Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post

giovedì 17 ottobre 2013

Recensione "La figlia di Omero" di Robert Graves

Probabilmente, non sono il tipo di persona più adatta a recensire un libro simile. Non ho mai amato i poemi epici come meriterebbero, sebbene io ami il mondo antico, ma se ne siete appassionati questa è la storia che fa per voi. 
Pubblicato nel 1955, il libro di Robert Graves prende spunto da alcune teorie avanzate nel 1896 da Samuel Butler sull'origine probabilmente femminile dell'Odissea; egli era convinto che tale opera non fosse ambientata in Grecia quanto in Sicilia, in particolar modo a Trapani, l'antica Drepana. Le teorie di Butler non ebbero molto successo negli ambienti accademici, sebbene già nell'antichità autori come Strabone avessero avanzato ipotesi circa la composizione per mano femminile dell'Odissea. L'autrice sarebbe la principessa Nausicaa, figlia del re di Scheria (Trapani, appunto). Gli esperti concordano soltanto sul fatto che l'Iliade e l'Odissea non siano figli della stessa mano e che, proprio come scrive Graves, il primo sia un poema scritto da uomini per uomini, al contrario del secondo. 

Graves, quindi, parte da questi presupposti per sviluppare il suo romanzo che, vi dirò con tutta sincerità, non mi ha entusiasmato granché, salvo poi risollevarsi verso la fine della narrazione. Siamo in Sicilia, nel pieno della colonizzazione greca del nostro meridione, e la giovane principessa Nausicaa s'accinge a vivere un turbolento periodo della propria esistenza: giunta ormai al sedicesimo anno d'età, la sua mano viene promessa al miglior pretendente. Sullo sfondo c'è la scomparsa del fratello maggiore Laodamante, allontanatosi dal palazzo per compiacere la capricciosa moglie Ctimene, la quale voleva come dono una collana d'ambra; da qui gli eventi precipitano in modo rocambolesco, con l'allontanamento del re dal palazzo, la reggenza, i tentativi d'usurpazione del trono portati avanti dai cento e più pretendenti di Nausicaa, le morti e le vendette. 
In tutto questo frangente Nausicaa inizia a comporre un piccolo poema epico, traendo spunto da ciò che i suoi occhi hanno visto: è qui che si ottiene l'identificazione sostenuta da Butler e Graves. Nausicaa  non solo avrebbe adattato le sue vicissitudini personali alla storia di Ulisse (identificato con errore, come lei stessa afferma, con Odisseo) ma avrebbe ambientato tutta la faccenda in Sicilia, sulle Egadi, il territorio che conosceva al meglio. In questo modo ritroviamo Nausicaa alle prese con pretendenti noiosi macchiati di efferati delitti e che s'ingozzano a spese della famiglia reale (ebbene sì, i proci che tanto ambivano a sposare Penelope), un re lontano da casa (Ulisse), una moglie che lo attende al telaio (Penelope) e via dicendo. Il romanzo è pieno di similitudini. Nausicaa, nel suo componimento, apporterà delle modifiche per rendere il suo poema epico piacevole per un pubblico maschile, ma se il suo tocco femminile sia più o meno rintracciabile sarà un giudizio che spetterà ai posteri.

Ho, personalmente, apprezzato questo romanzo verso la fine, per via dei dialoghi spesso frammentati e arcaici, ma la fine del libro è avvincente e vi solleverà dai dubbi accumulati durante la lettura. 

Voto: 7/10




mercoledì 24 luglio 2013

Le Vie Cave etrusche di Pitigliano

Un luogo poco conosciuto, di una civiltà scomparsa altrettanto poco conosciuta: gli Etruschi. Durante le mie trascorse vacanze in provincia di Grosseto ho potuto visitare le Vie Cave di Pitigliano, un luogo assolutamente magico...e non solo per le cave scavate nel tufo. Pitigliano vi riporterà indietro nel tempo, vi trasporterà in un'atmosfera fantasy, degna del miglior colossal americano. Le Vie Cave costituivano una via di comunicazione che collegava gli attuali comuni di Pitigliano, Sovana e Sorano, diventando una diramazione della via Clodia in età romana. 

Purtroppo la qualità delle mie foto non è delle migliori, all'epoca non possedevo ancora la Reflex e la compattina faceva i capricci. Ad ogni modo, in rete ci sono immagini suggestive ma la sensazione di tornare indietro a quasi 3000 anni fa, prima ancora dell'impero romano, è indescrivibile se pensiamo che  molto del mondo etrusco è ancora da scoprire e decifrare. 











sabato 27 ottobre 2012

La battaglia di Ponte Milvio

Ciao a tutti! Siamo giunti ormai anche alla fine di ottobre, e il mio blog ha da un mesetto compiuto il primo anno di vita :) Dire che me ne sono accorta in ritardo è scontato, ahah :) Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare tutti voi che, con le vostre letture, lo avete mantenuto vivo nonostante la mia assenza negli ultimi mesi ^^

