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venerdì 26 febbraio 2016

Recensione "Il romanzo delle crociate" di Jan Guillou

Siamo giunti alla fine di Febbraio e si conclude un altro mese di permanenza su questo blog. Sono alla soglia delle 80.000 visite e vorrei ringraziarvi personalmente perché mai mi sarei aspettata un tale risultato! Ho creato questo blog nel 2011, all'alba di uno dei periodi più bui della mia vita. Sono trascorsi cinque anni da quel momento e le cose sono più rosee rispetto al passato. Si sa, le esperienze della vita ci rafforzano...e bisogna sempre reagire. Su questo blog ho raccolto le mie principali passioni (fotografia, découpage, libri e più recentemente il cucito) e sono felice che molti di voi abbiano scelto di condividere le mie esperienze visitando e condividendo i miei articoli. Non discutendo di argomenti "mainstream" quali makeup o moda, francamente ero sicura che il mio blog sarebbe rimasto nell'ombra, uno di quei tanti siti in cui s'incappa solo per caso, magari navigando su Google. E invece eccoci ancora qui, sebbene la mia presenza sia sempre ridotta a causa del tempo.

Oggi vorrei proporvi la recensione di una delle saghe che ho amato di più e che - a distanza di dodici anni - continuo a consigliare. Parlo del "romanzo delle crociate" di Jan Guillou, autore svedese che conosciuto per caso, appena diciottenne, in libreria. In quel periodo ero una grande appassionata di Medioevo (eh già, la Storia Romana è arrivata dopo...) e fui subito attirata dal romanzo "Il Templare", sulla cui copertina troneggiava una spada in bella vista. Me lo regalarono per il compleanno e lo finii nel giro di qualche giorno, scoprendo (con mia estrema gioia!) l'esistenza di altri capitoli della saga. 
La saga si compone di:
- Il Templare
- Il Saladino
- La Badessa
- L'erede del Templare (basato sulla vita del nipote di Arn). 



*Spoiler*
La storia narrata ci riporta indietro nel tempo, nella Svezia del XI e XIII secolo, dilaniata da lotte intestine tra Folkung, Erik e Svear. Qui nasce il protagonista Arn Magnusson, la cui vita sembrerebbe destinata alla carriera ecclesiastica; cresciuto in un monastero cistercense  per un voto dei genitori, Arn è giovane, brillante e intelligente ma il destino ha in riserbo per lui un futuro del tutto diverso. Il giovane conosce la bella Cecilia, di cui s'innamorerà perdutamente - ricambiato. La gelosia della sorella di lei, Katarina, rovinerà la felicità dei ragazzi, denunciando il loro amore e il frutto di esso, la gravidanza di Cecilia avvenuta fuori dal matrimonio. La pena da espiare per i due amanti sarà onerosa: Arn dovrà servire in Terrasanta come Templare e Cecilia sarà destinata al convento, dove metterà al mondo il suo bambino, tra mille difficoltà. Per 20 anni i due resteranno divisi, vivendo le proprie esistenze nell'attesa - un giorno - di potersi rincontrare.
In Terrasanta Arn diventerà un guerriero estremamente abile e rispettato, persino da quello stesso Saladino che sarà suo amico quanto rivale al tempo stesso. Sempre confinata nel monastero, Cecilia subirà le angherie dell'arcigna badessa Rikissa (appartenente alla famiglia rivale) ma con il suo talento di contabile riuscirà a ritagliarsi un posto di rispetto. La sua figura sarà cruciale in quel difficile momento del nascente regno svedese: il suo supporto sarà - infatti - fondamentale per sostenere l'ascesa al trono del re, che sposerà la sua amica Cecilia Blanka, compagna di frustrazioni e sofferenze al convento. 
E' in questo frangente che Arn torna in Svezia, dopo aver espiato la propria colpa: porta con sé un manipolo di veterani, volendo trasformare la propria città natale in un luogo moderno ed efficiente. Qui ritroverà suo figlio, ormai cresciuto, e l'amata Cecilia. La loro felicità però è appesa ad un filo: gli intrighi di Rikissa non hanno ancora avuto fine e Cecilia sarà così involta in un intrigo, per la quale divenire badessa del convento sembrerà l'ultima scelta. Tuttavia, la coppia riuscirà a superare ancora questa difficoltà e potrà finalmente sposarsi, concependo un'altra bambina e godendosi quel poco di felicità che il destino ha loro riservato: Arn morirà poco dopo, cadendo in battaglia, combattendo contro gli invasori Danesi. Morirà poco dopo, ormai sessantenne, con suo figlio ormai in grado di prendere il suo posto.

