mercoledì 11 aprile 2012

Una laurea nel 2012: quanto vale?


Qualche giorno fa, vi ho lasciato un post sul precariato/disoccupazione che avete molto apprezzato, sia qui sia su FB, e vi ringrazio moltissimo :* E' facendoci sentire, mostrandoci uniti, che possiamo far udire la nostra voce, abbiamo il diritto di costruire le nostre vite, essere giovani non è una colpa! (Rubo clamorosamente uno slogan letto sul web pochi giorni addietro LOL).
Partiamo dal presupposto che, come ribadito più volte, i miei post tentano di staccarsi il più possibile da un'idea politica ben precisa, poiché ognuno è libero di appoggiare questo o quel partito. Il mio scopo è evidenziare i problemi di questo Paese che prescindono la posizione politica di ciascuno di noi, in modo da ottenere una visione d'insieme e non di parte. Si potrebbe dire che la sinistra ha introdotto la riforma Biagi (che ha portato, di fatto, il precariato in Italia, se vogliamo dirla in maniera semplicistica e superficiale), ma è anche vero che la destra non ha fatto molti sforzi per migliorare il mercato del lavoro. Ognuno, poi, giudica come preferisce, si sa che quando ci si addentra in questioni di politica si finisce per dar vita a discorsi senza fine. Veniamo al dunque.

Oggi ho avuto modo di parlare con una cara conoscente a proposito di un posto di lavoro nella mia cittadina. Tenete presente che abito a meno di 10 metri da un grande centro commerciale, ci divide solo il cortile e una stradina, quindi "teoricamente" godrei di una posizione avvantaggiata rispetto ad aspiranti lavoratori che vengono da fuori. Mesi fa sostenni il colloquio per questa azienda con una dottoressa in chissà quale materia umanistica, credo psicologia, la quale mi ha riempito di domande anche personali, suscitando anche non poco risentimento, in quanto non vedo cosa c'entrino alcune questioni nei colloqui di lavoro. Ma è una mia modesta opinione. Fatto sta, che prima ha storto il naso di fronte alla mia età (definendomi "troppo giovane" per andare a lavorare), poi lamentandosi della mia prossima laurea ("Perché mai una laureata come lei dovrebbe venire a lavorare in un supermercato! Me lo dica! (cit.)"). Resta che dopo sei mesi ho avuto la risposta (negativa, ovviamente) dall'azienda, scoprendo con mio rammarico che al posto di noi locali erano stati assunti giovani di altre città (buon per loro! ^^).
Vi sto dicendo tutto questo per affrontare il controverso problema della laurea, o comunque di un titolo di studio elevato, al giorno d'oggi. La maggior parte delle agenzie ritiene la laurea un problema al fine di collocare una risorsa, poiché sostengono che le aziende sono alquanto timorose nell'assumere un laureato rispetto a un diplomato. Perché? Perché un laureato potrebbe richiedere un aumento retributivo pari al suo titolo di studi. Alcune sono anche arrivate a chiedere ai loro iscritti di poter "eliminare" il titolo di studi dal curriculum vitae per potergli facilitare l'inserimento.
Tornando a ciò che scrivevo prima, la mia conoscente mi ha riportato la risposta del titolare di quel famoso posto di lavoro, il quale mi ha liquidato senza neanche volermi conoscere o ricevere il CV con un "È troppo specializzata, non prendiamo in considerazione questo tipo di candidature".
È giusto o sbagliato? È giusto penalizzare in questo modo un giovane laureato che ha studiato e che fatica a trovare un'occupazione o è giusto, da parte delle agenzie interinali, tentare di facilitare il suo ingresso in una realtà sempre più complessa e selettiva?
A voi la sentenza.



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