata sullo sfruttamento che sarà spazzata via dal conflitto. In realtà, analizzando nel dettaglio la situazione, ci possiamo rendere conto che il film basato sul romanzo della Mitchell si dissocia un po' dalla realtà. Non ho intenzione di discutere la parte storica della vicenda in questa sede, quanto soffermarmi sull'aspetto della moda.





L'ispirazione per il mio abito è venuta dopo aver visto sul web la foto di un vestito del periodo, datato 1860 circa, ed esposto al MET di New York. Sono stata subito rapita dal contrasto bianco-nero e dalla forma ellittica della gonna, la novità del periodo 1863-1869 che porterà definitivamente all'abbandono dell'ingombrante crinolina a cerchi per forme via via più piccole di supporto delle gonne. Tuttavia, per il mio abito ho scelto una figura cosiddetta "antebellum", optando per la classica gonna a campana sostenuta da una struttura  a cerchi.  
La moda del periodo imponeva alle donne diversi strati, che andavano dalla biancheria intima all'abito vero e proprio con relativi accessori. Le donne vittoriane indossavano una chemise bianca abbinata a quelli che noi definiamo "mutandoni", che giungevano al ginocchio e non erano cuciti al cavallo per poter permettere di espletare al meglio le funzioni corporali. Al di sopra vi era il corsetto, in realtà non così mostruoso come appare a noi moderni (attorno al corsetto girano molti "falsi miti" di cui non parlerò qui). Dopodiché questo costoso capo intimo era coperto da un'altra camiciola, sopra la quale si sistemava la struttura a cerchi. Dimenticatevi le enormi crinoline di "Via col Vento" o delle fotografie satiriche, la crinolina non era così esagerata: le gonne erano senz'altro voluminose, ma difficilmente superavano i 2,50m di circonferenza. Inoltre, le donne operaie potevano anche non indossarla, come si vede in fotografie dell'epoca. Sopra la crinolina era necessario indossare una o più sottogonne, sia per proteggere la stoffa dell'abito dalla sporcizia sia per ripararsi dal freddo e nascondere i segni dei cerchi dall'occhio esterno. Esse potevano di cotone o di seta, essere lisce o a balze, sempre per dare più volume e nascondere la crinolina. La mia è personalmente liscia, senza fronzoli. 
Con l'arrivo della guerra, la crinolina così conosciuta iniziò lentamente a cambiare, mutando in una forma ellittica che spostava, di fatto, il volume sul retro rendendo la figura non più a campana. 
Altre componenti del vestiario femminile erano la chemisette, una piccola camicia spesso munita di colletto che s'intravedeva con abiti un po' scollati e veniva legata sui fianchi, per evitare l'ingombro di una camicia vera e propria, e i manicotti inferiori, realizzati spesso in cotone. Questi ultimi potevano anche non essere indossati, ma erano la norma per un look modesto.


Chemisette e under sleeves

Parlando di abiti del periodo, bisogna fare un'altra distinzione. Gli abiti erano spesso composti da tre pezzi, una gonna e due corpetti, uno per il giorno e uno per la sera. Era una scelta saggia che permetteva alle donne delle classi meno abbienti di sfruttare la stessa gonna per occasioni diverse; spesso la gonna presentava poche decorazioni per poter essere indossata facilmente di giorno, ma nei casi di abiti da ballo veri e propri esse erano variegate e molto appariscenti, con pizzi e fiori di stoffa. I corpini presentavano maniche lunghe di giorno e corte di sera, ma erano entrambi muniti di stecche per preservare una certa rigidità e mantenerli al loro posto durante i movimenti. Il mio corpino è stato strutturato in questo modo, con delle stecche in metallo applicate sulla fodera. Non ho ancora realizzato la variante da ballo, ma ci arriverò. La costruzione interna di essi differisce dalle moderne tecniche di cucitura (se guardiamo un indumento foderato, ci rendiamo subito conto che i rovesci delle due parti - fodera e tessuto esterno - restano all'interno), in quanto gli strati che componevano il capo erano cuciti come se fossero un pezzo unico, su cui poi venivano montate le stecche; in questo modo si potevano apportare eventuali modifiche senza dover scucire il tutto e - ricordiamo - le stecche erano inoltre protette da svariati strati di tessuto quali la camiciola. Gli abiti da giorno erano realizzati nella medesima maniera.
Le cuciture dei corpini erano, inoltre, realizzate con una rifinitura a cordoncino, tecnica molto in voga per tutto il XIX secolo e parte del XX, quando poi la produzione di massa pose fine a questo procedimento lungo. Questo tipo di rifinitura era spesso in color contrastanti alla stoffa dell'abito e serviva anche a proteggere le parti del capo più soggette all'usura (ricordiamoci che questi abiti erano creati per durare nel tempo).