Una saga avvincente, ricca di dettagli sulla vita comune di un Nord medievale spesso oscuro, e di cui si parla poco. La saga è ricca anche di personaggi realmente esistiti e fondamentali per la Storia svedese, tra cui il re Knut (re Canuto I), sua moglie Cecilia, lo jarl Birger Brosa e, ovviamente, Saladino. L'unica pecca è il quarto volume, che si svolge in un periodo assai posteriore rispetto ai fatti precedenti e dove i nostri amati personaggi sono ormai scomparsi. 

Voto: 9/10


giovedì 14 gennaio 2016

Recensione "Saga dei Tudor" di Philippa Gregory

Sì, lo so, questa saga meriterebbe una recensione apposita per ciascun libro. Sono tutti ottimi, di grande successo, narrati con passione e conoscenza del periodo storico. Certo, non sono libri di storiografia (e questo è bene tenerlo a mente), quindi non pretendono di dare una visione tout court del periodo storico che vanno a narrare. 
La saga di Philippa Gregory dedicata all'età Tudor copre il periodo della storia inglese che va dal regno di Enrico VII a quello di Elisabetta I, incentrandosi su Enrico VIII e - neanche dirlo - sulle sue mogli. Da questi libri è stato tratto il film con Natalie Portman, Eric Bana e Scarlett Johansson "L'altra donna del Re" e, di recente, la serie "Wolfhall", che tuttavia hanno suscitato qualche polemica per la scelta errata dei costumi e di alcune vicende narrate (se pensiamo anche alla serie "I Tudor" gli errori storici/sartoriali sono davvero notevoli); l'ordine cronologico dei volumi è leggermente diverso dall'ordine di uscita dei libri e ve lo riporto di seguito:

1. Caterina, la prima moglie (Caterina d'Aragona)
2. L'altra donna del Re (Anna Bolena)
3. L'eredità della regina (la sfortunata Anna di Clèves e Catherine Howard)
4. Il giullare della regina  (Mary Tudor e un'adolescente Elisabetta)
5. L'amante della regina vergine (un'ormai regina Elisabetta e il suo rapporto con Robert Dudley)
6. L'altra regina (Maria Stuarda)

Personalmente, avendo recuperato i vari volumi della saga solo lo scorso anno, ho potuto leggere i capitoli in ordine cronologico, seguendo così il filo storico degli eventi. Mancano - purtroppo - un volume dedicato a Jane Seymour, ma sono sicura che la Gregory provvederà in futuro. Le figure da lei raccontate sono spesso differenti dalla realtà storica, tra cui proprio Enrico VIII che, secondo le fonti, non era affatto un uomo incline ai rapporti extraconiugali. Nonostante ciò, la Gregory ha un'innegabile maestria nel narrare i dettagli della vita e dell'epoca, descrivendo la corte, gli abiti, gli accessori indossati, le strade e la vita del popolino. 

Uno dei volumi della saga
Qualche appunto personale: come già detto, questi sono romanzi e non manuali di Storia, dunque se volete approfondire di più il periodo vi consiglio di ricorrere a un testo accademico. I volumi che ho preferito sono stati quelli dedicati a Caterina e sua figlia, la sfortunata Maria, che non fu affatto quel mostro che spesso le fonti ci propongono: era cattolica, è vero, e fece molto per riportare la sua nazione alla vecchia religione, ma fu in fondo una donna molto provata dalla vita, che desiderava l'amore e dei figli; fu umiliata nella prima adolescenza quando il re conobbe Anna Bolena e lei fu costretta a separarsi dalla madre, servendo la piccola Elisabetta e vedendosi abbandonata dal padre. In seguito le cose migliorarono, ma la vita non le riservò un destino felice: il matrimonio con Filippo II fu infruttuoso e dato dalla convenienza, sebbene lei fosse profondamente legata al coniuge. La figura di Maria Stuart mi è apparsa molto verosimile, specialmente quando la Gregory rimarca le differenze tra lei e la cugina Elisabetta: Maria è ricordata per essere stata una donna di eccezionale bellezza, regale nei modi e nei lineamenti, di alta statura e da un incarnato perfetto, mentre Elisabetta fu invece sfigurata dal vaiolo e dalle fonti si evince che non fosse di modi aggraziati. 
Insomma, una saga che merita senz'altro una lettura se vi piace questo periodo della storia inglese ed europea sempre, tuttavia, con un occhio alla veridicità storica. 

