sabato 24 dicembre 2011

Shooting : JoyStudio

Questo è uno dei miei scatti più noti, realizzato nel gennaio 2010 con i fotografi di JoyStudio. 
La fotografia ha vinto più volte l'homepage del sito fotocommunity ed ha ricevuto ottimi commenti, quindi a voi il giudizio :)

*This is a well-known picture of mine, realized in January 2010 with JoyStudio photographers. This picture wone many times the homepage of Fotocommunity website and obtained positive comments, so it's your time to judge it!*

Joy Studio

Joy Studio





Shooting: FDFoto

Vi propongo oggi alcune foto risalenti al biennio 2009-2010, nati dalla collaborazione con il fotografo torinese FDfoto e la make up artist Patrizia Pinna. Era la prima volta che lavoravamo assieme, ma il risultato è senza dubbio eccezionale! Ci siamo intesi subito, tanto dal 2009 abbiamo scattato altre due volte ;)
La seconda volta, invece, realizzammo  delle splendide foto in abito medioevale.

*These are quite old pics, realized in june 2009 with FDFoto and the make up artist Patrizia Pinna. I absolutely love these pictures, the flying red hair are magic!  It was the first collaboration together but as long as the result has been great, we met again to take new shots! (Visit here to see the new pics).
The second time we realized these beautiful medieval pics.*

FDfoto

FDfoto

FDFoto

FDFoto




Link alle foto: Official Website
                     www.fdfoto.it

venerdì 23 dicembre 2011

Tutorial découpage: ghirlanda vittoriana

E finalmente, dopo che tanti me l'avevate chiesto su FB, ho terminato il video tutorial della ghirlanda vittoriana :)



Ecco l'oggetto terminato!


giovedì 15 dicembre 2011

Backstage modelsharing di Venaria Reale (TO)

Vi propongo questo video, realizzato da LeLe Photography durante un mio modelsharing alla Reggia di Venaria.
Presenti i fotografi Giulio Masoero, Biagio Leone, Bruno Mandoletti e Stefano Corona. Mia compagna di pose, la fotografa Serenella Volpe. La giornata è stata calda e piacevolissima, con ottima compagnia e tanti ottimi "click" provenienti dai loro obbiettivi :)

Giulio Masoero

Giulio Masoero

Se volete dare un'occhiata, questo è il video di backstage ;)


Ragazza immagine per MotoTv

Ma come? Non vi avevo postato neanche la mia partecipazione come valletta ad un programma di moto?? No?? Va bene. La mia demenza senile avanza.

parte 1.

Lo scorso anno ho avuto la fortuna di lavorare come ragazza immagine nel programma tv di un amico, un noto costruttore di motociclette custom. Sostanzialmente non ho fatto nulla tranne che stare seduta sulle moto (spesso caldissime e scomode) e sorridere, però... Mi sono divertita!

Parte 2

Parte 3

Modella biker per R-Eyes Photography
Mio canale youtube: canale di Danielle Fiore

Video tutorial: lipgloss L'oréal "Rouge Pulp"

Ciao ragazze! Ieri sera mi sono accorta di non aver ancora pubblicato qui il mio primissimo tutorial, che realizzai anni fa per un rossetto della L'oréal (ora non acquisto neanche più prodotti di questa marca...).



Che dire...come rimpiango questo prodotto, da tempo fuori produzione! L'applicatore lo rendeva facile da stendere e dal tratto preciso, le nuancés erano poi particolari (c'era un rosso bellissimo e un bordeaux molto inteso) e molto più "calde" dell'attuale linea GlamShine.
Per realizzare questo trucco ho usato una matita Max Factor lipliner numero 6 in tonalità Moka, che vi consiglio vivamente per il prezzo tutto sommato contenuto e il Rouge Pulp numero 55 nella tonalità Fixation =) 

La qualità video è pessima causa webcam rotta, però... dateci un'occhiata :)



martedì 13 dicembre 2011

Imperium Webradio

E da oggi parte l'avventura con la mia webradio... dal titolo "casualmente" evocativo, Imperium Webradio ;)

Cultura, cronaca, attualità, storia e musica. Tutto in un programma! Webradio fondata da SoSo e Danielle, con l'intento di unire: Storia, Attualità, Cronaca e METAL, tutto in 60 minuti di trasmissione. I nostri improvvisati dj vi aspetteranno il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 17.00 alle 18.00 con temi sempre nuovi da discutere. Se avete una band e volete farvi pubblicità, contattateci!

lunedì 12 dicembre 2011

Recensione Ensiferum - "Ensiferum"




Ed eccoci qua con gli Ensiferum, band molto nota agli appassionati del genere viking metal. Provenienti dalla Finlandia come la maggior parte di questo genere, i ragazzi propongono una musica che passa dal folk al power, con qualche piccolo accenno di death in certi riff. Questo è il loro primo lavoro, uscito nel lontano 2001 e con il primo singer Jari Mäenpää (ora dedito completamente al suo progetto, i Wintersun) alla voce e alle chitarre. Ottima prestazione vocale e musicale, sebbene l’intro sembri un midi registrato direttamente da Guitar Pro ;)

Ma analizziamo il disco. La prima traccia “Hero in a dream” si presenta molto energica e con un’ottima linea vocale che segue alla perfezione le melodie della chitarra, ottimo anche il tappeto di doppio pedale di sottofondo. Seguono “Token of time”, dove il singer Jari sfodera anche la sua voce pulita (anche se, a parere di chi vi scrive, è molto meglio nelle parti in scream). Successivamente i nostri ci presentano due brani legati, “Old Man (Väinämöinen pt.I)” e “Little dreamer (Väinämöinen pt.II)”. Entrambi presentano toni malinconici, in “Old Man” vale la pena d’ascoltare l’ottimo riff iniziale ma il pezzo si smorza un poco nella parte vocale pulita, eseguita da Jari e da un coro che, forse, avrebbe reso di più se realizzato in una tonalità più alta, magari con un ausilio femminile. Stessa struttura anche nel brano successivo: il nostro singer ci propone parti scream alternate a parti pulite dalla tonalità profonda, sempre il solito coretto dietro. L’unica pecca è il suono di tastiera, ricordante un clavicembalo un po’ scordato.
La tracklist prosegue con “Windrider”, forse il pezzo più noto dell’album dai toni leggermente più cupi dei precedenti. Da segnalare l’intermezzo melodico di chitarra dal richiamo medioevale. Chiude in bellezza “Eternal wait”, l’unica ballata del disco, che presenta finalmente una voce femminile su melodie prettamente medioevaleggianti, ma anche qui il suono di tastiera disturba un po’ le orecchie.

