giovedì 24 dicembre 2015

Un abito da Southern Belle (1850-1860)

Qualche post fa, vi ho raccontato del mio ultimo abito in stile vittoriano, descrivendone un po' la storia e la costruzione. Non è mia abitudine scrivere i post relativi ai costumi in italiano (ebbene sì, il pubblico raggiunto sarebbe assai più ristretto) ma per questo abito ho deciso di fare un'eccezione. In Italia, purtroppo, la divulgazione in merito a certi argomenti è assai limitata ed è spesso circoscritta alla lingua inglese, quindi spero di poter essere utile. 
Prima di iniziare, vi lascio il link alla versione inglese dell'articolo, dove troverete le varie foto della costruzione e alcuni scatti realizzati con l'abito indossato (che non pubblico qui per evitare ripetizioni). Se avete qualche domanda in merito, lasciate un commento e vi risponderò quanto prima! 

Lo riconosco, non sono mai stata una grande fan dell'epoca vittoriana. La sua moda è senza dubbio unica, delicata, ricca di dettagli ed eleganza, ma i miei gusti vertono più sulle lunghe maniche a punta tipiche del XII e XIII secolo, o sulle scollature quadrate del periodo Tudor. Tuttavia, fin da quando ero bambina, c'è un periodo del XIX secolo che mi ha sempre affascinato e che, ormai adulta, continua ad interessarmi dal punto di vista storico e della moda: mi riferisco al periodo della guerra di Secessione americana (1861-1865), che tutti voi conoscerete grazie al film cult "Via col Vento". Il film presenta un mondo fatto di crinoline e sottogonne, balli e frivolezze, una società basata sullo sfruttamento che sarà spazzata via dal conflitto. In realtà, analizzando nel dettaglio la situazione, ci possiamo rendere conto che il film basato sul romanzo della Mitchell si dissocia un po' dalla realtà. Non ho intenzione di discutere la parte storica della vicenda in questa sede, quanto soffermarmi sull'aspetto della moda.





L'ispirazione per il mio abito è venuta dopo aver visto sul web la foto di un vestito del periodo, datato 1860 circa, ed esposto al MET di New York. Sono stata subito rapita dal contrasto bianco-nero e dalla forma ellittica della gonna, la novità del periodo 1863-1869 che porterà definitivamente all'abbandono dell'ingombrante crinolina a cerchi per forme via via più piccole di supporto delle gonne. Tuttavia, per il mio abito ho scelto una figura cosiddetta "antebellum", optando per la classica gonna a campana sostenuta da una struttura  a cerchi.  
La moda del periodo imponeva alle donne diversi strati, che andavano dalla biancheria intima all'abito vero e proprio con relativi accessori. Le donne vittoriane indossavano una chemise bianca abbinata a quelli che noi definiamo "mutandoni", che giungevano al ginocchio e non erano cuciti al cavallo per poter permettere di espletare al meglio le funzioni corporali. Al di sopra vi era il corsetto, in realtà non così mostruoso come appare a noi moderni (attorno al corsetto girano molti "falsi miti" di cui non parlerò qui). Dopodiché questo costoso capo intimo era coperto da un'altra camiciola, sopra la quale si sistemava la struttura a cerchi. Dimenticatevi le enormi crinoline di "Via col Vento" o delle fotografie satiriche, la crinolina non era così esagerata: le gonne erano senz'altro voluminose, ma difficilmente superavano i 2,50m di circonferenza. Inoltre, le donne operaie potevano anche non indossarla, come si vede in fotografie dell'epoca. Sopra la crinolina era necessario indossare una o più sottogonne, sia per proteggere la stoffa dell'abito dalla sporcizia sia per ripararsi dal freddo e nascondere i segni dei cerchi dall'occhio esterno. Esse potevano di cotone o di seta, essere lisce o a balze, sempre per dare più volume e nascondere la crinolina. La mia è personalmente liscia, senza fronzoli. 
Con l'arrivo della guerra, la crinolina così conosciuta iniziò lentamente a cambiare, mutando in una forma ellittica che spostava, di fatto, il volume sul retro rendendo la figura non più a campana. 
Altre componenti del vestiario femminile erano la chemisette, una piccola camicia spesso munita di colletto che s'intravedeva con abiti un po' scollati e veniva legata sui fianchi, per evitare l'ingombro di una camicia vera e propria, e i manicotti inferiori, realizzati spesso in cotone. Questi ultimi potevano anche non essere indossati, ma erano la norma per un look modesto.