Voto 8/10

lunedì 4 gennaio 2016

Recensione "Excalibur" di Bernard Cornwell

Bernard Cornwell è da sempre uno dei  miei scrittori preferiti. Amo il modo in cui riesce a ricreare le atmosfere storiche più diverse, dall'antica alla storia moderna. Chi non conosce il mito di Artù, Camelot e Merlino? In questa saga Cornwell ci riporta in un mondo ormai scomparso, che noi abbiamo imparato a conoscere attraverso le leggende e le versioni letterarie più disparate. Il ciclo di Cornwell (perché parliamo di tre romanzi, che nella versione italiana sono stati suddivisi in cinque libri) tenta di dare alla leggenda di Artù una visione più storica, più accurata, più verosimile. Quello da lui descritto è un mondo sconvolto da lotte intestine, dalla caduta del paganesimo, dall'invasione sassone, dall'avanzata del cristianesimo. Sì, perché il cristianesimo resta un elemento chiave di questo ciclo, visto spesso come fonte di fanatismo e superstizione. 

Libri del ciclo "Excalibur":

1. Il Re d'Inverno
2. Il Cuore di Derfel
3. La Torre in Fiamme
4. Il Tradimento
5. La Spada Perduta 

L'intera vicenda è narrata dal protagonista principale, Derfel, un giovane sassone che dalla fanciulezza all'età matura accompagnerà Artù nel suo sogno di pacificare la Britannia. Derfel narra le sue memorie da anziano, rinchiuso in un monastero, destinandole alla giovane regina Igraine; ormai cristiano, egli tuttavia non dimentica il proprio passato da guerriero e da pagano, e ricorre alla sua lingua natia per tramandare alla regina le sue memorie. Tra gli altri personaggi, Merlino appare come un personaggio sfuggente, più interessato al recuperare cimeli magici che a seguire le vicende di chi gli sta accanto, Ginevra come una regina arrivista e ferma nella propria religione pagana, Lancillotto come un giovane vanitoso, dal dubbio valore e dal poco coraggio. Insomma, preparatevi a leggere i personaggi che tanto avete amato in chiave del tutto diversa, spesso poco nobile. Sullo sfondo altre figure celebri, come gli sfortunati Tristano e Isotta, il viziato Mordred, la sfigurata sacerdotessa Morgana, la giovane maga Nimue desiderosa solo di vendetta. 

Non c'è nessun pericolo di spoiler nel rivelarvi che tutto finirà nel peggiore dei modi: il sogno di Artù di riunire la Britannia verrà distrutto, scoprirà il tradimento di Ginevra confinandola in esilio nell'Isola di Cristallo,  La ritroverà tempo dopo, ormai pentita, pronta a restare con lui per vedere il loro figlioletto crescere e succedere al trono a Mordred. Merlino rischierà di morire per mano di Nimue. E Derfel? Derfel conoscerà la gioia dell'amore e della famiglia, finendo i suoi giorni come monaco cristiano, sotto il controllo del perfido vescovo Samsun.


La saga va letta nel suo insieme, recensire i libri singolarmente rischierebbe di svelare particolari che a me hanno destato molta sorpresa, togliendovi così il piacere della lettura. La lunghezza di ciascun libro è relativamente lunga ma vi assicuro che non ve ne accorgerete. Dimenticavo: scoprirete un aneddoto su Derfel che vi sorprenderà. 

Voto 10/10



venerdì 8 novembre 2013

La figura femminile nel mondo bizantino (prima parte)

Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dell'impero bizantino, magari a scuola oppure in qualche documentario. Costantinopoli, l'attuale Istanbul, fa parte della nostra storia comune da secoli, molto più di quanto si pensi. Sorta durante il tardo impero romano per volere dell'imperatore Costantino (da qui il nome Costantinopoli, prima ancora Byzantium in latino, da cui Bisanzio), si mantenne baluardo dell'impero romano d'Oriente per secoli, nonché roccaforte del cristianesimo poi, in un'Oriente sempre più stretto nella morsa islamica. Costantinopoli, infatti, cadde in mani ottomane nel 1453 dopo aver resistito per secoli ai vari assedi e assalti, grazie soprattutto alla posizione geografica strategica e difendibile. Nel 1205 cadde in mani crociate e la conquista latina fu terribile per la città, che tornò in mani di una dinastia bizantina soltanto nel 1261.