Insomma, un ottimo debutto per questa band finnica ormai sulle scene da anni e  che ha visto cambi di line-up parecchio radicali (la mancanza di Jari alla voce è stata solo parzialmente colmata  con l’ingresso di Petri Lindroos) e che non ha potuto che confermare le proprie potenzialità nel corso degli album successivi. Resta che, forse, la parte meno convincente del disco è proprio quella tastiera onnipresente e che in certi tratti distoglie troppo l’attenzione dagli altri strumenti.

Miglior traccia: Windrider
Voto: 8/10

sabato 10 dicembre 2011

Animali domestici VS bambini...o le mamme?

Mi è capitato tra le mani un articolo dai toni provocatori pubblicato sul sito del Corriere della Sera. L'autrice, giornalista o no che sia, polemizzava apertamente contro la tendenza "moderna" di preferire i cani nei luoghi pubblici anziché i bambini. Nel suo caso, due gemelli. Lo spunto (io oserei dire, il casus belli) che ha portato alla stesura dell'articolo è stato l'intervento di una certa suor Laura, che da 18 anni si batte per i diritti dei bambini in Etiopia (...Non è questa la sede per discutere sull'operato dei missionari...). 

Leggendo l'articolo della signora Volpe, emerge chiaramente la sua indignazione nel veder preferiti i cani o i gatti ai bambini nei locali, nei ristoranti, rischiando "il linciaggio" quando qualcuno prova a lamentarsi. Ora, cara signora Volpe, io sono una di quelle che preferisce i cani nei ristoranti rispetto ai bambini. E le spiego anche perché. 
Poiché l'articolo è molto generalizzante per non dire colmo di luoghi comuni, generalizzo anche io, dicendo che sono molto più educati gli animali dei bambini attuali. I bambini schiamazzano, rispondono, fanno baccano, gridano. Il cane al massimo osserva con fare meravigliato il tavolo imbandito, anche se siamo in pizzeria. E questo perché? Perché se il cane disturba i padroni lo sgridano (nel 99% dei casi), se il bambino disturba (nell'altrettanto 99% dei casi), da parte dei genitori s'incontra il silenzio. Il succo è semplice: i genitori non educano i figli nella maniera appropriata oggigiorno, e tale attitudine è lampante se girate un poco nelle pizzerie, nei supermercati, o nelle case degli amici. Ai bambini è sempre più tutto permesso, ma non è colpa loro. Guardate le coppie mentre fanno la spesa: molto spesso, chi guida il passeggino è una nonna non proprio al top dei riflessi, mentre i genitori girano tra le corsie incuranti dei vagiti della loro creatura. Mi ricordo che quando ero piccola, i miei genitori non mi toglievano gli occhi di dosso. Anzi, forse erano fin troppo  dediti a controllare che cosa facesse la loro bambina. 
La differenza sostanziale è che se il cane abbaia, lo fa per un bisogno. Se un bambino grida, è perché deve sfogare un bisogno dettato da una mancanza di attenzione o da una mancanza di educazione. 

La sensazione è che le madri odierne credano che tutto il mondo giri attorno a loro: 20 anni fa alcune cose (come i parchi giochi all'interno dei centri commerciali) non esistevano (almeno io non me li ricordo), oggi c'è molta più attenzione verso le mamme eppure sembra che non basti mai. Le vedo, quando salgono sugli autobus con il passeggino. Certo, hanno tutti i loro motivi per arrabbiarsi quando l'autista non apre le porte posteriori costringendole a passare da quella striminzita porta anteriore, ma quante, quando salgono, chiudono il passeggino restando con il bambino in braccio? Poche, pochissime. Io sono stata abituata a togliermi lo zaino per non arrecare fastidio agli altri (quando sono in piedi sull'autobus), a tenere la borsetta tra i piedi per  non intralciare il passaggio, ma magari sarò esagerata io. La maternità è una cosa bellissima, è la vita, ma per favore, rendetevi conto che, forse, il mondo non ruota attorno alle vostre carrozzine. Che sia giusto o sbagliato, purtroppo è così. E questo, è un lato della medaglia. Dall'altro ci sono genitori che non escono più di casa senza l'auto e solo perché hanno un bambino piccolo. Suvvia, non c'è bisogno di rinunciare alla vita mondana solo perché si è genitori, ci sono tanti modi per far combaciare le due cose, e che non necessariamente si chiamano baby sitter. 
Ho conosciuto tante mamme, giovanissime e non, e la maggioranza di loro (visto che si sta facendo un discorso generale ed alquanto superficiale) è appunto convinta che tutti debbano sottostare alle loro necessità. 
Bambini e cani possono diventare inseparabili, se cresciuti nel rispetto reciproco!
Ma, per fortuna, non tutte sono come loro. Non tutti, grazie al cielo, trovano così urtante la presenza dei bau o dei miau nei locali, e non tutti trovano urtante la presenza di bambini poco educati in altrettanti posti. Il problema non è la mancanza di sopportazione o solidarietà, ma il buon senso!  

venerdì 9 dicembre 2011

Video tutorial découpage: recupero caffettiera

Con mio immenso stupore, mi sono accorta di non aver condiviso con voi uno dei miei tutorial per découpage! Vi propongo oggi il recupero facile-facile di una caffettiera in disuso e con base in ceramica.
Ovviamente potete sbizzarrirvi e decorarla come preferite!


Buona visione! e...l'anteprima dell'oggetto terminato!

Il mio mercatino online!

Non vi ho ancora presentato il mio mercatino? :)
Per tutte le amiche di Facebook, questa è la pagina dedicata alla vendita degli oggetti che non uso più, o che non ho proprio mai indossato.

Fateci un salto, vi aspetto!

Dark Flower shopping page
Uno degli oggetti in vendita! 

martedì 6 dicembre 2011

L'Italia che lavora...forse.

