Ieri sera navigavo su Facebook, quando nella pagina di un'amica ho visto la
foto di una delle aspiranti Miss Italia 2011. Non sono avvezza a quel
tipo di programmi (che reputo spazzatura), ma poiché la curiosità è
donna, sono andata a cliccare. Lo spettacolo che si è aperto davanti ai
miei occhi è stato quello di una ragazza appena ventenne (credo),
capelli lisci, sorriso smagliante...e ossa terribilmente in vista.
Ora,mi si conceda una digressione sull'argomento. Chiunque potrà notare che
nell'ultimo secolo l'ideale estetico femminile è radicalmente cambiato,
passando dall'incarnato roseo e pallido dei secoli precedenti (ebbene
sì, come dimenticare gli ombrellini parasole delle donne vittoriane, le
bianche mani tanto celebrate dai cantastorie medioevali, le profonde
scollature color della neve delle signore settecentesche o il pesante
strato di biacca delle matrone romane?) ad un colorito scuro, bruciato
dal sole e ben spesso dalle dannose lampade dei centri estetici. Questo
per quanto riguarda la pelle. Certo, l'abbronzatura non è affatto
disgustosa da vedere rispetto ad un pallore "troppo" latteo e che ispira
tutt'altro che salute, ma sembra che a nulla servano gli appelli degli
specialisti nell'allarmare le donne e i bambini da un'esposizione
prolungata al sole estivo.
Per il fisico, dagli anni '50 del secolo scorso il discorso è ben
peggiorato: dai fianchi generosi di miti immortali come la Monroe o la
bellissima Hayworth siamo giunti, dopo un travagliato percorso, a
fianchi quasi inesistenti, ossa del bacino in vista, costole sporgenti.
Mi si potrà obiettare che "troppo grasso fa male", ma la mia non è per
nulla un'esaltazione dell'abbondanza indiscriminata su fianchi e glutei,
ma un'esaltazione del giusto, dell'equilibrio, della salute.
Personalmente non amo personaggi come Dita Von Teese, ma il suo rilancio
delle curve come arma della sensualità femminile è tutt'altro che da
tralasciare (e dire che nel nostro paese ci sono donne che hanno
iniziato questa ribalta già parecchi or sono, e sto parlando della
bellissima Roxy Rose, la "burlesque woman" italiana che
ho potuto ammirare all'opera lo scorso anno).
Il problema è proprio questo: gli eccessi. Nel mondo odierno siamo
abituati a bombardamenti mediatici di ogni tipo, che ci propongono ogni
giorno eccessi che vanno dalle furiose litigate dei talk show agli
"strazianti" servizi del telegiornale su uomini e/o donne obesi che
chiedono aiuto per salvarsi la vita ad appelli di genitori che cercano
di salvare le proprie figlie dal mito della magrezza eccessiva. Quante
volte sentiamo o leggiamo di modelle appena 15enni morte d'anoressia?
Molte, ma sembra che non bastino mai per destare l'attenzione su un
problema reale, che non riguarda soltanto il mondo delle passerelle. Chi
mi conosce sa come sono fatta, sa che non lesino mistero sulla mia
taglia 46, sa che sono nel mondo della fotografia e dello spettacolo, e
posso dirvi per certo che quello dei disturbi alimentari è un problema
più diffuso di quanto sembri. Una figlia che fa la velina è certo un
vanto, mi chiedo come possa esserlo una figlia sfruttata, vittima dei
media, che oggi è esaltata e domani, quando magari metterà su qualche kg
di "troppo", sarà gettata in un angolo, a favore della nuova arrivata.
Fin qui, niente di nuovo. Si sa che il mondo dell'alta moda funziona
così. Ma qui non si tratta solo di alta moda, si tratta di un ambiente
underground, di una "guerra tra poveri": ho sentito più di una volta
colleghe fotomodelle (e notate, parlo di fotomodelle al mio livello,
ragazze non legate alle agenzie ma che, il più delle volte, si cercano i
fotografi sui portali del web) asserire che "il giorno prima dello
shooting, si mangia soltanto una mela, e per un'intera settimana niente
pasta". (Se contate che posso mangiare per motivi di salute la pasta solo una volta alla settimana, potete immaginare come scattano i miei nervi di fronte a cose simili).
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| Eccomi in versione pin-up per mano di Giulio Masoero |
Direi
che l'affermazione si commenta da sola. E non parliamo dei contest dove
in palio non c'è nulla, dove tra poco devi pagare per partecipare, dove
se sei una 44 sei grassa. Per cortesia, questo ragionamento lo accetto
da un'agenzia (e già a stento), o da un noto brand di moda. Non dal
primo locale che si mette in testa di fare una sfilata, facendo sfilare
le amiche senza neppure retribuirle. Grasse sì, ma sceme no. Almeno non
del tutto. Gelose? Neanche un po'. Nessuno dei miei partner si è mai
lamentato della vita stretta e dei miei fianchi larghi, chi non apprezza
o non ha apprezzato ha detto la sua (talvolta non senza provocare
dolore, lo ammetto) e si è voltato dall'altra parte, ma vivo lo stesso.
E così continuo la mia lotta, magari scattando meno ma sapendo che la mia
salute va bene (o perlomeno, è nella norma) e che qualcuno, finalmente,
comincia a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi (chiedo scusa
alla sensibilità dei vegani e dei vegetariani, ma l'esempio rendeva
bene).