Oggi vorrei tornare alle origini, quindi abbandonare la fotografia e parlare di Storia. Quella con la S maiuscola. Dopodomani, 28 ottobre, si celebra l'anniversario della battaglia del ponte Milvio (o Saxa Rubra,  una attuale frazione di Roma chiamata così durante l'antichità per la presenza di tufo rosso) tra Costantino e il rivale Massenzio. Forse capirete meglio di cosa sto parlando se vi dico che il ponte Milvio è il luogo dove i giovani innamorati romani sono soliti apporre i loro lucchetti dopo l'uscita di un noto film d'amore ;)
Era il 28 ottobre del 312, esattamente 1700 anni fa. Una data che cambiò le sorti dell'impero e non solo. L'episodio è noto ai più per la famosa visione che Costantino ebbe, sembra, la notte prima dello scontro, sebbene ci siano a proposito fonti discordanti; è Eusebio che ne "La Vita di Costantino" del 325 ci riporta la versione più conosciuta, sembrerebbe fornita dallo stesso Costantino, che avrebbe visto mentre marciava con il suo esercito una croce lucente nel cielo, riportante il motto in greco "Εν Τουτω Νικα", tradotto in latino con "In hoc signo vinces" (In questo segno vincerai). Sulle prime Costantino non capì, ma durante la notte Cristo gli apparve in sogno, spiegandogli che avrebbe riportato una vittoria usando la croce contro i suoi nemici. Costantino lo fece, e vinse. Sembra che abbia fatto precedere le sue truppe dal monogramma di Cristo Chi-Ro, formato dalle due lettere XP, le prime due lettere che formano il nome di Cristo nell'alfabeto greco.
L'usurpatore Massenzio fu sconfitto (morendo annegato durante il crollo del ponte che lui stesso aveva fatto erigere) e Costantino, dopo qualche giorno, chiese di essere istruito su questa religione che ancora non conosceva. Con l'editto di Milano (anche se sarebbe corretto chiamarlo editto di Nicomedia) dell'anno successivo, egli riconobbe la libertà di culto in tutto l'impero, ponendo fine alle persecuzioni religiose. Molto si è dibattuto, e si dibatte ancora, sulla conversione di Costantino. Secondo alcuni storici, la religione fu per Costantino soltanto uno strumento politico, adoperata insomma per ingraziarsi i sudditi e l'esercito, ma più o meno tutti concordano sul fatto che dopo la battaglia di Ponte Milvio egli si avvicinò al cristianesimo (ci sono un sacco di letture a tal proposito, tra cui Augusto Fraschetti e Paul Veyne). 

Tornando allo scontro, dicevo prima che ci sono diverse interpretazioni. Secondo alcuni, la visione di Costantino sarebbe avvenuta nei pressi di Torino sul monte del Musiné (luogo di presunti avvistamenti alieni, pure) o in altre zone d'Italia durante l'inseguimento a Massenzio. Altri autori dell'epoca come Lattanzio non parlano della visione, ma semplicemente dell'ordine di apporre il simbolo della croce sugli scudi dei soldati senza specificare da chi fosse provenuto quell'ordine e perché. Ci sarebbero anche delle spiegazioni pagane, ma per tutto questo vi rimando alla pagina di Wikipedia dove l'episodio è descritto abbastanza nel dettaglio.

Insomma, si è trattato di un episodio destinato a cambiare il corso degli eventi per l'impero ma anche per le nostre vite, sebbene ritengo che la battaglia "chiave" per il passaggio dal paganesimo al culto cristiano sia quella presso il fiume Frigido nel 394, con protagonista il sovrano Teodosio I. Fu infatti con Teodosio che la Chiesa cristiana iniziò a profilarsi come quella che conosciamo, influenzando le scelte degli imperatori (non dimentichiamoci che Teodosio affidò l'istruzione dei suoi figli al cristiano Ambrogio e non a un precettore pagano). 

Per saperne di più:
Paul Veyne, "Quando l'Europa è diventata cristiana (392-394)", Collezione Storica Garzanti, Milano, 2008

lunedì 1 ottobre 2012

Shooting: Susa Segusium, 2010-2012

Nel settembre dell'ormai lontano 2010, mi recai a Susa per realizzare uno shooting in abito storico, accompagnata da altre modelle e dallo staff di un sito (forse ve ne avevo già parlato, ma francamente non ricordo). Nello stesso giorno si teneva la rievocazione storica "Susa Segusium", di cui ero, senza nascondere l'orgoglio, la ragazza in locandina. 
Il sito oggi non esiste più, restano i ricordi di una giornata piacevole.

Lo scorso venerdì sono tornata a Susa, dopo due anni. Avevo in programma uno shooting a tema gotico-medioevale, e non riuscivamo a trovare la location adatta. Susa è circa 50 km da Torino, dunque un po' distante, ma con qualche accorgimento logistico siamo riusciti a organizzarci e a sceglierla come luogo del set. Inutile dire che lo sfondo del nostro lavoro è stato ciò che rimane dell'acquedotto (databile attorno al 375-378 d.C.), assieme all'arco di Augusto e all'arena. 
Fotografi del giorno Mario Bosio, Max Prono e Lele, modella assieme a me la bellissima Gwen, giunta apposta da Roma. 

L'idea di base era uno shooting gotico con qualche tocco di medioevale, ma quando abbiamo scelto Susa ho deciso di effettuare una variazione sul tema. Chi mi segue su Deviantart (o chi, semplicemente, lo usa) sa bene che cosa sono gli stock. Ultimamente io e Lele ne abbiamo realizzato proprio uno in stile romano-greco, oltre che  a uno shooting nella bellissima location calabrese di Ricadi. Mancava però da immortalare  al di fuori dello stock la tunica rossa, identica a quella blu che avevo usato per gli scatti "greci", e quale posto migliore per diventare una dea romana? 
Sulla mia pagina Facebook qualcuno mi ha chiesto quanto ho speso per "assemblare" questo costume. Volete saperlo? :) Meno di 20€! Il consiglio che posso darvi è di riciclare la bigiotteria della mamma o della nonna, possibilmente di colore dorato, oppure di dare un'occhiata nei negozietti specializzati o nei mercatini. La coroncina che indosso è una semplicissima collana, infatti :) Non avete bisogno di scarpe all'ultima moda super accessoriate e con tacco 12, bastano delle ballerine in tinta uniforme o, meglio ancora, dei sandali. E' ovvio che più potrete spendere e meglio potrete agghindarvi. 
La stola è un vecchio tessuto regalatomi da un amico, che doveva diventare un mantello medioevale e che, per mia fortuna, è sempre rimasto chiuso in una busta, attendendo di trovare qualcuno capace di cucirlo. E così, con un po' d'inventiva, è diventato una lunga toga con tanto di strascico. Vi ricordo che non sono qui per fare rievocazione storica, i miei sono scatti puramente evocativi, quindi se volete una descrizione dettagliata su come realizzare un costume da donna d'età romana vi consiglio di cercala in rete o di sbirciare (su Facebook trovate molte pagine, meglio ancora su Flickr) le foto dei gruppi rievocativi.

Quindi non mi resta che mostrarvi gli scatti della giornata, ricordandovi di lasciare un commento se vi piace il tutto :)

Roman Times

Segusium


Gli scatti gotici...