Oggi sono decisamente off-topic, ma non più del dovuto. Forse. Poiché mi si conosce come la regina delle polemiche, argomentiamo tale affermazione.
Nel 2005, agli albori della mia carriera universitaria, dovetti sostenere una prova scritta per il famigerato "laboratorio di scrittura" (sulla cui utilità mi pongo ancora degli interrogativi). La prova consisteva nella redazione di un saggio breve a proposito di varie tematiche, ed io scelsi il rapporto giovani-lavoro. Premettendo di essere la più piccola di famiglia, ho sempre avuto modo di ascoltare le lagnanze dei lavoratori "maturi" (padre, zii ecc.) e quindi, nel mio piccolo, avevo idea di come funzionasse il sistema. Leggete bene la data: 2005. Non era ancora nel mio interesse cercarmi un'occupazione (che arrivò due anni dopo) dato che preferivo studiare, e quindi non so se la crisi fosse già percepibile o meno. Resta che in quel saggio (che  mi procurò il superamento della prova) sfogai tutta la mia ira nei confronti delle frasi fasulle dei datori di lavoro, quali "non hai esperienza, sei troppo giovane o troppo vecchio, o sei troppo qualificato". La domanda di fondo era semplice, e ancora oggi è rimasta immutata: COME posso crearmi un'esperienza lavorativa SE le possibilità di assunzione sono scarse o nulle?

Era il 2005. Sono passati sei anni, e siamo allo stesso punto, se non peggio. Nel frattempo ho lavorato, mi sono laureata, è esplosa la crisi. Le agenzie interinali si sono moltiplicate. La frase, tuttavia, è sempre quella: "sei troppo giovane, sei troppo vecchio, sei troppo qualificato, non hai esperienza". Ormai il fenomeno del precariato è cosa nota, ne parlano tutti, sebbene molti non si rendano ancora conto di che cosa significhi REALMENTE vivere lavorando due mesi per poi restare disoccupato altri due, se siamo fortunati. Lavorare con l'angoscia di non essere rinnovati a fine mese, come finora mi è sempre successo. Ma andiamo con ordine, non anticipiamo le lamentele adesso. 

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando su un noto TG nazionale (S.A.) andavano continuamente in onda servizi sulla "crisi della 4° settimana", cioè lavoratori che non riuscivano a raggiungere la fine del mese con il frigorifero pieno, o perlomeno dignitosamente fornito. La cosa andò avanti per mesi, finché nessuno ne parlò più. E si cambiò governo. Il precariato andava avanti. Adesso, nel 2011, è tornato improvvisamente di moda, forse perché bisognava, in qualche modo, attirare l'attenzione su uno dei tanti problemi che affliggeva il governo. Resta che l'allarme è già stato lanciato dall'UE: l'Italia è prima in Europa per disoccupazione under 35, e il triste primato spetta al Sud. Ma non che il Nord sia da meno. Si passa da un colloquio ad un altro senza sosta, ci si fanno mille sogni su quel posto che poi non arriva mai, o dura un attimo fugace. E questo ve lo posso dire per esperienza personale, mia e non. Essendo laureata avverto molto il tema della "fuga di cervelli", e lo condivido in pieno. In Italia i laureati (soprattutto umanistici) fanno fatica ad inserirsi, non solo per il percorso scelto, ma perché vengono ritenuti "troppo qualificati". Pure per i supermercati. Sto seriamente pensando di professarmi diplomata al prossimo colloquio ;)

Vi racconto la mia esperienza. Ho un diploma linguistico, una laurea, buone conoscenze informatiche e un ottimo rapporto con la clientela. Insomma, me la cavo. 
Dopo tre mesi di precariato come dipendente pseudo statale, inizio a lavorare per una nota azienda di telecomunicazioni. Lavoro bello, davanti al computer e in ufficio, salario nella media. Tra me e il mio ex convivente riuscivamo a tirare avanti la casa. Tutto ciò è durato tre mesi soltanto, da ottobre alla vigilia di Natale, quando è scaduta la commessa  e non eravamo più richiesti (tutto ciò dopo esserci attirati le antipatie dei lavoratori fissi che erano costretti alla cassa-integrazione...e pure con ragione! Per loro non c'era lavoro ma per gli interinali sì? Buon per me, ma mi metto nei loro panni). Da lì sono iniziati una serie infinita di corsi retribuiti quasi una miseria, senza prospettiva di assunzione. A marzo una nuova chiamata: una campagna outbound nella solita azienda di telecomunicazioni, durata tre settimane soltanto. Tre settimane. Neanche il necessario per pagare un affitto. Da lì ho sostenuto altri colloqui, puntualmente scartata o perché non avevo l'esperienza o perché ritenuta troppo qualificata. E non ero ancora laureata. A maggio si aprono le selezioni del personale per il nuovo centro commerciale, di fronte casa mia. L'annuncio recitava "solo residenti della zona". Fantastico, mando il CV. Due giorni dopo, mi chiamano per il colloquio. Chi mi trovo davanti è una dott.ssa che non solo ha storce il naso di fronte alla mia età (all'epoca 24), ma anche di fronte al mio prossimo titolo di studi. Ovviamente, sono stata scartata. Ora il centro commerciale è aperto, lo visito ogni giorno, e mi rendo conto con quale criterio siano state fatte le selezioni: gente che ride, chiacchiera alle casse, belle presenze del tutto discutibili (quando a me avevano fatto una capa tanta sull'aspetto fisico e sulla cura delle mani! E dire che faccio la fotomodella, quindi proprio messa male non sono...). Vabbè, si tira avanti. Ero troppo qualificata per passare due prodotti alla cassa, e dire che mi sarebbe pure piaciuto. Lo avrei fatto volentieri, pur di avere uno stipendio che mi permettesse di guadagnarmi l'indipendenza. E l'esperienza tanto richiesta.
Mi arriva l'ennesima proposta. Passo il corso e il test finale, mi chiamano finalmente "dottoressa Fiore". Il giorno dopo scopro l'amara verità sulle condizioni contrattuali: nessun fisso garantito, tre mesi di contratto iniziale non retribuiti, insomma. E le spese di viaggio? Chi me le ripagava? Lascio il posto, convinta d'aver fatto la scelta giusta.
E in tutto questo, vedo attorno a me lavoratori a tempo indeterminato stanchi del loro lavoro, che si lamentano magari dall'assenza di ferie, o che vorrebbero addirittura lasciarlo. E questo di fronte a noi under 35 che un contratto indeterminato possiamo sognarcelo, con i tempi che corrono. Spesso gli "adulti" non capiscono la situazione, accusano noi di non volerci prendere un impegno lavorativo continuativo. Certo, bisogna innanzi tutto premettere che si tratta di un fenomeno dalle mille sfaccettature, e che non bisogna generalizzare. Io non difendo i precari, attenzione. O meglio, non difendo i precari a spada tratta, perché ci sono lavoratori a termine che, consci della loro condizione, si presentano in ufficio solo per scaldare la sedia (visto con i miei occhi). Ma tra questi ci sono anche i lavoratori a tempo indeterminato. Pensiamo a quelli che abusano della mutua. Andiamo, non facciamo i perbenisti, lo sappiamo che soprattutto nell'ambito statale è così (non stiamo a scomodare altre figure...sappiamo bene cosa accade agli alti vertici dello Stato).
A tutti, precari o fissi, è successo, ALMENO UNA VOLTA, di pensare "ma chi me lo fa fare, questo lavoro neanche mi piace!", ma sono cose passeggere. Capita, è normale. Il problema è che noi precari siamo portati a quel tipo di atteggiamenti a causa dell'esasperazione, della consapevolezza di contare poco o nulla rispetto ai lavoratori fissi, che hanno ferie, mutua, maternità. E la pensione. Non si tratta di gelosia, ma di realtà. A noi non spetta nulla di tutto ciò (soprattutto la pensione!), pena il licenziamento. Come è stato per me. Un giorno il responsabile HR (perché dire "personale" ormai non è più "in") si presentò in ufficio facendoci la predica sul lavoro svolto male per colpa di qualcuno che passava il badge solo per segnalare la propria presenza. Mi ricordo ancora le sue parole: "Non mi costa nulla aprire un nuovo corso. Come voi ne trovo altri cento". E così fece. La sera stessa un nuovo annuncio era online sul solito sito di annunci precari, rivolto a precari, rivolto a disoccupati. Noi, tutti a casa dal venerdì. 
Questi sono problemi che trascendono la nostra idea politica, sono problemi del Paese, sono problemi reali. Navigate per il web, e vedrete di non essere soli. Come me, milioni di ragazzi, donne e uomini hanno vissuto o stanno vivendo questa situazione, che impedisce una crescita personale quanto professionale. Caro signor Brunetta, la sfido a vivere con 600€ al mese (lo stipendio medio di un call center) con l'angoscia di perdere il lavoro da un giorno all'altro, senza avere il lusso di potersi ammalare. O di avere figli. La sfido, gentilmente, a lasciare il tetto dei genitori per affittarsi una casa che, al minimo, le verrà a costare 400€ più spese condominiali. Ah, già, giusto. Siamo un branco di bamboccioni, o la parte più brutta dell'Italia. come siamo stati definiti. Da Lei, se non sbaglio. 
Forse è ora di aprire gli occhi. Forse è ora di capire perché stiamo diventando, inesorabilmente, un paese di vecchi, o un paese che cresce grazie alla natalità straniera. Forse perché state tagliando le ali a noi giovani rendendoci, di fatto, impossibile costruirci una vita?