Questo mondo, che tanto ci sa di esotico e vicino al mondo greco, fu un ponte tra la civiltà latina e la civiltà greca, una società vicina ma anche distante all'Occidente per molti versi: i bizantini si sentivano "romani" (Romei) a tutti gli effetti, sebbene la loro lingua ufficiale fosse più il greco del latino, e sempre questa città si erse come la "nuova Roma" voluta da Costantino, anche quando dell'impero romano d'Occidente, ormai, non esisteva più nulla, proseguendo uno sviluppo pressoché autonomo. La religiosità dei bizantini era profonda e spirituale, sebbene scossa da tumulti che il cristianesimo romano non conobbe fino allo scoppio della riforma luterana (mi riferisco alla lotta iconoclasta che scosse Bisanzio nel VIII secolo). In tutto questo definire la visione dell'universo femminile non è semplice, in quanto le poche fonti a disposizione sono religiose e distanti dal mondo laico, ma il ritratto che ne emerge è delimitabile a grandi linee: i bizantini propugnavano l'idea di una donna pia, devota al marito e alla vita matrimoniale, con una bassa educazione culturale; la donna era per loro, come per tutti i primi cristiani, un essere peccaminoso che aveva condotto l'uomo alla rovina.

L'imperatrice Teodora 

In una società così misogina (eredità del mondo romano), le donne poco potevano fare per affermarsi e rivalutarsi. Ci furono senza dubbio figure degne di nota (Teodora, Irene, Cassia, Anna Comnena), ma tutte fecero molta fatica a staccarsi dall'ideale maschile che le considerava peccaminose, tendenti all'inganno, buone soltanto per la mera funzione riproduttiva. Il matrimonio era, infatti, considerato come un'imposizione sociale alla quale gli uomini non potevano sottrarsi. Bisanzio, insomma, non fu toccata dall'emancipazione femminile che interessò le donne libere e aristocratiche della Roma imperiale. Le donne dunque ricevevano un'istruzione sommaria, poco più che elementare, improntata alla religiosità e al futuro ruolo di madre; Teodoro Studita, monaco e studioso del IX secolo, scrive che la madre si dedicò agli studi e all'apprendimento del Salterio di notte, alla luce della candela, per non infastidire lo sposo e per non trascurare la cura della casa. Gli studi profani potevano compromettere la purezza dell'animo femminile, così fragile e debole. Figure colte come la principessa Anna Comnena erano ritenute un paradosso, un'eccezione.

Il matrimonio, dunque, era la massima aspirazione per queste donne. Le fonti sono scarse e quasi sempre relative a donne di ceto elevato; encomi, elogi funebri, discorsi sono le opere dove il mondo femminile bizantino si affaccia, spesso appena. Si trattava di un'ideale pensato da uomini per piacere gli uomini, le donne che non vi si riconoscevano erano viste come pericolose e, spesso per giustificarle se si trattava di figure nobili, le si associava a qualcosa di "speciale", di "inaudito".

(Fine prima parte)

Fonti:
Enrico V. Maltese, "Dimensioni Bizantine. Donne, angeli e demoni nel medioevo greco", Paravia, 2004
Eva Nardi, "Né sole né luna. L'immagine femminile nella Bisanzio dei secoli XI e XII", Olschki, 2002




sabato 19 ottobre 2013

Benvenuti nel mondo degli eReader!

Oggi cambiamo argomento, dopo tanti post a proposito di storia, libri e abiti :)
Conoscete il mondo degli eReader?

Si tratta di un piccolo dispositivo portatile la cui forma e grandezza ricorda quella di un tablet, che vi permette di leggere comodamente e in qualsiasi situazione i vostri libri preferiti in formato elettronico (eBook). Vi dirò la verità: da amante dei libri cartacei ero molto scettica a riguardo, ma da quando lo possiedo ho cambiato opinione. 
Il primo elemento a favore è la comodità: si ripone in borsa o nello zaino senza occupare troppo spazio, in più l'ampia capacità di memoria vi permette di mettere in storage moltissimi titoli. Inoltre, lo schermo non retroilluminato vi permette di leggere senza fatica, come se aveste una vera pagina davanti agli occhi. Ricordate, però, che ciò vi obbliga a leggere in condizioni di buona illuminazione, non al buio. I titoli possono essere acquistati a prezzi ridotti dai vari siti editoriali, come ad esempio Feltrinelli o Amazon, e se il vostro eReader ha la connessione quando finite un volume potete subito acquistarne un altro. Se, invece, volete rinunciare a questa funzione potete caricare sul vostro dispositivo   quanti più libri possibili, semplicemente attaccandolo alla presa usb del computer.
In commercio ci sono moltissimi modelli con diverse caratteristiche, e con prezzi diversi. Il più famoso è senza dubbio Amazon Kindle, ma potete davvero contare su una scelta ampia. Il mio è un Trekstor Pyrus, non ha alcune funzionalità come la connessione WiFi e via dicendo, ma è ottimo: schermo non retroilluminato, inchiostro elettronico (che vi darà l'impressione di leggere la carta stampata) e display da 8 pollici. Che dire, è stato amore alla prima lettura!