Le gonne erano realizzate mediante dei rettangoli di stoffa, mediamente quattro, che erano poi plissettati e uniti ad un cinturino a seconda dell'ampiezza della vita.
E ora veniamo agli accessori. Una dama dell'epoca non sarebbe mai uscita senza uno scialle, dei guanti e un copricapo, che poteva essere di paglia o di tessuto, allacciato sotto al mento. I colletti possono essere ritenuti un accessorio, in quanto erano un pezzo a parte dell'abito, cucito singolarmente per poter essere sostituito e lavato senza dover immergere l'abito intero. Le passamanerie e le decorazioni subivano lo stesso trattamento, essendo cucite a punti molto larghi per poter essere rimosse prima del lavaggio - un'idea assai eccellente per evitare macchie dovute a perdite di colore.
Per quanto riguarda i colori degli abiti, c'era una vasta scelta: marrone, blu, verde (attente all'arsenico...per un approfondimento in lingua inglese, visitate questo blog), bianco e rosso erano tinture accettate. Il nero era riservato al lutto, su cui non si poteva transigere.


Un piccolo approfondimento: la camicia che si vede spesso rappresentata nei fashion plates dell'epoca si chiama Garibaldi blouse, e deve il suo nome proprio al nostro Giuseppe Garibaldi, che soggiornò in America presso Meucci durante il periodo della Guerra di Secessione. La Garibaldi blouse consisteva in una camicetta da giorno con maniche molto ampie, indossata con una cintura in vita, ed era spesso prerogativa delle ragazze più giovani (potete vederla nel mio abito "Melanie" in cotone verde).





Vi piace questo stile? Se avete domande o curiosità da soddisfare, lasciate un commento!

mercoledì 11 novembre 2015

A White Civil War Day Dress

Hello there! Today I have some spare time to talk you about one of my recent creations!
Last September I sewn a new civil war costume (ok, I'm two months late, as usual) 'cause my first outfit needs a complete restyling. Since I had a little bit of budget I decided to sew a quite historically accurate costume in cotton and you know, sometimes natural fibres are not so cheap. I took my inspiration from a very famous extant gown, displayed at MET museum:


I immediately felt in love with it, the contrast between black and white is so classy! Alas, I knew I wouldn't be able to sew all that trim (I was out of time) and to achieve the double pointed bodice. So I started to think about my costume. My boyfriend found Simplicity #1818 on eBay and ok, I accepted the compromise: I was a little bit disappointed 'cause I no longer use commercial patterns but the envelope showed a nice day dress with trimmed lapels...I couldn't resist. There's a old Simplicity pattern which shows the white dress of MET but it's discontinued and really hard to find.

mmm red and black, my favourite! 
My dress would have been very simple, I wanted it to be authentic and elegant. The pattern includes some underpinnings as chemisette, undersleeves and neck wear. I worked on my costumes for 10 days but I had to sew the petticoat as well. The fabric is 100% cotton, nothing luxury but a good price for an accurate look (about 7€/mt for 2.80 mt height).
I started with the petticoat. The pattern includes the front skirt only, the rest of the garment has to be done by yourself cutting three rectangles of fabric and pleating them following the pattern directions. I marked the pleats with a disappearing marker. The skirt has been faced inwards and I added some interfacing to the waistband. Facing the skirt is a good way to keep the skirt in place and it helps to hide your hoops.



The chemisette and the neck wear have been really easy. The chemisette took a few hours to be done, I spent more time in looking for buttons but unfortunately I found plastic buttons only (don't tell anyone!). I put interfacing again in the collar and  the neck band, trimming it with black bias tape. The beautiful cammeo you can see is by Red Rose Creation. 




The chemisette has to be worn over your corset cover and ties at sides. It's a good way to wear something modest without the bulk of a true chemise and guess?, it's accurate! Collars are a must as well, remember these gowns weren't created to be washed every day so wearing collars is a smart choice to keep your gown safe and cleaner. And yes, collars are fashionable!

Then I started to work on the bodice. I started with the lining, adding all the necessary boning at centre back, sides and front. I did my boning channels using white bias tape. I had to reshape the centre back panel 'cause it was too wide for my back, so next time I'll use a size 6 instead of a 8. The front of the bodice fitted very well so I added the sleeves trimmed with white lace. I trimmed then the lapels with black trim and started to sew the buttonholes by hand. My boyfriend helped me making those lovely satin ribbons and the fabric buttons.
I didn't make any piping in my bodice. Wrong choice. Dresses of this era were piped. Piping is an accurate technique and is quite simple to do: all you need is a cord, bias tape and a sewing machine. You sew the cord into the bias tape, apply it on the right side of your garment and, if your garment is lined, you sandwich it between the main fabric and the garment. You sew everything in place, turn the garment inside out, and voilà, your piping is done! Piping is usually used on seams and hems of bodices but not in skirts. You can find a very good explanation at Historical Sewing. 



Then the skirt. I did the same process of the petticoat, facing the hem inwards, cutting the rectangles and knife pleating them; I trimmed the hem with black bias tape and I hide the facing seam with a long black lace strip. The last step have been the under sleeves, made of the same cotton of the gown with interfaced wrist. Unfortunately the back of the bodice kept on being too large with wrinkles. 

I did a bonnet as well from an old hat, trimmed with bias tape and lined in cotton. 

And now some photos of the finished ensemble: 







Back-view of the dress. Look at the wrinkles.

What do you think? I'm always happy to hear your impressions! 

Post in evidenza

Edwardian skirt and blouse, circa 1900-1905

I've always been fascinated by the style of early Edwardian era, with those lightweight blouses, fabrics, delicate laces and floating s...