So che le mie parole risulteranno scomode per molti, e che provocheranno un dibattito, ma era questo l'intento. Cerco semplicemente delle risposte, dei consigli, per capire. Capire come potere uscire da una situazione di questo tipo, sempre se possibile. Ne dubito. 

lunedì 5 dicembre 2011

Recensione Ex Deo - "Romulus"

Gli Ex Deo sono nati nel 2008 da un’idea di Maurizio Iacono, che il più di voi conoscerà in quanto già singer dei canadesi Kataklysm. Freschi di un’esibizione al Gods of Metal dello scorso anno nel primo pomeriggio (e come invidiare Maurizio stretto nella sua lorica di cuoio!), gli Ex Deo presentano un death metal vigoroso i cui brani sono tutti ispirati al mito di Roma antica. Lo testimoniano i testi, colmi di riferimenti ai momenti salienti della storia romana quali la battaglia di Azio, la vittoria di Alesia sui Galli e la celebre XIII legione, che accompagnò Cesare in Gallia e che per prima valicò il Rubicone dando vita alla guerra civile. L’album si presenta potente e ottimo nella sua produzione (JF Dagenais, già chitarrista dei Kataklysm), con ben 11 pezzi di tracklist per un’ora di ascolto. Ottime anche le grafiche, dai colori caldi e che conducono subito alla mente le insegne romane. Ma, purtroppo, il marchio dei Kataklysm è fin troppo presente a nostro dire. 

Le canzoni si presentano simili alla ben più nota creatura di Iacono & co., e per quanto ci siano apparizioni degne di nota (segnaliamo Nergal dei Behemoth in “Storm The Gates Of Alesia” nel ruolo di Giulio Cesare), i brani mancano di mordente. L’album risulta pesantuccio all’ascolto complice anche la durata, le linee vocali troppo simili a quelle dei Kataklysm, sebbene l’idea di rendere gloria a Roma sia stata una ventata d’aria fresca per quanto non originale, dopo anni di uscite dedicate agli antichi egizi (Nile), ai vichinghi (tutto il filone viking-folk) o al paganesimo in generale. Ottimo inizio con la title track, “Romulus”, dedicata al fondatore di questa civiltà millenaria. Insomma, un lavoro che poteva rivelarsi eccellente ma che non ha convinto nella stesura dei pezzi. Segnaliamo, tuttavia, che la band è attualmente in studio per la realizzazione del nuovo album. Titolo previsto: “Caligula”. 

Miglior traccia: Romulus 
Voto: 6,5/10

Danielle Fiore

Link all'articolo: http://zannadelmammuth.blogspot.com/2011/12/ex-deo-romulus.html?spref=fb


domenica 4 dicembre 2011

Recensione "Once and Future King pt.I" di Gary Hughes


Dalla mente di Gary Hughes, già singer dei Ten, nasce questo concept album diviso in due parti e dedicato al mito di re Artù. “Once and future king pt.1” si presenta come un progetto ambizioso e perfettamente riuscito, caratterizzato da una produzione pressoché perfetta e da un cast di ottimi cantanti che hanno prestato le loro voci ai vari personaggi (Merlino, Morgana, Lancillotto e Ginevra). Ottimo art work curato nei minimi dettagli, in una confezione a cofanetto per la gioia dei collezionisti!

Le sonorità sono tipicamente hard rock, con melodie aperte dove non mancano le tastiere e le trombette. Favolosa la prestazione dei cantanti, soprattutto quella di Lana Lane (Ginevra) (!!!! Che voce, ragazzi!) e Danny Vaughn nella triste ballata “At the end of day”. Ottimo il groove di “Shapeshifter”, cantato dalla grintosa Irene Jansen che interpreta alla perfezione una Morgana fiera di sé. Gary Hughes appare nel ruolo di Artù in pezzi più malinconici, come “Lies”, epilogo del disco in cui il nostro eroe apprende il tradimento della regina con il suo combattente più fidato. Ma il pezzo che voglio segnalare è “The reason why”: melodie tipicamente hard rock con un tocco di medioevale, ottime le chitarre dal tocco pulito e preciso.