Danielle

Danielle


Gli scatti del 2010 sono invece firmati Giancarlo Bergamasco

domenica 29 luglio 2012

Shooting: Pagan Goddess

I'm so proud of these images. We worked on this project for almost two months, looking for the properly location and the perfect look. Then, one day, I found this beautiful blue dress with golden border and belt, and it has been love at first sight. 
The location is the norman tower of Ricadi (VV), a magic place! All around you could breath centuries of history, the wild nature made me think to be in Greece. After one hour of hair style and a long journey by car, we reached our destination and managed to take this shots!

Greek Goddess


Greek Goddess

sabato 7 luglio 2012

Scorci romani a Vibo Valentia

Ciao fiorellini!

Mi sono accorta soltanto oggi di aver superato le 10.000 visite al blog, quindi vorrei ringraziarvi tutti/tutte con un abbraccio immenso! Grazie! Non me lo sarei mai aspettato!

Detto ciò, oggi vorrei aggiornarvi su un post che avevo scritto qualche settimana fa relativo alla domus romana scoperta a Vibo Valentia. Bene, mi sono ovviamente fatta accompagnare sul luogo dove ho potuto costatare il livello di immobilità assoluta che concerne questo scavo. I resti sono stati coperti con un semplice velo di plastica fermato con dei mattoni, e ancora nulla è stato deciso in merito. Tenendo presente che non sono un'archeologa e non voglio impegnarmi in discorsi che non sono di mia stretta competenza, mi sembra d'aver visto un'ulteriore copertura del sito, su cui tanto si è vociferato verso fine maggio.




At work!

Voci sui giornali assicuravano che il sito sarebbe rimasto coperto ma da una lastra di vetro (in modo da rendere visibile a tutti la storia millenaria della città), ma al momento non vi sono novità. Staremo a vedere...




lunedì 4 giugno 2012

La Calabria e il suo (triste) passato...e non solo!

Oggi vi scrivo in italiano. Di getto, come la maggior parte dei miei post. Senza pensarci troppo su, forse senza riflettere molto su ciò che scrivo, forse rendendomi pure antipatica. Pazienza.

Qualche giorno fa, ho appreso la notizia di un fantastico ritrovamento archeologico nel pieno centro di Vibo Valentia, città che, come sapete, visito parecchie volte l'anno. Situata a due passi dal corso pedonale e dai negozi, sotto la striscia d'asfalto è emersa una domus romana (della cui datazione non ho notizie in merito), facendo riaffiorare in via Marco Tullio Cicerone (che coincidenza, eh?) reminiscenze del passato romano di questa città antichissima. Fantastico, una notizia eccellente per una cittadina che potrebbe (e dico potrebbe) tranquillamente vivere dei suoi reperti archeologici tra Greci, Romani e Normanni ma che, come nella maggior parte dei casi, è vittima dell'incuria e del tempo che trascorre inesorabile. Sì, perché sembra che il sito sarà nuovamente ricoperto d'asfalto per "consentirne la preservazione per il futuro non essendo oggi le autorità in grado di mantenerne la conservazione a causa della carenza dei fondi" (cito testualmente le parole del giornalista Francesco Ridolfi, autore dell'articolo visionabile qui). 
               


Questa notizia lascia una grande amarezza. Un nuovo colpo all'identità di una regione ricca di passato che si cerca di cancellare (sempre a proposito di Vibo, mi vengono in mente il camminamento lungo le mura greche e quel "parco archeologico" ricoperto di erbacce, senza dimenticare i resti greci sotto il palazzo della Guardia di Finanza, tristemente coperti da una tettoria in eternit). Vibo Valentia dista appena 10 km dal mare, non è una località balneare rinomata, va bene, ma potrebbe diventare una di quelle "mete turistiche" che tanto piacciono ai visitatori stranieri (quando mi sono recata al castello, infatti, eravamo gli unici italiani). Dall'altro lato della regione, sulla costa ionica, spicca invece il ritrovamento della domus di Gioiosa Ionica, dapprima dimenticata e poi riportata alle glorie televisive grazie alla visita bandita dal FAI. In un articolo del 19-11-2011, si denunciava il silenzio assoluto delle istituzioni riguardo agli scavi e il pensiero fisso dei curiosi, che anziché mostrare interesse, domandavano se e quanto gli operai al lavoro fossero pagati. Sono trascorsi i mesi, e i mosaici della villa in contrada Mafalda hanno registrato un boom di visite. 
La gente va invogliata, va spronata, va incuriosita. Basta con queste lagnanze "i giovani sono il futuro". Non possiamo pretendere che i ragazzi provino interesse per ciò che i loro stessi genitori non considerano. Non lamentiamoci poi se il settore "forte" della nostra economica (quello turistico) va a rotoli. Non parlo solo del Sud, in tutta Italia ho letto di siti distrutti o ricoperti perché "di scarso interesse". 
Cerchiamo piuttosto di dare nuovo impulso al turismo storico-culturale anche con l'aiuto di volontari, che non sono per niente risorse da sfruttare al massimo perché non pagate. In tempi di disoccupazione come questi, il volontariato è un bene preziosissimo. La questione dei fondi è un'altra, e purtroppo è molto concreta, ma proviamo prima a superare lo scalino del disinteresse generale. Non tutto gravita attorno al denaro. Si parla sempre di antenati, di avi e via dicendo, peccato che si faccia ben poco per glorificare la loro presenza.

Articoli:

http://www.ilquotidianoweb.it/news/350712/Una-domus-romana-scoperta-ad-un-passo-dal-corso.html

http://www.edicoladipinuccio.it/cultura/beni-culturali-cultura/domus-romana-gli-scavi-proseguono-tra-mille-difficolta-silenzio-delle-istituzioni-disinteresse-delle-associazioni-locali

http://www.edicoladipinuccio.it/cultura/beni-culturali-cultura/giornate-fai-di-primavera-nella-provincia-di-reggio-visitabili-oggi-e-domani-i-mosaici-della-villa-romana-del-naniglio-di-gioiosa-ionica-vedremo-un-parco-archeologico-anche-a-cinquefrondi/


lunedì 30 aprile 2012

Shooting: Castell'Arquato



Hi little flowers of mine =) Last week I had two wonderful days of shooting, the first in Milan and the second in the beautiful medieval town of Castell'Arquato, near Piacenza. It's always a pleasure for me to visit and take pics at the same time, Castell'Arquato is famous for its historical reenactment during the first half of september and it's the tipical medieval town on the hills surrounded by strong walls.
Most of the structures has been, anyway, modified during XVIII century by romantic architects, so some parts aren't autenthic.
It has been great walking through the town dressed like a medieval lady (or a princess, as some children called me haha), I hope to come back in september for the fair :)

I'd like to thank Stema Photography for the pictures and the visit also in the small Vicolengo, here are the official sites of the sites if you wanna have more informations about ;)

http://www.castellodivigoleno.it/

Castell'Arquato official website

Some pics of the shooting:

Castell'Arquato

StemaPhotography

giovedì 29 marzo 2012

La Calabria e il suo (triste) presente...