Lo porto sempre con me quando so di poter leggere, ad esempio in treno, lo ripongo in borsa e la batteria dura a lungo (ovviamente la durata della batteria dipende da quanto lo tenete acceso). Di sera basta una semplice abat-jour per leggere in tranquillità, con il vantaggio di sfogliare le pagine con un semplice click tenendo il dispositivo con una mano sola, cosa che non si può fare con i libri più voluminosi. Insomma, mi sono davvero  dovuta ricredere. Certo il libro "vero" è un'alta cosa, il suo fascino non si discute e continuo ad acquistarne ancora, ma se viaggiate spesso e non volete rinunciare alla lettura, allora vi consiglio questo acquisto.


giovedì 17 ottobre 2013

Recensione "La figlia di Omero" di Robert Graves

Probabilmente, non sono il tipo di persona più adatta a recensire un libro simile. Non ho mai amato i poemi epici come meriterebbero, sebbene io ami il mondo antico, ma se ne siete appassionati questa è la storia che fa per voi. 
Pubblicato nel 1955, il libro di Robert Graves prende spunto da alcune teorie avanzate nel 1896 da Samuel Butler sull'origine probabilmente femminile dell'Odissea; egli era convinto che tale opera non fosse ambientata in Grecia quanto in Sicilia, in particolar modo a Trapani, l'antica Drepana. Le teorie di Butler non ebbero molto successo negli ambienti accademici, sebbene già nell'antichità autori come Strabone avessero avanzato ipotesi circa la composizione per mano femminile dell'Odissea. L'autrice sarebbe la principessa Nausicaa, figlia del re di Scheria (Trapani, appunto). Gli esperti concordano soltanto sul fatto che l'Iliade e l'Odissea non siano figli della stessa mano e che, proprio come scrive Graves, il primo sia un poema scritto da uomini per uomini, al contrario del secondo. 

Graves, quindi, parte da questi presupposti per sviluppare il suo romanzo che, vi dirò con tutta sincerità, non mi ha entusiasmato granché, salvo poi risollevarsi verso la fine della narrazione. Siamo in Sicilia, nel pieno della colonizzazione greca del nostro meridione, e la giovane principessa Nausicaa s'accinge a vivere un turbolento periodo della propria esistenza: giunta ormai al sedicesimo anno d'età, la sua mano viene promessa al miglior pretendente. Sullo sfondo c'è la scomparsa del fratello maggiore Laodamante, allontanatosi dal palazzo per compiacere la capricciosa moglie Ctimene, la quale voleva come dono una collana d'ambra; da qui gli eventi precipitano in modo rocambolesco, con l'allontanamento del re dal palazzo, la reggenza, i tentativi d'usurpazione del trono portati avanti dai cento e più pretendenti di Nausicaa, le morti e le vendette. 
In tutto questo frangente Nausicaa inizia a comporre un piccolo poema epico, traendo spunto da ciò che i suoi occhi hanno visto: è qui che si ottiene l'identificazione sostenuta da Butler e Graves. Nausicaa  non solo avrebbe adattato le sue vicissitudini personali alla storia di Ulisse (identificato con errore, come lei stessa afferma, con Odisseo) ma avrebbe ambientato tutta la faccenda in Sicilia, sulle Egadi, il territorio che conosceva al meglio. In questo modo ritroviamo Nausicaa alle prese con pretendenti noiosi macchiati di efferati delitti e che s'ingozzano a spese della famiglia reale (ebbene sì, i proci che tanto ambivano a sposare Penelope), un re lontano da casa (Ulisse), una moglie che lo attende al telaio (Penelope) e via dicendo. Il romanzo è pieno di similitudini. Nausicaa, nel suo componimento, apporterà delle modifiche per rendere il suo poema epico piacevole per un pubblico maschile, ma se il suo tocco femminile sia più o meno rintracciabile sarà un giudizio che spetterà ai posteri.

Ho, personalmente, apprezzato questo romanzo verso la fine, per via dei dialoghi spesso frammentati e arcaici, ma la fine del libro è avvincente e vi solleverà dai dubbi accumulati durante la lettura. 

Voto: 7/10




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