Insomma, un disco che gli amanti del genere apprezzeranno sicuramente e che vale la pena di ascoltare se siete amanti di questi temi epici e fantastici, anche se non eseguiti da gruppi power metal. L’esperienza di Hughes nella pulizia dei suoni e nella scelta dei musicisti, poi, ha fatto il resto.

Miglior traccia: The Reason Why
Voto: 9/10




Recensione del romanzo "Le idi di Marzo" di Valerio Massimo Manfredi

Copertina del libro
Manfredi non ha bisogno di presentazioni. Più o meno tutti lo abbiamo visto in televisione, conducendo svariati programmi culturali sulle varie emittenti nazionali, e lo conosciamo come romanziere di successo. Oggi vi propongo il suo romanzo "Le idi di Marzo", dedicato nient'altro che a Giulio Cesare (il titolo dice già tutto) ed al suo assassinio, avvenuto nel 44 a.C. a seguito di una congiura ordita per liberare Roma dal tiranno. 

La storia è lunga da raccontare e non voglio annoiarvi con i dettagli storici, ma merita un piccolo appunto. Perché la congiura? Perché liberare la Repubblica dal tiranno, dal dittatore? Il termine "dittatore", che oggi ha valenza prettamente negativa, al tempo indicava una personalità politica investita di particolari poteri per risolvere situazioni d'emergenza, e restava in carica per soli sei mesi o, almeno, finché non esauriva il proprio compito (bisognerebbe imparare da ciò...). Cesare fu nominato dittatore perpetuo dopo esserlo stato già nel 49 a.C., alla fine della prima campagna di Spagna, e dopo aver ottenuto una carica decennale nel 47.

La situazione degenerò quando durante la festa dei Lupercalia (celebrata il 14 febbraio, in cui uomini in abiti succinti usavano rincorrere (soprattutto) le donne per colpirle con una cintura di pelle di capra in modo da propiziare la loro fertilità...prima che la festività fosse assorbita dal cristianesimo e trasformata in quanto ritenuta immorale), Marco Antonio pose sul capo del dittatore una corona. Che fosse tutto programmato o no, resta che gli avversari di Cesare non persero tempo per accusarlo di volersi proclamare il nuovo re di Roma, ponendo di fatto fine alla Repubblica.

L'assassinio di Giulio Cesare in un dipinto di Camuccini
E' qui che il romanzo di Manfredi vede il suo fulcro principale. La storia si snoda attraverso il viaggio del centurione Publio Sestio alle prese con una vera e propria lotta contro il tempo e i nemici di Roma, per portare al dittatore la notizia della congiura. Come lui, altre figure proveranno a salvare Cesare, invano: tra questi, la fedele moglie Calpurnia che lo supplicò di non lasciare le mura domestiche, l'aruspice Spurinna (che lo aveva ammonito con la celebre frase: "Guardati dalle idi di Marzo!"), l'indovino Artemidoro di Cnido che pose tra le sue mani un libello con i nomi dei congiurati, che però Cesare non riuscì a leggere per colpa della folla. Alla congiura parteciparono eminenti figure del periodo, come Decimo Bruto, Publio Servilio Casca Longo e Cicerone che, tuttavia, quel giorno era assente dalla curia. Marco Antonio fu trattenuto fuori dal senato da Decimo Bruto, e quando riuscì ad entrare l'assassinio era già stato consumato. Cesare morì trafitto da 23 coltellate, e secondo il suo medico Antistio soltanto la seconda fu mortale. 

 Il libro termina con l'ammonimento di Cicerone ai cesaricidi di NON lasciare che Antonio celebri pubblicamente i funerali di Cesare, avendone intuito le intuizioni. E non si sbagliava: Antonio celebrò la memoria di Cesare per tre giorni consecutivi, esponendo la salma martoriata del dittatore e una statua di cera affinché tutti potessero osservare i colpi della pugnalate. Non dimenticò d'esporre la toga insanguinata, suscitando il dolore popolare. Antonio era certo di essere stato designato come erede di Cesare, ma non aveva fatto i conti con un certo Ottaviano, da lì a poco il primo imperatore di Roma. 

 Voto: 8/10



venerdì 2 dicembre 2011

Recensione Falconer - Grime VS Grandeur

Eccovi una nuova recensione sempre per Webradio Mammuth. 

Che dire…”Grime VS Grandeur” rappresenta la quarta prova per il quintetto svedese noto ai più per le sue melodie medioevali mischiate al power con un tocco di heavy ma, soprattutto, per la militanza del chitarrista Weinerhall nei Mythotyn (RIP) anni orsono. C’è poco da dire a proposito di questo disco: un flop totale. La mancanza del precedente singer Mathias Blad si avverte e non poco, sebbene il sostituto Kristoffer Göbel non se la sia cavata male nel disco precedente “The Sceptre of Deception” (che vi consiglio se amate la storia svedese!). 


Ma andiamo a capire il perché di questo insuccesso. Prima di tutto, i fan non hanno mai apprezzato l’abbandono di Blad, sebbene egli l’abbia lasciata per seguire il suo primo amore, i musical. Secondo, il genere in questo album è cambiato verso una sottospecie di power/heavy/hard rock, con melodie quasi alla Judas Priest (sentire “Jack The Ripper” per credere). Terzo, i pezzi mancano di mordente, e all’uscita non ha giovato il videoclip di “Cross Emotional Skies”, che oltre ad essere brutto dal punto di vista tecnico è alquanto ridicolo e privo di storia. 


Resta che, tuttavia, “Cross Emotional Skies” è la opening track e il brano migliore del disco. Le chitarre sono mosce e ripetitive, sebbene il tocco di Weinerhall sia sempre buono. Insomma, un brutto passo per una band che, fino all’uscita precedente, era invece molto apprezzata per l’innovazione e le linee di chitarra. Il che spiega, guarda caso, il ritorno di Blad alla voce negli album successivi. 