Chemisette e under sleeves

Parlando di abiti del periodo, bisogna fare un'altra distinzione. Gli abiti erano spesso composti da tre pezzi, una gonna e due corpetti, uno per il giorno e uno per la sera. Era una scelta saggia che permetteva alle donne delle classi meno abbienti di sfruttare la stessa gonna per occasioni diverse; spesso la gonna presentava poche decorazioni per poter essere indossata facilmente di giorno, ma nei casi di abiti da ballo veri e propri esse erano variegate e molto appariscenti, con pizzi e fiori di stoffa. I corpini presentavano maniche lunghe di giorno e corte di sera, ma erano entrambi muniti di stecche per preservare una certa rigidità e mantenerli al loro posto durante i movimenti. Il mio corpino è stato strutturato in questo modo, con delle stecche in metallo applicate sulla fodera. Non ho ancora realizzato la variante da ballo, ma ci arriverò. La costruzione interna di essi differisce dalle moderne tecniche di cucitura (se guardiamo un indumento foderato, ci rendiamo subito conto che i rovesci delle due parti - fodera e tessuto esterno - restano all'interno), in quanto gli strati che componevano il capo erano cuciti come se fossero un pezzo unico, su cui poi venivano montate le stecche; in questo modo si potevano apportare eventuali modifiche senza dover scucire il tutto e - ricordiamo - le stecche erano inoltre protette da svariati strati di tessuto quali la camiciola. Gli abiti da giorno erano realizzati nella medesima maniera.
Le cuciture dei corpini erano, inoltre, realizzate con una rifinitura a cordoncino, tecnica molto in voga per tutto il XIX secolo e parte del XX, quando poi la produzione di massa pose fine a questo procedimento lungo. Questo tipo di rifinitura era spesso in color contrastanti alla stoffa dell'abito e serviva anche a proteggere le parti del capo più soggette all'usura (ricordiamoci che questi abiti erano creati per durare nel tempo).

Le gonne erano realizzate mediante dei rettangoli di stoffa, mediamente quattro, che erano poi plissettati e uniti ad un cinturino a seconda dell'ampiezza della vita.
E ora veniamo agli accessori. Una dama dell'epoca non sarebbe mai uscita senza uno scialle, dei guanti e un copricapo, che poteva essere di paglia o di tessuto, allacciato sotto al mento. I colletti possono essere ritenuti un accessorio, in quanto erano un pezzo a parte dell'abito, cucito singolarmente per poter essere sostituito e lavato senza dover immergere l'abito intero. Le passamanerie e le decorazioni subivano lo stesso trattamento, essendo cucite a punti molto larghi per poter essere rimosse prima del lavaggio - un'idea assai eccellente per evitare macchie dovute a perdite di colore.
Per quanto riguarda i colori degli abiti, c'era una vasta scelta: marrone, blu, verde (attente all'arsenico...per un approfondimento in lingua inglese, visitate questo blog), bianco e rosso erano tinture accettate. Il nero era riservato al lutto, su cui non si poteva transigere.


Un piccolo approfondimento: la camicia che si vede spesso rappresentata nei fashion plates dell'epoca si chiama Garibaldi blouse, e deve il suo nome proprio al nostro Giuseppe Garibaldi, che soggiornò in America presso Meucci durante il periodo della Guerra di Secessione. La Garibaldi blouse consisteva in una camicetta da giorno con maniche molto ampie, indossata con una cintura in vita, ed era spesso prerogativa delle ragazze più giovani (potete vederla nel mio abito "Melanie" in cotone verde).





