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martedì 22 novembre 2011

La Grande Guerra (1914...2011)

Questa notizia mi era completamente sfuggita, la Germania ha terminato di pagare l'oneroso debito di guerra impostole dai trattati di Versailles del 1918. Cosa significa? Che possiamo ritenere completamente "conclusa", la Prima Guerra Mondiale, terminata con la sconfitta della Germania (e in un certo senso anche della nostra Italia, con la nota "vittoria mutilata") cui fu imposto di pagare un debito di guerra come "risarcimento" dei danni provocati. La Grande Guerra rivoluzionò completamente non solo gli assetti sociali dell'epoca ponendosi come un evento memorabile (e mi riferisco alle donne che iniziarono a lavorare nelle fabbriche belliche abbandonando i loro ruoli tradizionali di mogli e madri), ma ebbe dei costi altissimi a livello di vite umane. La guerra assunse connotati mai visti prima, fu una guerra di logoramento, di posizione, di stress soprattutto emotivo. La belle époque dell'epoca edwardian era finita, si creò una "lost generation" senza apparente futuro (un pò come ai nostri giorni...), decimata non solo dalla guerra ma anche dalla terribile epidemia di influenza detta "spagnola".

Ma questo, bene o male, lo sanno tutti. Cosa, forse, tutti non sanno è il fenomeno ad esso collegato della "shell-shock": si tratta di un risvolto psicologico che ha interessato i combattenti superstiti al conflitto, e su cui tuttavia si discute poco. La guerra provocò nella psiche dei soldati uno choc non superabile, procurando tic nervosi collegati in particolar modo ai rumori delle trincee. Non sono del settore quindi perdonatemi i termini ben poco tecnici, ma uno dei risvolti più diffusi della "shell-shock" era il movimento del tutto incontrollato degli arti, come se fossero in preda ad una "febbre" derivata dagli orrori visti sul campo di battaglia. All'epoca, le colpe erano riconducibili allo scoppio delle granate nelle trincee, ma ad oggi ci sono ben altre motivazioni a proposito di tale patologia: secondo gli studiosi odierni, la "shell-shock" non sarebbe dovuta ad un danno psicologico, quanto piuttosto ad un malessere neurocelebrale del soldato. Alla base di tali affermazioni c'è la comparsa dello stesso sintomo nei veterani del Vietnam.

Trincea tedesca distrutta da un'esplosione
Tornando alla guerra, la Germania s'impegnò a pagare un risarcimento alle potenze vincitrici, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. I pagamenti s'interruppero presto con l'avvento al potere del nazismo, il che utilizzò a proprio favore il grande malcontento serpeggiante tra i tedeschi dopo i trattati di pace di Versailles.
Ora, nel 2011, l'oneroso debito è stato saldato, ma a che prezzo?I soldi del debito della Germania furono utilizzati per imprese soprattutto private negli USA negli successivi (il New Deal vi dice qualcosa?), provocando una grande svalutazione del marco tedesco attorno al 1923 che, guarda un po', dovette chiedere dei prestiti. E chi aiutò la Germania se non...gli Stati Uniti? Seguì il crollo della borsa nel 1929, e da lì al nazismo il passo fu breve.
Fate la vostre personali riflessioni... Io le mie le ho già fatte.

Per approfondimenti sulla "shell-shock" vi rimando a questa pagina Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Combat_stress_reaction e per la crisi economica mondiale tra gli anni '20 e '30 l'illuminante film "Zeitgeist". Capirete molte cose a proposito della nostra economica attuale e non.

lunedì 21 novembre 2011

Recensione del romanzo "L'arciere del re" di Bernard Cornwell

Chi è appassionato di romanzi storici conoscerà sicuramente Bernard Cornwell, profilico autore anglosassone dalla penna facile e direi immediata. Ho letto due dei suoi romanzi, e ne sono rimasta completamente affascinata: sto parlando de "L'arciere del re" e del "Cavaliere nero". Mi manca purtroppo il terzo volume di questa saga dedicata alla ricerca del santo Graal, cioè "La spada e il calice", ma vedrò di procurarmelo.

Si tratta di una saga appunto, che vede come protagonista l'arciere Thomas di Hookton nel primo periodo noto come "guerra dei Cent'anni" (1342-1346). Thomas parte dall'Inghilterra per approdare in Francia combattendo come arciere per vendicare la morte del padre ma, soprattutto, la depredazione della lancia di san Giorgio custodita nel tetto della chiesa del suo villaggio natio, di cui il padre era prete (sì, Thomas era figlio illegittimo). A capo di questa spedizione francese c'è un personaggio misterioso, di nome Harlequin. 