Miglior traccia: Cross Emotional Skies 


Voto: 5/10 


Danielle Fiore 




Link:http://zannadelmammuth.blogspot.com/2011/12/falconer-grime-vs-grandeur.html?spref=fb

martedì 29 novembre 2011

Recensione Månegarm - Vargstenen

Va bene, sono un po' off-topic, ma questa è la mia prima recensione ufficiale uscita per Webradio Mammuth e voglio condividerla con voi. Conoscete questa band? No?! Male, ragazzi, molto male! ;)




Mi accingo a recensire una delle più note band del 
panorama viking metal, gli svedesi Månegarm. Attivi sulle scene da almeno dieci anni, il gruppo scandinavo è reduce dalla sua primissima apparizione ad un festival italiano, il Fosch Fest tenutosi a Bagnatica (BG) lo scorso luglio e che ha attirato tantissimi fan non solo per loro, ma anche per i finnici Korpiklaani. “Vargstenen” è uscito nel 2007, ed è uno dei miei album preferiti. Non solo per le dinamiche molto vicine al death metal, ma anche per i bellissimi intermezzi melodici ed epici.
L’ascolto inizia subito forte con l’intro e la veloce “Ur själslig död”, in cui il cantante e batterista Erik Grawsiö alterna un cantato growl ad un melodico accattivante. Da segnalare anche il bell’intermezzo con voce femminile, molto dolce e cristallino. Il terzo brano, “En fallen Vader”, inizia ritmato come il precedente, e in un certo senso presenta la stessa struttura: più o meno a metà del pezzo, il quintetto svedese propone un intermezzo più calmo, cantato in melodico da Grawsiö. Segnalo il suo vocalizzo nella parte finale di questa parte, che si lega alla melodia del violino eseguita da Janne Liljeqvist.


Molto carine anche le due ballad di questo album, “Det gamle talar” e “Vargbrodern talar”, molto corte ma sicuramente d’effetto essendo completamente melodiche. Ma il brano migliore resta la title track, “Vargstenen”, un pezzo che inizia potente e veloce con tanto di doppia cassa, per poi stopparsi dopo pochi minuti per assumere tonalità più calme e riprendere, subito dopo, la stessa velocità iniziale. Il pezzo si presenta estremamente epico nei suoi contenuti (Vargstenen significa “la pietra del lupo”, e lo si capisce soprattutto dalla copertina dell’album). Da segnalare il finale, in cui i Månegarm riescono ad assumere connotati folk senza, però, introdurre strumenti quali fisarmoniche o tastiere. L’elemento di forza resta il passaggio della voce dal growl/scream al pulito, sempre aggressivo, e il coro cantato da tutta la band in chiusura della canzone. Brividi.


Di tutto altro stile, invece, la canzone successiva, intitolata “Vedergällningens tid”. Dai toni decisamente più allegri di “Vargstenen”, il pezzo si presenta più breve e segnalo l’ottima capacità del singer di adattarsi alle melodie vocali sostenute, in certi punti, prettamente dal violino. Chiude il disco la ballad “Eld”, cantata in coppia con una voce femminile dalla tonalità molto alta, che riesce a coprire perfettamente il timbro caldo e aggressivo di Erik.


Un disco aggressivo per quanto epico nei contenuti e nelle melodie pulite, sebbene la struttura un po’ troppo simile nei vari brani potrebbe sminuirne l’intensità. Ottimo anche l’uso parsimonioso della voce femminile , che avrebbe conferito al lavoro quel qualcosa di “già sentito” se fosse stata inserita ulteriormente. Un’ottima prova per questi svedesi, che speriamo di rivedere al più presto dalle nostre parti.



Miglior traccia: Vargstenen
Voto: 8/10 

Danielle Fiore 



Link alla webzine: Zanna Del Mammuth
 

lunedì 28 novembre 2011

Shooting: Sant'Andrea a Vercelli (VC)

Della serie "a volte ritornano"... Lo scorsa settimana mi sono recata a Vercelli per realizzare un set medioevale nella bellissima abbazia di sant'Andrea, fantastico esempio di architettura gotico-romanica del Piemonte orientale. Vi mostro i risultati, ottenuti con la collaborazione dei fotografi Serenella Volpe e LeLe Photography.


Fondata nel 1219 e terminata nel 1227, la basilica è il monumento più noto della città, complice anche la sua posizione estremamente prossima alla stazione. Ciò che subito salta all’occhio è l’armonia cromatica della struttura, grazie alla pietra verde, al bianco candido dell’intonaco e al rosso del mattone. La facciata anteriore è molto suggestiva, ma la parte migliore, tipicamente medioevale, è costituita dai lati e dal retro, e dal bellissimo chiosco interno che richiama il più noto chiostro dalla basilica di sant’Antonio di Padova.

Serenella Volpe Fotografia

Serenella Volpe Fotografia


*Last week I went to Vercelli for a medieval shooting at the beautiful location of Sant'Andrea abbey. It's a wonderful example of gothic - romanesque art of eastern Piedmont. These are the results, obtained with the collaboration of the photographers Serenella Volpe and Lele Photography.

The abbey has been founded in 1219 and finished in 1227 and it's the most know monument of the town, thanks also to the central position near the train station. What you can notice immediately is the chromatic balance of the structure thanks to the green stones, the pure white of the plaster and the red of bricks. The front side is very suggestive but the best part, typically medieval, is at the sides and back of the abbey, and in the beautiful cloister which looks like the Sant'Antonio one in Padua.*

domenica 27 novembre 2011

Erbolario, mon amour!

Eh sì, stasera mi sento in vena di frivolezze.
Visto che a noi ragazze piacciono tanto i pacchettini sotto l'albero con magari quella bella carta dorata tutta da scartare (con cura, sempre, odio strappare la carta regalo!), cosa potrebbe esserci di meglio che un bel profumo dentro? :) 
La linea completa all'iris
Personalmente adoro la linea dell'Erbolario, purtroppo poco economica. Ho usato il profumo all'iris (meraviglia delle meraviglie), e spesso la gente mi fermava per strada estasiata dall'odore dolcissimo (io purtroppo non sento i profumi su di me, quindi tendo ad abbondare nelle dosi).  Di recente ho acquistato il profumo alla rosa, che trovo, tuttavia, leggermente nauseante al primo spruzzo.

Le mie desiderate peonie!
Molto buona è la linea alle peonie, di cui ho purtropo provato soltanto un campioncino, ma...che profumo!!!