Vi piace questo stile? Se avete domande o curiosità da soddisfare, lasciate un commento!

mercoledì 9 dicembre 2015

Confessions of a Gothic model: The Dark Angel Clothing

Hello guys! Today I'd like to start a new series of entries about the gothic lifestyle and fashion.
As gothic girl, I always loved the iconic dark fashion with bat or  long sleeves, corsets and long skirts, and as gothic model I purchased several stuff in these years to make my closet bigger and interesting. 
I'd like to talk about the brands I bought in the past. Some of them are no more active but their products deserve a review. In addiction, I'll talk you about the handmade items I got as sponsor or gifts - the handmade world is so amazing! 

So, let's start with one of the best gothic brands of the world: The Dark Angel Clothing. Many of you surely heard about them, they're active since the early 1990's. They offer a unique range of gothic, fantasy, medieval inspired clothing of high quality. Believe me, their designs are fantastic. 
I own a top and a corset from them and yeah, I can say the materials are really good and the manufacture is excellent. The first item I saw by them on the web is the famous Christina gown in purple; I was browsing the web for some nice gothic images and I immediately fell in love with that dress. The gown is still listed on their shop after so many years so it deserves a visit:  



Look at those sleeves and the vibrant colours! Unfortunately I never had enough budget to buy this dress, so it is in my wish-list still. Another gown I always loved it's the beautiful medieval-gothic Kelmscott gown (someone told me I look like the model wearing the dress hehe).

But let's talk about the items in my closet. As I told you before, I'm the lucky owner of a top and a bodice. The top is sadly discontinued but it's a beautiful rococo style top in black crushed velvet and bell sleeves; it fits perfectly and the fabric is really soft. I worn it a couple of times during my photoshootings;







The top has a very high waistline so I had to wear it with a matching corset but you can leave it free if you have a nice belly. A very similar version of my top with lace is still listed on their website

The corset is not properly a tight corset, but more a bodice as they explain in the website. The boning is made of plastic and it is the only negative feedback I can leave to this brand: a spiral steel boning would have been better, helping the corset to keep it's shape when worn. Despite this, it's beautiful. It's made of soft cotton velvet with satin bias tape all around and black trims. 
The bodice is no more available in the red version but you can find it in black, purple and green. 





The bodice closes on the front with lacing and it's plain behind. The fabric is incredibly soft, a big deal compared to the reduced price (about 30€). 

That's all for now! Do you have a favourite gothic brand to talk about? Let me know! 


lunedì 7 dicembre 2015

Recensione shampoo e balsamo Splend'or "Olio Splendente"

Oggi torno a parlare di prodotti per capelli, dato il grande interesse che questo tipo di articoli suscita tra i miei seguaci. Da anni, ormai, ho abbandonato le grandi catene come Pantene e L'oreal, riscoprendo il piacere di curare i  miei capelli con prodotti naturali o comunque contenenti pochi ingredienti chimici. Dopo aver sperimentato "I Provenzali" (davvero un ottimo marchio, che consiglio soprattutto per gli oli essenziali dedicati alla cura della pelle), mi imbattei in una marca poco conosciuta ai più perché molto economica, e quindi associata ad una scarsa qualità. Parlo dei prodotti Splend'Or (gruppo Mirato), che da anni costituisce la base del mio styling: il loro prodotto più famoso è il balsamo al cocco specifico per capelli lunghi (conosciuto anche come "tappo giallo"), seguito da quello alle erbe ("tappo rosso", di cui ho sentito molti pareri discordanti. Personalmente mi piaceva nonostante il profumo un po' forte) e nutriente ("tappo blu", entrambi ormai fuori produzione). Da qui, nel corso degli anni, la linea si è ingrandita con una nuova serie di shampoo e balsami (segnalo l'ottima linea ai fiori di mandorlo e karité ("tappo marrone"), fiori e bacche di ribes ("tappo viola", di cui ho già parlato in questo post), arrivando così all'ultima uscita, la linea "Olio Splendente". 