Oggi vi scrivo per parlarvi di uno spettacolo a dir poco inglorioso di quella bellissima regione che è la Calabria.  Sapete benissimo che adoro alla follia le cittadine di Pizzo Calabro e Tropea, ma anche loro non sono immuni da una piaga che (purtroppo) il nostro territorio conosce bene: il degrado ambientale. Ho avuto modo di “testare” questa realtà l’estate scorsa a Pennello, una località vicina a Vibo Marina dichiarata nel 2010 uno dei luoghi più inquinati dell’area vibonese (divieto di balneazione emesso a maggio 2011, per altro non segnalato!), e oggi l’ho sperimentata nuovamente con la spiaggetta che accompagna la bellissima chiesa di Piedigrotta.
Andiamo con ordine. La chiesetta di Piedigrotta ha da tempo superato (dicono) i bronzi di Riace per numero di visitatori, ma a noi la visita si preannuncia già storta: dopo aver acquistato il biglietto, scopriamo con rammarico di aver speso inutilmente il denaro. Non c’era nessun custode, la chiesetta è aperta e a entrata libera. Si tratta di un monumento particolare, costruito nel XVII secolo da alcuni naufraghi napoletani sopravvissuti ad una tempesta in mare, durante la quale avevano fatto voto di erigere una cappella votiva se fossero sopravvissuti alle intemperie. Lo fecero, e il risultato è a dir poco stupefacente: il mare la sta lentamente erodendo (in alcuni tratti era un po’ allagata), i colori sono ormai sbiaditi ma le statuette stupiscono per il lavoro paziente degli scalpellini. Da segnalare un piccolo presepe e delle bellissime decorazioni con tematiche  navali sul soffitto. Purtroppo lo stato di conservazione comincia a divenire precario, e se siete claustrofobici potreste sentirvi male (io non lo sono, ma si avverte uno strano senso di oppressione). Merita comunque una visita magari di sera, quando è illuminata a dovere. 

Piedigrotta

Ma veniamo alla parte dolente. La chiesa si affaccia sul mare, il che contribuisce al suo fascino. Il problema è che lo stato della spiaggia è vergognoso! Quella che ho ammirato è una vera discarica a cielo aperto, affacciata su acque cristalline dove, purtroppo, si erge la bandiera rossa.






Bottiglie di plastica, polistirolo, spugne, confezioni di veleno per topi e insetticidi, resti di ciabatte, alghe, carcasse di animali, buste di plastica: questo è ciò che abbiamo avuto modo di vedere e immortalare nelle nostre fotografie.  È questo ciò che vogliamo lasciare ai nostri figli? Sembrerà una frase fatta, ma come disse Severgnini tempo fa su una rivista, dobbiamo metterci in testa che il futuro siamo noi, il miglioramento è possibile ma deve partire da noi e non dalla frase “che ci volete fare, siamo italiani”. Cambiare è possibile, evitare scempi come questo è possibile. Pizzo, la Calabria, ma tutti gli altri luoghi colpiti da questo degrado (spesso provocato da turisti maleducati o da cittadini con poco senso civico e ambientale) possono essere recuperati, e devono essere tutelati. Consiglierei a tutti una passeggiata in questi luoghi anziché riempirsi la testa con show televisivi dal dubbio valore. Quelle sono le spiagge su cui sbarcò Murat. Spero che, almeno lui, ne abbia conservato un ricordo migliore.

mercoledì 28 marzo 2012

Shooting: Briatico

These pictures are taken from my last shooting, taken in Briatico (VV, Italy).
This medieval tower by the sea is almost a ruin, destroyed by some earthquakes but very suggestive!

LeLe Photography




Aggiungi didascalia


All pics by LeLe Photography
FB: http://www.facebook.com/lelephotos / www.facebook.com/daniellefiorefotomodella
Official site: http://www.lelephotography.altervista.org
Flickr: http://www.flickr.com/photos/lelephotography/

lunedì 23 gennaio 2012

Recensione "Il sangue dei Gracchi" di Luca Canali


E' da parecchio che non vi scrivo un bel post... Ultimamente ho la testa altrove, più che altro negli innumerevoli libri che mi sono procurata di recente e che devo leggere entro una determinata scadenza. Ce la farò. Oggi volevo parlarvi di uno di questi libri, appena terminato e quindi relativamente "fresco": sto parlando de "Il sangue dei Gracchi" di Luca Canali, autore prolifico e con un curriculum alle spalle di degno rispetto.

Il volume in questione è un libricino di appena 190 pagine, che vedevo da molto tempo sullo scaffale e della biblioteca e meditavo di leggere. Sulle prime ammetto di aver covato una certa perplessità nei confronti dell’autore, soprattutto per il suo intento di analizzare un periodo “caldo” della storia repubblicana di Roma fornendo scenari alternativi. Questo, almeno, è ciò che ci trasmette l’introduzione. Proseguendo la lettura, ci rendiamo conto, al contrario, che l’intento di Canali è perfettamente un altro: cercare di capire cosa spinse all'assassinio di due notissime figure politiche, e perché.

Il libro ruota attorno ad un avvenimento chiave del II secolo a.C., l’assassinio dei Gracchi, i due fratelli tribuni della plebe che con le loro riforme rischiarono di infliggere un duro colpo all’aristocrazia senatoria. E’ indubbio che se Tiberio e Gaio Gracco non fossero stati assassinati il panorama storico sarebbe stato diverso. Forse Roma non avrebbe inaugurato quel secolo di sangue descritto da Canali, forse non si sarebbe mai giunti alle guerre civili, forse Cesare non avrebbe mai preso il potere, forse… Troppi forse. Come scrive Canali, la storia non può essere fatta “con i sé e con i ma”.