 Per la cura del viso e delle mani, invece, ho provato la linea all'olio di argan. Che dire... magnifica! Viso e mani morbidissimi, peccato che sulla mia pelle mista l'olio di argan tenda a procurarmi dei brufoletti nel medio-lungo periodo. La crema viso si presenta in un barattolino di vetro, quindi attenzione a dove lo lasciate!
La linea all'argan
La formula è molto cremosa, si spalma bene sulla pelle ma unge un tantino... Ve la sconsiglio se avete la pelle mista come la mia oppure grassa ma, se non volete rinunciare a provare questo prodotto, fate così: riciclate la crema per altre parti del corpo, come la mani, il décolletté, oppure le gambe. Non vi verranno brufoletti e la pelle avrà un aspetto morbidoso (lo dico per esperienza, nel resto del corpo tendo ad avere la pelle un po' secca).

E voi? Conoscete questa marca? Quali sono i vostri prodotti preferiti? Avete suggerimenti? Io ho provato molti campioncini, buonissima è anche la linea "Fiore dell'onda" e "Méharées", dall'inteso profumo orientale :)

sabato 26 novembre 2011

Barbari e romani, dominatori e sudditi

Questo articolo lo scrissi due anni fa per il sito di modelle "modelleperlastoria", oggi non più online. L'argomento del set fotografico era il rapporto tra barbari e romani, interpretato in prima persona da me nei duplici panni di prigioniera.


Un copione letto ed analizzato da storici, archeologi, scrittori e registi su cui si sono gettati fiumi d'inchiostro nel corso dei secoli. Ma qual è stata l'essenza di questo rapporto problematico che ha caratterizzato una delle civiltà dominanti del mondo antico accompagnandola dalle origini siano alla sua, straziata, fine?
Generalmente, la storiografia ha identificato i barbari quali i veri responsabili della caduta dell'impero Romano, accusando le loro scorrerie all'interno dei confini e la loro fame di ricchezza che li istigava al saccheggio ed alle violenze, senza tuttavia cercare di indagare a fondo quali potessero essere le cause di questa inimicizia verso Roma. Innanzi tutto, non bisogna tralasciare che Roma, quando e dove possibile, preferiva cedere alle trattative diplomatiche anziché alla coercizione e che l'arrivo dei barbari nell'impero non fu una migrazione violenta, ma un movimento di uomini, donne, anziani e bambini disperati che scappavano dalla fame ed aspiravano a divenire parte dello splendore che l'Urbe rappresentava. I barbari indubbiamente contribuirono al declino di Roma sul finire del V secolo, ma agirono tutto sommato in buona fede per tentare di divenire parte della superiore civiltà romana. Se poi non vi riuscirono, questo è dipeso dal corso degli eventi.
Lo scopo del set fotografico realizzato nel settembre 2009 sulle colline di Superga, sopra Torino, era tentare di riportare alla luce quello che fu il drammatico incontro tra due culture completamente differenti, la romana e la barbara, in questo caso impersonata dalla fotomodella Danielle Fiore in un abito di foggia celtica verde brillante, volto a simboleggiare anche il contatto che queste popolazioni straniere a Roma avevano con la natura. Danielle, che nella vita studia proprio storia romana, si è così calata nei panni della sacerdotessa barbarica rapita e portata a Roma in catene (anche se durante il set si sono utilizzato delle più semplici corde) da due legionari, interpretati da Alex Cunsolo e socio, responsabili del sito "Modelle per la Storia". Il set si è volutamente snodato in due parti, amalgamate tra loro dal lavoro del fotografo Dr Fatso, e che dividono perfettamente la storia in due momenti: il ratto della sacerdotessa, dapprima protetta da un armigero (impersonato dal musicista Haron Wolf) e poi scovata all'interno del suo bosco sacro e trascinata via, verso la prigionia. Prima di giungere a Roma, tuttavia, sul sentiero in terra straniera ecco sopraggiungere un secondo barbaro (lo stesso Dr Fatso), che armato di pugnale e scudo tenta di liberare la donna dalle grinfie dei Romani. Tentativo inutile.
La seconda parte della nostra storia si riapre in un'immaginaria collina che si affaccia su Roma, dove la sacerdotessa abbandona il suo semplice abito verde per indossarne uno arancione dal taglio più ricercato - da matrona. Scopriamo così che la barbara Danielle è stata adottata dal centurione Alex che, con fare estremamente orgoglioso, le mostra i terreni della sua proprietà. E lei, nei suoi nuovi panni di Flavia Valeria, non può che osservare compiaciuta. Un tentativo di integrazione andato a buon fine, dunque.
Se la storia si fosse mossa come gli eventi narrati in questo romanzo, forse il passaggio dal mondo romano ai regni romano-barbarici, e il conseguente medioevo, sarebbe stato meno traumatico (mi si conceda questo riferimento, seppur breve, alla "if history").

- Articolo realizzato per il sito www.modelleperlastoria.net - 

giovedì 24 novembre 2011

Tutorial per acconciatura

Un esempio di hair bun
Ecco un mio video tutorial per realizzare la mia celebre "impalcatura", nota come "hair bun". Si tratta di realizzare questa specie di chignon con l'aiuto di un fork di legno. N.B: se avete capelli troppo lunghi o pesanti, difficilmente il fork ne sosterrà il peso. Vi consiglio di utilizzarne due!


Insieme...da 1500 anni

Credo che la foto si commenti da sola. Si tratta di un ritrovamento archeologico in una necropoli nei pressi di Modena, a dir poco entusiasmante: una coppia, adulta, sepolta assieme mano nella mano. Una rarità considerando la prassi sepolcrale dell'epoca, ma indubbiamente piena di fascino. E tenerezza. L'amore, quello vero, dura per sempre.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/11/23/foto/uniti_per_sempre-685309/3/

martedì 22 novembre 2011

La Grande Guerra (1914...2011)

Questa notizia mi era completamente sfuggita, la Germania ha terminato di pagare l'oneroso debito di guerra impostole dai trattati di Versailles del 1918. Cosa significa? Che possiamo ritenere completamente "conclusa", la Prima Guerra Mondiale, terminata con la sconfitta della Germania (e in un certo senso anche della nostra Italia, con la nota "vittoria mutilata") cui fu imposto di pagare un debito di guerra come "risarcimento" dei danni provocati. La Grande Guerra rivoluzionò completamente non solo gli assetti sociali dell'epoca ponendosi come un evento memorabile (e mi riferisco alle donne che iniziarono a lavorare nelle fabbriche belliche abbandonando i loro ruoli tradizionali di mogli e madri), ma ebbe dei costi altissimi a livello di vite umane. La guerra assunse connotati mai visti prima, fu una guerra di logoramento, di posizione, di stress soprattutto emotivo. La belle époque dell'epoca edwardian era finita, si creò una "lost generation" senza apparente futuro (un pò come ai nostri giorni...), decimata non solo dalla guerra ma anche dalla terribile epidemia di influenza detta "spagnola".