Sono subito rimasta colpita dal buon profumo di questi due prodotti e così li ho acquistati. La forza di questo marchio è senza dubbio il prezzo contenuto, solitamente attorno a 1.30€, quindi vale la pena provarlo!
Il prodotto promette capelli lucidi e setosi, illuminati da un mix di 5 oli, e la linea include anche una maschera e un olio, che purtroppo non sono riuscita a reperire. Non ho guardato l'inci con accuratezza, lo ammetto, ma so di non sbagliare mai con i prodotti Splend'Or. Leggendo altre recensioni online, ho avuto la conferma che questi prodotti non contengono parabeni e siliconi, insomma, un buon compromesso pur non essendo un prodotto 100% bio (la mia esperienza con l'ecobio è stata poco soddisfacente e non intendo ripeterla).

Veniamo all'utilizzo pratico. La sensazione dopo il primo utilizzo è stata  una chioma in effetti molto morbida e lucida, persistente anche a distanza qualche giorno. Il profumo purtroppo scompare con l'asciugatura ma se volete profumare i vostri capelli potete sempre utilizzare qualche goccia di olio essenziale della fragranza che preferite (io adoro la rosa).
Come ho scritto prima, non ho trovato la maschera in negozio e quindi ho utilizzato quella in mio possesso della Glenova all'olio di mandorle dolci.

In conclusione: i capelli sono sicuramente lucidi e morbidi, ma non districati. Questa nuova linea è ottima per rendere i vostri capelli lucenti ma non vi tornerà utile se la vostra necessità è (come nel mio caso) quella di un prodotto nutriente e districante al tempo stesso, come può essere il balsamo al karité o al cocco. Per questo motivo abbino il balsamo "Olio Splendente" a quello al cocco, per ottenere l'effetto desiderato.
Ogni capello ha sempre delle proprie esigenze, imparate a conoscerlo e vedrete presto i risultati!


martedì 24 novembre 2015

Sewing an ancient Roman dress: a short tutorial.

If you had the chance to read my entries for a while, you should have noticed I'm an ancient Roman reenactor and fanatic. I studied Roman History at University and since then I'm totally crazy about that. As reenactor I need to have accurate outfits to be worn during events and as seamstress I love to take care of the details. 
Sewing an ancient Roman dress is not difficult but requires a little bit of historical research. I wrote about Roman fashion in the past and I don't wanna repeat myself, so I hope you'll enjoy this short summary. The basic garments of an ancient Roman woman were three layers, a tunic, a stola (if married) and a palla, an outer garment which was worn in public by respectable women and could be carried on the head as veil. The tunic, as you can imagine, was the foundation of their wardrobe. 
Building a Roman tunic is not hard, there are several images and tutorials on the web but be careful, most of them talk about the ancient Greek fashion, which is similar but not the same thing. Forget the lascivious costumes worn in movies and fictions, Roman women were more modest you can think! 

So, for the last event in Acqui Terme I needed a new and more historically accurate outfit, which included a palla and a veil. I was out of budget so I couldn't sew a stola, but it's ok if you wanna portrait a young and unmarried woman (smart solution!). I wore the outfit again last week for a nice shooting with the guys of Light&ART studio. 

Before talking about the construction, let's see some references: 






The most accurate form of tunic is a wide, long, rectangle of cloth which is sewn at sides and open above, to let your head and arms get out. It looks simple, uh? The tunic was draped around the body with a long belt, which was tied under the bust before and around the waist later, giving the dress the classical puffy shape. Ancient roman fashion didn't have supporting garments as corsets so the belt under the bust is a help to keep everything in place. To obtain this famous shape you need a long tunic, almost the double of your height from shoulders to feet. 
So, after determining the height of your tunic all you have to do is sew at sides, from selvage to selvage. Here there's a scheme for the ionic chiton, but the process is the same: 


You should have at this point something like this: 



Once you're done you have to wear the tunic and mark your fastenings with the help of a friend. An accurate solution would be pins to close your sleeves but I went for some decorative buttons. My tunic has been dyed in light blue but you can choose other colours. Don't leave it white! When your tunic is fastened you can proceed with the belt (a piece of cord or a braid would be perfect). The palla was the equivalent of male toga, so sew a continuous piece of fabric of oval shape; my palla is in red linen and matches my hair band. 