Resta che la storia andò come la conosciamo: dopo aver fatto approvare una riforma agraria che, se fosse stata applicata correttamente, avrebbe di fatto danneggiato e non poco gli interessi dell’aristocrazia senatoria, i due Gracchi andarono incontro ad una fine orribile. Appartenenti all’illustre gens Cornelia da parte di madre (la celebre Cornelia, figlia di Scipione l’Africano, nipote del console Lucio Emilio Paolo e suocera di Scipione Emilano, la donna che rifiutò la proposta di matrimonio di Tolomeo VIII d’Egitto quando restò vedova per dedicarsi all'educazione dei figli), i Gracchi poterono aspirare al tribunato della plebe grazie al ramo paterno, di origine plebea. Grandi riformatori, erano tuttavia due figure molto diverse. Gaio, più giovane del fratello di nove anni, viene ricordato da Canali come un eccellente oratore, sebbene non riuscisse a contenere lo sdegno nei propri discorsi rivelando un animo focoso; più mite era invece Tiberio, il quale “arringava il popolo con solennità ma senza arroganza” (Canali, 2004, Piemme, p.32). Fu proprio la loro differenza anagrafica che gli impedì di unire le forze. Due figure insomma sfortunate, l’una (Tiberio) uccisa a bastonate e gettata nel Tevere senza che i suoi fedelissimi potessero recuperarne le spoglie, l’altra (Gaio) costretta al suicidio per non incappare nell’ira dei suoi nemici.

Un argomento insomma complesso, che è difficile riassumere in una recensione. Chi non avesse conoscenze basilari in materia non si deve scoraggiare: Canali ha ordinato il libro in due parti, in cui spiega brevemente il sistema romano dal cursus honorum all’esercito, passando dall'imperialismo all'agricoltura con tanto di fonti letterarie e storiche a supporto.

Voto: 8/10 



sabato 26 novembre 2011

Barbari e romani, dominatori e sudditi

Questo articolo lo scrissi due anni fa per il sito di modelle "modelleperlastoria", oggi non più online. L'argomento del set fotografico era il rapporto tra barbari e romani, interpretato in prima persona da me nei duplici panni di prigioniera.


Un copione letto ed analizzato da storici, archeologi, scrittori e registi su cui si sono gettati fiumi d'inchiostro nel corso dei secoli. Ma qual è stata l'essenza di questo rapporto problematico che ha caratterizzato una delle civiltà dominanti del mondo antico accompagnandola dalle origini siano alla sua, straziata, fine?
Generalmente, la storiografia ha identificato i barbari quali i veri responsabili della caduta dell'impero Romano, accusando le loro scorrerie all'interno dei confini e la loro fame di ricchezza che li istigava al saccheggio ed alle violenze, senza tuttavia cercare di indagare a fondo quali potessero essere le cause di questa inimicizia verso Roma. Innanzi tutto, non bisogna tralasciare che Roma, quando e dove possibile, preferiva cedere alle trattative diplomatiche anziché alla coercizione e che l'arrivo dei barbari nell'impero non fu una migrazione violenta, ma un movimento di uomini, donne, anziani e bambini disperati che scappavano dalla fame ed aspiravano a divenire parte dello splendore che l'Urbe rappresentava. I barbari indubbiamente contribuirono al declino di Roma sul finire del V secolo, ma agirono tutto sommato in buona fede per tentare di divenire parte della superiore civiltà romana. Se poi non vi riuscirono, questo è dipeso dal corso degli eventi.
Lo scopo del set fotografico realizzato nel settembre 2009 sulle colline di Superga, sopra Torino, era tentare di riportare alla luce quello che fu il drammatico incontro tra due culture completamente differenti, la romana e la barbara, in questo caso impersonata dalla fotomodella Danielle Fiore in un abito di foggia celtica verde brillante, volto a simboleggiare anche il contatto che queste popolazioni straniere a Roma avevano con la natura. Danielle, che nella vita studia proprio storia romana, si è così calata nei panni della sacerdotessa barbarica rapita e portata a Roma in catene (anche se durante il set si sono utilizzato delle più semplici corde) da due legionari, interpretati da Alex Cunsolo e socio, responsabili del sito "Modelle per la Storia". Il set si è volutamente snodato in due parti, amalgamate tra loro dal lavoro del fotografo Dr Fatso, e che dividono perfettamente la storia in due momenti: il ratto della sacerdotessa, dapprima protetta da un armigero (impersonato dal musicista Haron Wolf) e poi scovata all'interno del suo bosco sacro e trascinata via, verso la prigionia. Prima di giungere a Roma, tuttavia, sul sentiero in terra straniera ecco sopraggiungere un secondo barbaro (lo stesso Dr Fatso), che armato di pugnale e scudo tenta di liberare la donna dalle grinfie dei Romani. Tentativo inutile.
La seconda parte della nostra storia si riapre in un'immaginaria collina che si affaccia su Roma, dove la sacerdotessa abbandona il suo semplice abito verde per indossarne uno arancione dal taglio più ricercato - da matrona. Scopriamo così che la barbara Danielle è stata adottata dal centurione Alex che, con fare estremamente orgoglioso, le mostra i terreni della sua proprietà. E lei, nei suoi nuovi panni di Flavia Valeria, non può che osservare compiaciuta. Un tentativo di integrazione andato a buon fine, dunque.
Se la storia si fosse mossa come gli eventi narrati in questo romanzo, forse il passaggio dal mondo romano ai regni romano-barbarici, e il conseguente medioevo, sarebbe stato meno traumatico (mi si conceda questo riferimento, seppur breve, alla "if history").