Ma questo, bene o male, lo sanno tutti. Cosa, forse, tutti non sanno è il fenomeno ad esso collegato della "shell-shock": si tratta di un risvolto psicologico che ha interessato i combattenti superstiti al conflitto, e su cui tuttavia si discute poco. La guerra provocò nella psiche dei soldati uno choc non superabile, procurando tic nervosi collegati in particolar modo ai rumori delle trincee. Non sono del settore quindi perdonatemi i termini ben poco tecnici, ma uno dei risvolti più diffusi della "shell-shock" era il movimento del tutto incontrollato degli arti, come se fossero in preda ad una "febbre" derivata dagli orrori visti sul campo di battaglia. All'epoca, le colpe erano riconducibili allo scoppio delle granate nelle trincee, ma ad oggi ci sono ben altre motivazioni a proposito di tale patologia: secondo gli studiosi odierni, la "shell-shock" non sarebbe dovuta ad un danno psicologico, quanto piuttosto ad un malessere neurocelebrale del soldato. Alla base di tali affermazioni c'è la comparsa dello stesso sintomo nei veterani del Vietnam.

Trincea tedesca distrutta da un'esplosione
Tornando alla guerra, la Germania s'impegnò a pagare un risarcimento alle potenze vincitrici, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. I pagamenti s'interruppero presto con l'avvento al potere del nazismo, il che utilizzò a proprio favore il grande malcontento serpeggiante tra i tedeschi dopo i trattati di pace di Versailles.
Ora, nel 2011, l'oneroso debito è stato saldato, ma a che prezzo?I soldi del debito della Germania furono utilizzati per imprese soprattutto private negli USA negli successivi (il New Deal vi dice qualcosa?), provocando una grande svalutazione del marco tedesco attorno al 1923 che, guarda un po', dovette chiedere dei prestiti. E chi aiutò la Germania se non...gli Stati Uniti? Seguì il crollo della borsa nel 1929, e da lì al nazismo il passo fu breve.
Fate la vostre personali riflessioni... Io le mie le ho già fatte.

Per approfondimenti sulla "shell-shock" vi rimando a questa pagina Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Combat_stress_reaction e per la crisi economica mondiale tra gli anni '20 e '30 l'illuminante film "Zeitgeist". Capirete molte cose a proposito della nostra economica attuale e non.

Voglio un Party Cat!

Non è adorabile? *_*
Si tratta di un micio "party-addicted", uscito ben prima del noto Simon's Cat (che adoro!)



L'intera storia è disponibile in queste sei vignette che potete leggere a questo indirizzo: http://nedroid.com/2009/05/party-cat-full-series/. OBEY!



lunedì 21 novembre 2011

Shooting: Claudio Cavallin

E per una volta, niente libri! Come sapete lavoro come fotomodella in abito principalmente storico o fantasy. Questi sono alcuni scatti che ho realizzato con Claudio Cavallin, un ottimo fotografo mio concittadino. Vi prego soltanto di rispettare i diritti d'autore e di non utilizzare le foto per i scopi commerciali.



Le foto sono visionabili al link: http://www.daniellefiore.weebly.com

Claudio Cavallin

Claudio Cavallin

Claudio Cavallin

Recensione del romanzo "L'arciere del re" di Bernard Cornwell

Chi è appassionato di romanzi storici conoscerà sicuramente Bernard Cornwell, profilico autore anglosassone dalla penna facile e direi immediata. Ho letto due dei suoi romanzi, e ne sono rimasta completamente affascinata: sto parlando de "L'arciere del re" e del "Cavaliere nero". Mi manca purtroppo il terzo volume di questa saga dedicata alla ricerca del santo Graal, cioè "La spada e il calice", ma vedrò di procurarmelo.

Si tratta di una saga appunto, che vede come protagonista l'arciere Thomas di Hookton nel primo periodo noto come "guerra dei Cent'anni" (1342-1346). Thomas parte dall'Inghilterra per approdare in Francia combattendo come arciere per vendicare la morte del padre ma, soprattutto, la depredazione della lancia di san Giorgio custodita nel tetto della chiesa del suo villaggio natio, di cui il padre era prete (sì, Thomas era figlio illegittimo). A capo di questa spedizione francese c'è un personaggio misterioso, di nome Harlequin. 

Thomas inizia così a viaggiare per la Francia in un territorio ostile agli inglesi, costellato da insuccessi militari incessanti. Gli inglesi riescono a conquistare il villaggio di la Roche - Derrien (dove Thomas inizia una travagliata relazione con Jeanne, la contessa di Armorica) e dopo essere fuggito all'assedio di Caen, re Enrico d'Inghilterra è costretto ad accettare lo scontro. Siamo nei pressi di Crécy, l'ultimo atto del libro. Si tratta della battaglia in cui si manifestò la superiorità degli arcieri inglesi sulla cavalleria francese. Tra i francesi c'è di nuovo l'Harlequin che, come Thomas scopre, brandisce la lancia di san Giorgio credendosi invincibile: secondo la leggenda, infatti, la lancia donerebbe invincibilità a chi la possiede, rendendo la missione di trovare il santo Graal un dovere per ogni buon cristiano. Durante la battaglia, Thomas trova la lancia ma l'Harlequin è ancora vivo e potrebbe essere il possessore del Graal.
Da qui parte una nuova avventura per Thomas, che si porterà al seguito la moglie francese Leonore. Sopravviverà al massacro di Crécy, ma non tutti saranno fortunati come lui: il suo capitano, William Skeat, riceverà un brutto fendente alla testa poco dopo esser stato nominato Sir.

Il secondo libro è incentrato sulle vicende di Thomas a proposito del santo Graal e della sua ricerca,  e presenta la belle Leonore incinta del nostro eroe.

Personalmente, il primo libro mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in pochissimi giorni nonostante le numerose pagine (la mia edizione ne conta quasi 400), e mi ha appassionato soprattutto per la perfetta ricostruzione storica della battaglia di Crécy. Cornwell non ha lesinato i particolari anche più macabri, come gli stupri sulle donne e gli aspetti più sanguinolenti della guerra. Lo consiglierei però ad un pubblico non troppo sensibile a certi aspetti, non necessariamente solo maschile, tuttavia.

Voto: 8/10

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