To give you an idea of the finished outfit, look at the following photos or read my previous entry about Acqui & Sapori (there are other photos of the costume in action). For my tunic I sewn all hems by hand, this decision it's up to you. 




The veil is a small rectangle of fabric handsewn to a hair comb. Even in this case, I sewn all hems by hand. The hairstyle will help you to keep the veil up so it's important to choose a lightweight fabric. For the hairstyle you can use bobby pins or - more accurate - wooden forks. A tip for your hair: curls, curls  and more curls! Use extensions if your natural hair are not long enough, Roman women did the same with real human hair or wigs. 

Photo by Raffaele Boni Photographer

 The whole outfit was finally completed with lot of jewels - bronze, gold or silver are acceptable materials. If you have some questions about this kind of costume, leave a comment!

mercoledì 11 novembre 2015

A White Civil War Day Dress

Hello there! Today I have some spare time to talk you about one of my recent creations!
Last September I sewn a new civil war costume (ok, I'm two months late, as usual) 'cause my first outfit needs a complete restyling. Since I had a little bit of budget I decided to sew a quite historically accurate costume in cotton and you know, sometimes natural fibres are not so cheap. I took my inspiration from a very famous extant gown, displayed at MET museum:


I immediately felt in love with it, the contrast between black and white is so classy! Alas, I knew I wouldn't be able to sew all that trim (I was out of time) and to achieve the double pointed bodice. So I started to think about my costume. My boyfriend found Simplicity #1818 on eBay and ok, I accepted the compromise: I was a little bit disappointed 'cause I no longer use commercial patterns but the envelope showed a nice day dress with trimmed lapels...I couldn't resist. There's a old Simplicity pattern which shows the white dress of MET but it's discontinued and really hard to find.

mmm red and black, my favourite! 
My dress would have been very simple, I wanted it to be authentic and elegant. The pattern includes some underpinnings as chemisette, undersleeves and neck wear. I worked on my costumes for 10 days but I had to sew the petticoat as well. The fabric is 100% cotton, nothing luxury but a good price for an accurate look (about 7€/mt for 2.80 mt height).
I started with the petticoat. The pattern includes the front skirt only, the rest of the garment has to be done by yourself cutting three rectangles of fabric and pleating them following the pattern directions. I marked the pleats with a disappearing marker. The skirt has been faced inwards and I added some interfacing to the waistband. Facing the skirt is a good way to keep the skirt in place and it helps to hide your hoops.



The chemisette and the neck wear have been really easy. The chemisette took a few hours to be done, I spent more time in looking for buttons but unfortunately I found plastic buttons only (don't tell anyone!). I put interfacing again in the collar and  the neck band, trimming it with black bias tape. The beautiful cammeo you can see is by Red Rose Creation. 




The chemisette has to be worn over your corset cover and ties at sides. It's a good way to wear something modest without the bulk of a true chemise and guess?, it's accurate! Collars are a must as well, remember these gowns weren't created to be washed every day so wearing collars is a smart choice to keep your gown safe and cleaner. And yes, collars are fashionable!

Then I started to work on the bodice. I started with the lining, adding all the necessary boning at centre back, sides and front. I did my boning channels using white bias tape. I had to reshape the centre back panel 'cause it was too wide for my back, so next time I'll use a size 6 instead of a 8. The front of the bodice fitted very well so I added the sleeves trimmed with white lace. I trimmed then the lapels with black trim and started to sew the buttonholes by hand. My boyfriend helped me making those lovely satin ribbons and the fabric buttons.
I didn't make any piping in my bodice. Wrong choice. Dresses of this era were piped. Piping is an accurate technique and is quite simple to do: all you need is a cord, bias tape and a sewing machine. You sew the cord into the bias tape, apply it on the right side of your garment and, if your garment is lined, you sandwich it between the main fabric and the garment. You sew everything in place, turn the garment inside out, and voilà, your piping is done! Piping is usually used on seams and hems of bodices but not in skirts. You can find a very good explanation at Historical Sewing



Then the skirt. I did the same process of the petticoat, facing the hem inwards, cutting the rectangles and knife pleating them; I trimmed the hem with black bias tape and I hide the facing seam with a long black lace strip. The last step have been the under sleeves, made of the same cotton of the gown with interfaced wrist. Unfortunately the back of the bodice kept on being too large with wrinkles. 