- Articolo realizzato per il sito www.modelleperlastoria.net - 

giovedì 24 novembre 2011

Insieme...da 1500 anni

Credo che la foto si commenti da sola. Si tratta di un ritrovamento archeologico in una necropoli nei pressi di Modena, a dir poco entusiasmante: una coppia, adulta, sepolta assieme mano nella mano. Una rarità considerando la prassi sepolcrale dell'epoca, ma indubbiamente piena di fascino. E tenerezza. L'amore, quello vero, dura per sempre.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/11/23/foto/uniti_per_sempre-685309/3/

lunedì 21 novembre 2011

Recensione del romanzo "L'arciere del re" di Bernard Cornwell

Chi è appassionato di romanzi storici conoscerà sicuramente Bernard Cornwell, profilico autore anglosassone dalla penna facile e direi immediata. Ho letto due dei suoi romanzi, e ne sono rimasta completamente affascinata: sto parlando de "L'arciere del re" e del "Cavaliere nero". Mi manca purtroppo il terzo volume di questa saga dedicata alla ricerca del santo Graal, cioè "La spada e il calice", ma vedrò di procurarmelo.

Si tratta di una saga appunto, che vede come protagonista l'arciere Thomas di Hookton nel primo periodo noto come "guerra dei Cent'anni" (1342-1346). Thomas parte dall'Inghilterra per approdare in Francia combattendo come arciere per vendicare la morte del padre ma, soprattutto, la depredazione della lancia di san Giorgio custodita nel tetto della chiesa del suo villaggio natio, di cui il padre era prete (sì, Thomas era figlio illegittimo). A capo di questa spedizione francese c'è un personaggio misterioso, di nome Harlequin. 

Thomas inizia così a viaggiare per la Francia in un territorio ostile agli inglesi, costellato da insuccessi militari incessanti. Gli inglesi riescono a conquistare il villaggio di la Roche - Derrien (dove Thomas inizia una travagliata relazione con Jeanne, la contessa di Armorica) e dopo essere fuggito all'assedio di Caen, re Enrico d'Inghilterra è costretto ad accettare lo scontro. Siamo nei pressi di Crécy, l'ultimo atto del libro. Si tratta della battaglia in cui si manifestò la superiorità degli arcieri inglesi sulla cavalleria francese. Tra i francesi c'è di nuovo l'Harlequin che, come Thomas scopre, brandisce la lancia di san Giorgio credendosi invincibile: secondo la leggenda, infatti, la lancia donerebbe invincibilità a chi la possiede, rendendo la missione di trovare il santo Graal un dovere per ogni buon cristiano. Durante la battaglia, Thomas trova la lancia ma l'Harlequin è ancora vivo e potrebbe essere il possessore del Graal.
Da qui parte una nuova avventura per Thomas, che si porterà al seguito la moglie francese Leonore. Sopravviverà al massacro di Crécy, ma non tutti saranno fortunati come lui: il suo capitano, William Skeat, riceverà un brutto fendente alla testa poco dopo esser stato nominato Sir.

Il secondo libro è incentrato sulle vicende di Thomas a proposito del santo Graal e della sua ricerca,  e presenta la belle Leonore incinta del nostro eroe.

Personalmente, il primo libro mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in pochissimi giorni nonostante le numerose pagine (la mia edizione ne conta quasi 400), e mi ha appassionato soprattutto per la perfetta ricostruzione storica della battaglia di Crécy. Cornwell non ha lesinato i particolari anche più macabri, come gli stupri sulle donne e gli aspetti più sanguinolenti della guerra. Lo consiglierei però ad un pubblico non troppo sensibile a certi aspetti, non necessariamente solo maschile, tuttavia.

Voto: 8/10

mercoledì 16 novembre 2011

La Calabria e il suo passato

Approfittando delle vacanze in Calabria, mi sono fatta accompagnare in una delle città più antiche di questa regione, Mileto. Memore delle lezioni di storia greca e medioevale all’università e, forse, illusa dalle belle foto trovate in rete, mi preparo con entusiasmo alla gita. 
Giunti sul luogo, la delusione è lampante: la famosa città magno greca fondata dall’omonimo ecista, terra natia di Ruggero I d’Altavilla, si snoda in mezzo alle colline, attraversata da una strada principale alquanto trafficata; le indicazioni che conducono all’area archeologica sono scarse, quasi tutte in prossimità del museo diocesano dedicato a papa Gregorio VII. Dopo aver percorso una strada dall’asfalto irregolare e seguendo le tappe della via Crucis, finalmente troviamo un residente che ci spiega la strada per raggiungere le rovine. La strada è segnata come interrotta a 200 metri. Decidiamo di proseguire, viste anche le auto che la percorrono in senso opposto. Sulla collina si scorge imponente il resto del muraglione normanno, preceduto da una chiesetta. Tutto ben recintato e chiuso da un cancello che recita, tra i numerosi divieti, “area archeologica medioevale”. Nessuno cui chiedere informazioni, nessun custode, il nulla. Solo un silenzio irreale, interrotto dal rumore delle auto. Sbirciando attraverso i cancelli (facili oltretutto da manomettere con un bel paio di guanti da lavoro e delle pinze), intravediamo i resti di alcune mura. 
Convinti dell'esistenza delle telecamere di sorveglianza decidiamo di desistere e recarci all'arcivescovado della cittadina per chiedere informazioni e visitare il museo.  Ci viene detto che non solo il museo è "momentaneamente" chiuso, ma che sul sito archeologico ci sono soltanto "dei muri" e, di conseguenza, ben poco da vedere. Ma ciò che ci ha lasciato più perplessi è stata la seguente frase: "Entrate pure, basta che spostiate le catene del cancello. E' facile, ci entrano tutti". Sconvolta nel mio (forse) fin troppo sensibile animo di storica, mi faccio riportare sul sito del misfatto, dove scopro che sì, in effetti entrare a perlustrare non era poi così difficile, ma era meglio tornarci indossando degli anfibi e dei pantaloni più lunghi per non graffiarsi con il ferro arruginito. 

Questa sono io davanti al cancello dell'area archeologica
Vagando per il web qualche settimana fa, scopro alcune foto dell'area archeologica a me completamente ignote: altro che qualche muro, ci sono resti di colonne, capitelli, le rovine della cattedrale, tutto lasciato esposto alle intemperie senza la minima, e sottolineo minima cura in mezzo al gregge di pecore! E questo riguarda Mileto. 




