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lunedì 4 gennaio 2016

Recensione "Excalibur" di Bernard Cornwell

Bernard Cornwell è da sempre uno dei  miei scrittori preferiti. Amo il modo in cui riesce a ricreare le atmosfere storiche più diverse, dall'antica alla storia moderna. Chi non conosce il mito di Artù, Camelot e Merlino? In questa saga Cornwell ci riporta in un mondo ormai scomparso, che noi abbiamo imparato a conoscere attraverso le leggende e le versioni letterarie più disparate. Il ciclo di Cornwell (perché parliamo di tre romanzi, che nella versione italiana sono stati suddivisi in cinque libri) tenta di dare alla leggenda di Artù una visione più storica, più accurata, più verosimile. Quello da lui descritto è un mondo sconvolto da lotte intestine, dalla caduta del paganesimo, dall'invasione sassone, dall'avanzata del cristianesimo. Sì, perché il cristianesimo resta un elemento chiave di questo ciclo, visto spesso come fonte di fanatismo e superstizione. 

Libri del ciclo "Excalibur":

1. Il Re d'Inverno
2. Il Cuore di Derfel
3. La Torre in Fiamme
4. Il Tradimento
5. La Spada Perduta 

L'intera vicenda è narrata dal protagonista principale, Derfel, un giovane sassone che dalla fanciulezza all'età matura accompagnerà Artù nel suo sogno di pacificare la Britannia. Derfel narra le sue memorie da anziano, rinchiuso in un monastero, destinandole alla giovane regina Igraine; ormai cristiano, egli tuttavia non dimentica il proprio passato da guerriero e da pagano, e ricorre alla sua lingua natia per tramandare alla regina le sue memorie. Tra gli altri personaggi, Merlino appare come un personaggio sfuggente, più interessato al recuperare cimeli magici che a seguire le vicende di chi gli sta accanto, Ginevra come una regina arrivista e ferma nella propria religione pagana, Lancillotto come un giovane vanitoso, dal dubbio valore e dal poco coraggio. Insomma, preparatevi a leggere i personaggi che tanto avete amato in chiave del tutto diversa, spesso poco nobile. Sullo sfondo altre figure celebri, come gli sfortunati Tristano e Isotta, il viziato Mordred, la sfigurata sacerdotessa Morgana, la giovane maga Nimue desiderosa solo di vendetta. 

Non c'è nessun pericolo di spoiler nel rivelarvi che tutto finirà nel peggiore dei modi: il sogno di Artù di riunire la Britannia verrà distrutto, scoprirà il tradimento di Ginevra confinandola in esilio nell'Isola di Cristallo,  La ritroverà tempo dopo, ormai pentita, pronta a restare con lui per vedere il loro figlioletto crescere e succedere al trono a Mordred. Merlino rischierà di morire per mano di Nimue. E Derfel? Derfel conoscerà la gioia dell'amore e della famiglia, finendo i suoi giorni come monaco cristiano, sotto il controllo del perfido vescovo Samsun.


La saga va letta nel suo insieme, recensire i libri singolarmente rischierebbe di svelare particolari che a me hanno destato molta sorpresa, togliendovi così il piacere della lettura. La lunghezza di ciascun libro è relativamente lunga ma vi assicuro che non ve ne accorgerete. Dimenticavo: scoprirete un aneddoto su Derfel che vi sorprenderà. 

Voto 10/10



domenica 4 dicembre 2011

Recensione "Once and Future King pt.I" di Gary Hughes


Dalla mente di Gary Hughes, già singer dei Ten, nasce questo concept album diviso in due parti e dedicato al mito di re Artù. “Once and future king pt.1” si presenta come un progetto ambizioso e perfettamente riuscito, caratterizzato da una produzione pressoché perfetta e da un cast di ottimi cantanti che hanno prestato le loro voci ai vari personaggi (Merlino, Morgana, Lancillotto e Ginevra). Ottimo art work curato nei minimi dettagli, in una confezione a cofanetto per la gioia dei collezionisti!

Le sonorità sono tipicamente hard rock, con melodie aperte dove non mancano le tastiere e le trombette. Favolosa la prestazione dei cantanti, soprattutto quella di Lana Lane (Ginevra) (!!!! Che voce, ragazzi!) e Danny Vaughn nella triste ballata “At the end of day”. Ottimo il groove di “Shapeshifter”, cantato dalla grintosa Irene Jansen che interpreta alla perfezione una Morgana fiera di sé. Gary Hughes appare nel ruolo di Artù in pezzi più malinconici, come “Lies”, epilogo del disco in cui il nostro eroe apprende il tradimento della regina con il suo combattente più fidato. Ma il pezzo che voglio segnalare è “The reason why”: melodie tipicamente hard rock con un tocco di medioevale, ottime le chitarre dal tocco pulito e preciso.

Insomma, un disco che gli amanti del genere apprezzeranno sicuramente e che vale la pena di ascoltare se siete amanti di questi temi epici e fantastici, anche se non eseguiti da gruppi power metal. L’esperienza di Hughes nella pulizia dei suoni e nella scelta dei musicisti, poi, ha fatto il resto.

Miglior traccia: The Reason Why
Voto: 9/10




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