I did a bonnet as well from an old hat, trimmed with bias tape and lined in cotton. 

And now some photos of the finished ensemble: 







Back-view of the dress. Look at the wrinkles.

What do you think? I'm always happy to hear your impressions! 

giovedì 29 ottobre 2015

Acqui e Sapori 2015

Lo scorso fine settimana mi sono recata ad Acqui Terme per partecipare alla manifestazione "Acqui e Sapori" in veste di ospite per il gruppo storico Nona Regio. Chi mi legge da un po' di tempo sa quanto io sia vicina alle tematiche romane e avrà già notato che le mie presenze in territorio alessandrino cominciano a farsi sempre più frequenti (l'ultima il giorno scorso, per la Notte Bianca Romana di Acqui). Purtroppo per questioni di meteo non ho potuto partecipare al raduno multiepocale di Alessandria, appuntamento annuale fisso da ben tre anni, e così i miei amici romano-liguri ci hanno invitato a trascorrere un week-end acquese, immersi nel cibo e nei prodotti locali. 
La manifestazione giunge ormai alla sua undicesima edizione e vanta come punto di forza l'esposizione del pregiato tartufo locale. I prodotti enogastronomici sono senza dubbio una caratteristica di questo territorio, che a differenza di altre zone del Piemonte, cerca di valorizzare il proprio patrimonio e di far leva sul settore turistico. 

La manifestazione ha ottenuto un buon riscontro da parte nel pubblico specialmente nella mattinata di domenica, forse per il richiamo del tartufo. Nona Regio si è caratterizzata per il suo spiccato approccio divulgativo e colgo l'occasione per ringraziare le loro matrone per tutti gli utilissimi consigli riguardo all'abbigliamento romano! 
Ora, come di consueto, vi lascio con qualche foto: 






Per quanto riguarda i nostri abiti, abbiamo cercato di essere il più accurati possibile con stoffe naturali e rifiniture cucite a mano. La costruzione di un costume simile è molto rapida e richiede conoscenze basi in materia di cucito, più un pizzico di ricerca storica; alcuni film sono purtroppo inaccurati sotto questo punto di vista e non rappresentano una fonte affidabile.  La tunica è nient'altro che un enorme rettangolo di stoffa cucito ai lati, molto lungo per permettere gli sbuffi caratteristici degli abiti romani all'altezza del seno e della vita, e fermata sulle spalle da spille oppure da cuciture (nel mio caso, bottoni decorativi). La palla è sempre un rettangolo molto lungo (deve permettere il giro attorno al corpo) e viene trattenuta sulla spalla da una fibula. 
La tunica maschile è stata realizzata con lo stesso procedimento, i clavi sono stati cuciti con una stoffa contrastante e applicati a mano. Al tempo dei Romani essi erano cuciti direttamente nel tessuto a telaio, ma oggi si può ovviare a questo ostacolo con l'aiuto di strisce in tessuto o nastri in sbieco. La lunghezza della tunica maschile deve essere circa al ginocchio e prevede uno sbuffo attorno alla vita. 






Pianta dell'antica Aquae Statiellae 
Pater familias? 

Non possono mancare, ovviamente, le foto relative ad un meritato ristoro! 



E poiché alle giovani matrone piace tanto leggere, ecco un bell'articolo dedicato alla Nona sulla Stampa di domenica mattina! 



Vorrei ringraziare ancora una volta il gruppo Nona Regio per l'ospitalità, la gentilezza e la simpatia con cui ci accolgono ogni volta. Spero di potervi mostrare nuovi scatti assieme a loro nei prossimi mesi! 







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