Il castello di Vibo Valentia


Non parliamo di Vibo Valentia, dove soggiornavo. Rovine greche lasciate all'aperto, ricoperte dall'eternit, mosaici romani destinati a sparire per sempre perché esposti alla pioggia da almeno duemila anni, nessun cartello turistico tranne che nel castello, le cui mura sono state fortemente rimaneggiate. Il museo l'ho apprezzato parecchio, sia per il costo contenuto, sia per i reperti conservati: anfore, vasi, elmi greci e terracotte, senza dimenticare gli elementi più recenti della storia vibonese quali ceramiche decorate risalenti al XVIII secolo.

In posa sotto il torrione ;)
 L'ennesimo spreco per una regione bellissima che potrebbe vivere tranquillamente del proprio passato e dei propri ricordi.

martedì 15 novembre 2011

Qualcuno fermi Roberto Giacobbo!

Mi concentro stasera sulla figura del noto conduttore televisivo Roberto Giacobbo. Sì, esatto, quello di Voyager, che ci bombarda continuamente di uscite editoriali. Premessa: possiedo personalmente un suo libro (di gradevole lettura, pure) e ne ho letti molti altri in prestito, e non metto di certo in dubbio le sue conoscenze storiche o archeologiche ma, per favore, prima di andare in onda controlli ciò che dice.
Mi riferisco ad una puntata della sua trasmissione, che stavo seguendo un pò distrattamente (mi piace avere un sottofondo televisivo quando lavoro al découpage). Dopo l'ennesimo servizio, identico a tutti gli altri, sui templari e la benedetta cappella di Rosslyn in Scozia (con il ripetuto accenno a quella cavità sottorrenea sull'isola di Oak Island), annunciano il solito servizio sui gladiatori. Ovviamente, accantono il lavoro decorativo e comincio a seguire il tutto, mossa da un'innata passione personale verso le figure dei combattenti romani (vi lascio immaginare l'espressione gioiosa del mio fidanzato quando ha capito che avrei seguito interamente il servizio pronta a ribattere ogni minima affermazione, LOL).
E la mia reazione non tarda a giungere. Giacobbo, che si muoveva allegro tra le rovine di Pompei (che invidia!!!) annuncia l'imminente servizio su Spartaco. Inarco un sopracciglio, poiché si trattava della solita solfa (per carità, tanto di cappello a chi produce questi documentari perché sono la prima ad esserci cresciuta e se non fosse stato per loro difficilmente mi sarei avvicinata a questo mondo). Sia chiaro: non sono qui per sventolare al mondo che ho studiato e gli altri no, voglio semplicemente sottolineare la dubbia qualità di tali programmi definibili "culturali" e ovviamente per famiglie (e lo dice una cresciuta a pane e SuperQuark).
Dopo aver illustrato brevemente la storia di Spartaco, Giacobbo si lancia in uno dei suoi soliti flash datando la rivolta degli schiavi al 73 d.C. Parte il servizio, da parte mia il silenzio. Trascorrono i minuti, le frasi, le spiegazioni, ed io ancora in silenzio. Dopo circa 10 minuti, il risveglio: "CHE COSA HA DETTO?!".


Sì, stasera ho voglia di sdrammatizzare e farvi divertire. Riesumata da un coma voyageriano interrogo subito il povero e inerme fidanzato, chiedendo con insistenza: "ma hai sentito? ho sentito? avete sentito? ha detto dopo Cristo, vero?!". Figuriamoci lui, già scocciato e tutt'altro che storico (è un cuoco, se volete dare un'occhiata alle sue ricette visitate http://chefsoso.blogspot.com), risponde con un monosillabo: "Boh!".
Comincio allora a pormi mille interrogativi nella mia testa, domandandomi quale particolare non irrilevante avessi perso nelle appassionanti lezioni di storia romana, che cosa mi fossi persa leggendo e studiando i manuali, cosa non avessi capito in quasi 20 anni di documentari alle spalle a proposito di Spartaco. No perché, errare è pur sempre umano, anche se laureata capita ogni tanto di dimenticarmi qualche data (lo so, non dovrebbe succedere e mi arrabbio tantissimo quando accade, mea culpa!) quindi magari ero stata io a confondere le datazioni. Eppure, ero così convinta... Ero così sicura che Spartaco si collocasse in età repubblicana, la via Appia, i suoi compagni crocifissi da Crasso...Dai su, sono cose che avrò sentito almeno un milione di volte dalle elementari... Dubbi amletici. Il pensiero che corre ai miei docenti. "Ma allora non ho capito davvero un tubo di quello che hanno spiegato!", penso. Castello di carte che s'infrange, voi non potete capire per una storica che sconfitta personale sbagliare la data della rivolta di Spartaco. Mille quesiti.


Ecco il nostro eroe!
Il servizio prosegue, e il narratore finalmente esordisce con la giusta datazione, il 73 AVANTI Cristo. Il fidanzato mi guarda. Come direbbe un mio amico, compagno di università nonché storico prossimo alla laurea, "gigalol, immenso EPIC FAIL!". Il nostro Giacobbo aveva "leggermente" confuso il 73 avanti Cristo con il 73 dopo Cristo, che era tutta un'altra epoca (quella imperiale). "Ecco, hai visto?!", dico trionfante al mio povero cuoco, "Mi sembrava strano!". Per tutta risposta, mi becco un sopracciglio inarcato. Ma lo amo lo stesso, LOL. Poverino, lo capisco pure.
Resta che il nostro presentatore aveva traslato di un tantinello la datazione storica, giusto quel che serve per attaccarsi al Colosseo (la cui costruzione è ben posteriore a Spartaco, databile al 72 d.C. per opera di Vespasiano sullo spazio destinato alla statua del colosso di Nerone). Insomma, sempre 73 era, ma con giusto qualche imperatore di mezzo tralasciato e una morte, quella di Cesare, alla fine dei conti irrilevante per la storia di Roma. Giacobbo, Giacobbo, stai più attento la prossima volta ;) 

lunedì 19 settembre 2011

Mi presento...