Thomas inizia così a viaggiare per la Francia in un territorio ostile agli inglesi, costellato da insuccessi militari incessanti. Gli inglesi riescono a conquistare il villaggio di la Roche - Derrien (dove Thomas inizia una travagliata relazione con Jeanne, la contessa di Armorica) e dopo essere fuggito all'assedio di Caen, re Enrico d'Inghilterra è costretto ad accettare lo scontro. Siamo nei pressi di Crécy, l'ultimo atto del libro. Si tratta della battaglia in cui si manifestò la superiorità degli arcieri inglesi sulla cavalleria francese. Tra i francesi c'è di nuovo l'Harlequin che, come Thomas scopre, brandisce la lancia di san Giorgio credendosi invincibile: secondo la leggenda, infatti, la lancia donerebbe invincibilità a chi la possiede, rendendo la missione di trovare il santo Graal un dovere per ogni buon cristiano. Durante la battaglia, Thomas trova la lancia ma l'Harlequin è ancora vivo e potrebbe essere il possessore del Graal.
Da qui parte una nuova avventura per Thomas, che si porterà al seguito la moglie francese Leonore. Sopravviverà al massacro di Crécy, ma non tutti saranno fortunati come lui: il suo capitano, William Skeat, riceverà un brutto fendente alla testa poco dopo esser stato nominato Sir.

Il secondo libro è incentrato sulle vicende di Thomas a proposito del santo Graal e della sua ricerca,  e presenta la belle Leonore incinta del nostro eroe.

Personalmente, il primo libro mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in pochissimi giorni nonostante le numerose pagine (la mia edizione ne conta quasi 400), e mi ha appassionato soprattutto per la perfetta ricostruzione storica della battaglia di Crécy. Cornwell non ha lesinato i particolari anche più macabri, come gli stupri sulle donne e gli aspetti più sanguinolenti della guerra. Lo consiglierei però ad un pubblico non troppo sensibile a certi aspetti, non necessariamente solo maschile, tuttavia.

Voto: 8/10

sabato 19 novembre 2011

Recensione del ciclo "Il romanzo delle crociate" di Jan Guillou

Sono anni che ho letto questi libri, e ancora oggi troneggiano felici sulla mia libreria, sempre in prima fila. Sì, perché era pressoché il 2004 quando acquistai il primo volume di questa fortunatissima saga creata dallo scrittore svedese Jan Guillou, e composta di ben 4 libri. 

Recensirli uno per uno mi sarebbe difficile, quindi accontentatevi di un résumé generale: il ciclo racconta la storia del giovane Arn Magnusson, cresciuto dai monaci e da subito eccelso guerriero. Poco più che 18enne, Arn si innamora della bella Cecilia dai capelli rossi e dal canto sublime. Si innamorano, sono giovani, Cecilia resta presto incinta e commette l'errore di confidare il suo stato alla sorella Katrina, chiusa in un monastero. Per timore di restare in convento per sempre essendo la sorella maggiore, Katrina spiffera il segreto al padre. La pena è esemplare per entrambi i giovani: 20 anni in Terrasanta per Arn e 20 anni in convento per Cecilia. 





Scendono qui in campo il secondo e il terzo volume: Arn combatte contro il Saladino e Cecilia, dopo aver messo al mondo il piccolo Magnus, resiste ai soprusi subiti nel monastero dall'ostile badessa Rikissa. Ma, in suo aiuto, corre il fato: al convento di Gudhemn giunge un'altra Cecilia, detta Blanka per i capelli biondi, destinata a diventare regina se il suo promesso sposo vincerà nelle lotte civili che stanno insanguinando la Svezia. Vincerà, Cecilia Blanka diverrà regina e Cecilia Rosa uscirà per sempre dalle mura del convento che aveva retto dopo la morte di Rikissa. 


I due innamorati si ritroveranno, e avranno tempo di vivere assieme la loro unione deliziati dall'arrivo di una bambina, che Arn chiama Atte. Ma Arn e Magnus sono destinati a perire nella grande battaglia per il destino della Svezia, che apre il quarto e ultimo libro, dedicato alla storia di Birger Magnusson, nient'altro che il nipote di Arn.



Il quarto volume non l'ho trovato all'altezza dei precedenti, per quanto la linea narrativa sia sempre la stessa. Troppe le descrizioni delle battaglie, che per un lettore italiano possono risultare noiose. Resta che la collana ha ottenuto un successo strepitoso a livello editoriale, da cui è stato tratto anche un bel film intitolato "Arn, l'ultimo templare". La ricostruzione storica l'ho trovata eccellente soprattutto nei particolari delle abitazioni e dei monasteri. Jan Guillou si è dimostrato a suo agio nel ruolo di narratore, coinvolgendo ed emozionando i suoi lettori.




Voto complessivo: 8/10

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