Eccomi qua!
Benvenuti nel mio spazio!
Sono Danielle Fiore, ho 25 anni e sono torinese. Nella vita sono laureata in storia romana e poso come fotomodella dal lontano 2008. Ho recitato come attrice in teatro per oltre 11 anni, approdando poi al canto lirico e, infine, al mondo del metal in cui sono attualmente impegnata nelle band Historica e Impaled Bitch.
Adoro i gatti tutto ciò che concerne l'arte, soprattutto quella fai-da-te come il découpage.

Ampio spazio è dedicato in questo blog al tema della storiografia, la mia più grande passione, senza però dimenticare la fotografia e la musica. 
Il blog è stato organizzato per darvi una lettura il più semplice possibile, con le varie pagine in alto e i contatti sulla destra (non dimenticate di dare un'occhiata al mio slide show e al mio photostream di Flickr ;)!)
Fatte queste premesse, non mi resta che augurarvi buona permanenza!


sabato 17 settembre 2011

Bellezze...moderne

Ieri sera navigavo su Facebook, quando nella pagina di un'amica ho visto la foto di una delle aspiranti Miss Italia 2011. Non sono avvezza a quel tipo di programmi (che reputo spazzatura), ma poiché la curiosità è donna, sono andata a cliccare. Lo spettacolo che si è aperto davanti ai miei occhi è stato quello di una ragazza appena ventenne (credo), capelli lisci, sorriso smagliante...e ossa terribilmente in vista. Ora,mi si conceda una digressione sull'argomento. Chiunque potrà notare che nell'ultimo secolo l'ideale estetico femminile è radicalmente cambiato, passando dall'incarnato roseo e pallido dei secoli precedenti (ebbene sì, come dimenticare gli ombrellini parasole delle donne vittoriane, le bianche mani tanto celebrate dai cantastorie medioevali, le profonde scollature color della neve delle signore settecentesche o il pesante strato di biacca delle matrone romane?) ad un colorito scuro, bruciato dal sole e ben spesso dalle dannose lampade dei centri estetici. Questo per quanto riguarda la pelle. Certo, l'abbronzatura non è affatto disgustosa da vedere rispetto ad un pallore "troppo" latteo e che ispira tutt'altro che salute, ma sembra che a nulla servano gli appelli degli specialisti nell'allarmare le donne e i bambini da un'esposizione prolungata al sole estivo. Per il fisico, dagli anni '50 del secolo scorso il discorso è ben peggiorato: dai fianchi generosi di miti immortali come la Monroe o la bellissima Hayworth siamo giunti, dopo un travagliato percorso, a fianchi quasi inesistenti, ossa del bacino in vista, costole sporgenti. Mi si potrà obiettare che "troppo grasso fa male", ma la mia non è per nulla un'esaltazione dell'abbondanza indiscriminata su fianchi e glutei, ma un'esaltazione del giusto, dell'equilibrio, della salute

Personalmente non amo personaggi come Dita Von Teese, ma il suo rilancio delle curve come arma della sensualità femminile è tutt'altro che da tralasciare (e dire che nel nostro paese ci sono donne che hanno iniziato questa ribalta già parecchi or sono, e sto parlando della bellissima Roxy Rose, la "burlesque woman" italiana che ho potuto ammirare all'opera lo scorso anno). Il problema è proprio questo: gli eccessi. Nel mondo odierno siamo abituati a bombardamenti mediatici di ogni tipo, che ci propongono ogni giorno eccessi che vanno dalle furiose litigate dei talk show agli "strazianti" servizi del telegiornale su uomini e/o donne obesi che chiedono aiuto per salvarsi la vita ad appelli di genitori che cercano di salvare le proprie figlie dal mito della magrezza eccessiva. Quante volte sentiamo o leggiamo di modelle appena 15enni morte d'anoressia? Molte, ma sembra che non bastino mai per destare l'attenzione su un problema reale, che non riguarda soltanto il mondo delle passerelle. Chi mi conosce sa come sono fatta, sa che non lesino mistero sulla mia taglia 46, sa che sono nel mondo della fotografia e dello spettacolo, e posso dirvi per certo che quello dei disturbi alimentari è un problema più diffuso di quanto sembri. Una figlia che fa la velina è certo un vanto, mi chiedo come possa esserlo una figlia sfruttata, vittima dei media, che oggi è esaltata e domani, quando magari metterà su qualche kg di "troppo", sarà gettata in un angolo, a favore della nuova arrivata. Fin qui, niente di nuovo. Si sa che il mondo dell'alta moda funziona così. Ma qui non si tratta solo di alta moda, si tratta di un ambiente underground, di una "guerra tra poveri": ho sentito più di una volta colleghe fotomodelle (e notate, parlo di fotomodelle al mio livello, ragazze non legate alle agenzie ma che, il più delle volte, si cercano i fotografi sui portali del web) asserire che "il giorno prima dello shooting, si mangia soltanto una mela, e per un'intera settimana niente pasta". (Se contate che posso mangiare per motivi di salute la pasta solo una volta alla settimana, potete immaginare come scattano i miei nervi di fronte a cose simili). 

Eccomi in versione pin-up per mano di Giulio Masoero



Direi che l'affermazione si commenta da sola. E non parliamo dei contest dove in palio non c'è nulla, dove tra poco devi pagare per partecipare, dove se sei una 44 sei grassa. Per cortesia, questo ragionamento lo accetto da un'agenzia (e già a stento), o da un noto brand di moda. Non dal primo locale che si mette in testa di fare una sfilata, facendo sfilare le amiche senza neppure retribuirle. Grasse sì, ma sceme no. Almeno non del tutto. Gelose? Neanche un po'. Nessuno dei miei partner si è mai lamentato della vita stretta e dei miei fianchi larghi, chi non apprezza o non ha apprezzato ha detto la sua (talvolta non senza provocare dolore, lo ammetto) e si è voltato dall'altra parte, ma vivo lo stesso. E così continuo la mia lotta, magari scattando meno ma sapendo che la mia salute va bene (o perlomeno, è nella norma) e che qualcuno, finalmente, comincia a togliersi le fette di prosciutto dagli occhi (chiedo scusa alla sensibilità dei vegani e dei vegetariani, ma l'esempio rendeva bene).


Post in evidenza

Edwardian skirt and blouse, circa 1900-1905

I've always been fascinated by the style of early Edwardian era, with those lightweight blouses, fabrics, delicate laces and floating s...