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venerdì 26 febbraio 2016

Recensione "Il romanzo delle crociate" di Jan Guillou

Siamo giunti alla fine di Febbraio e si conclude un altro mese di permanenza su questo blog. Sono alla soglia delle 80.000 visite e vorrei ringraziarvi personalmente perché mai mi sarei aspettata un tale risultato! Ho creato questo blog nel 2011, all'alba di uno dei periodi più bui della mia vita. Sono trascorsi cinque anni da quel momento e le cose sono più rosee rispetto al passato. Si sa, le esperienze della vita ci rafforzano...e bisogna sempre reagire. Su questo blog ho raccolto le mie principali passioni (fotografia, découpage, libri e più recentemente il cucito) e sono felice che molti di voi abbiano scelto di condividere le mie esperienze visitando e condividendo i miei articoli. Non discutendo di argomenti "mainstream" quali makeup o moda, francamente ero sicura che il mio blog sarebbe rimasto nell'ombra, uno di quei tanti siti in cui s'incappa solo per caso, magari navigando su Google. E invece eccoci ancora qui, sebbene la mia presenza sia sempre ridotta a causa del tempo.

Oggi vorrei proporvi la recensione di una delle saghe che ho amato di più e che - a distanza di dodici anni - continuo a consigliare. Parlo del "romanzo delle crociate" di Jan Guillou, autore svedese che conosciuto per caso, appena diciottenne, in libreria. In quel periodo ero una grande appassionata di Medioevo (eh già, la Storia Romana è arrivata dopo...) e fui subito attirata dal romanzo "Il Templare", sulla cui copertina troneggiava una spada in bella vista. Me lo regalarono per il compleanno e lo finii nel giro di qualche giorno, scoprendo (con mia estrema gioia!) l'esistenza di altri capitoli della saga. 
La saga si compone di:
- Il Templare
- Il Saladino
- La Badessa
- L'erede del Templare (basato sulla vita del nipote di Arn). 



*Spoiler*
La storia narrata ci riporta indietro nel tempo, nella Svezia del XI e XIII secolo, dilaniata da lotte intestine tra Folkung, Erik e Svear. Qui nasce il protagonista Arn Magnusson, la cui vita sembrerebbe destinata alla carriera ecclesiastica; cresciuto in un monastero cistercense  per un voto dei genitori, Arn è giovane, brillante e intelligente ma il destino ha in riserbo per lui un futuro del tutto diverso. Il giovane conosce la bella Cecilia, di cui s'innamorerà perdutamente - ricambiato. La gelosia della sorella di lei, Katarina, rovinerà la felicità dei ragazzi, denunciando il loro amore e il frutto di esso, la gravidanza di Cecilia avvenuta fuori dal matrimonio. La pena da espiare per i due amanti sarà onerosa: Arn dovrà servire in Terrasanta come Templare e Cecilia sarà destinata al convento, dove metterà al mondo il suo bambino, tra mille difficoltà. Per 20 anni i due resteranno divisi, vivendo le proprie esistenze nell'attesa - un giorno - di potersi rincontrare.
In Terrasanta Arn diventerà un guerriero estremamente abile e rispettato, persino da quello stesso Saladino che sarà suo amico quanto rivale al tempo stesso. Sempre confinata nel monastero, Cecilia subirà le angherie dell'arcigna badessa Rikissa (appartenente alla famiglia rivale) ma con il suo talento di contabile riuscirà a ritagliarsi un posto di rispetto. La sua figura sarà cruciale in quel difficile momento del nascente regno svedese: il suo supporto sarà - infatti - fondamentale per sostenere l'ascesa al trono del re, che sposerà la sua amica Cecilia Blanka, compagna di frustrazioni e sofferenze al convento. 
E' in questo frangente che Arn torna in Svezia, dopo aver espiato la propria colpa: porta con sé un manipolo di veterani, volendo trasformare la propria città natale in un luogo moderno ed efficiente. Qui ritroverà suo figlio, ormai cresciuto, e l'amata Cecilia. La loro felicità però è appesa ad un filo: gli intrighi di Rikissa non hanno ancora avuto fine e Cecilia sarà così involta in un intrigo, per la quale divenire badessa del convento sembrerà l'ultima scelta. Tuttavia, la coppia riuscirà a superare ancora questa difficoltà e potrà finalmente sposarsi, concependo un'altra bambina e godendosi quel poco di felicità che il destino ha loro riservato: Arn morirà poco dopo, cadendo in battaglia, combattendo contro gli invasori Danesi. Morirà poco dopo, ormai sessantenne, con suo figlio ormai in grado di prendere il suo posto.

Una saga avvincente, ricca di dettagli sulla vita comune di un Nord medievale spesso oscuro, e di cui si parla poco. La saga è ricca anche di personaggi realmente esistiti e fondamentali per la Storia svedese, tra cui il re Knut (re Canuto I), sua moglie Cecilia, lo jarl Birger Brosa e, ovviamente, Saladino. L'unica pecca è il quarto volume, che si svolge in un periodo assai posteriore rispetto ai fatti precedenti e dove i nostri amati personaggi sono ormai scomparsi. 

Voto: 9/10


giovedì 14 gennaio 2016

Recensione "Saga dei Tudor" di Philippa Gregory

Sì, lo so, questa saga meriterebbe una recensione apposita per ciascun libro. Sono tutti ottimi, di grande successo, narrati con passione e conoscenza del periodo storico. Certo, non sono libri di storiografia (e questo è bene tenerlo a mente), quindi non pretendono di dare una visione tout court del periodo storico che vanno a narrare. 
La saga di Philippa Gregory dedicata all'età Tudor copre il periodo della storia inglese che va dal regno di Enrico VII a quello di Elisabetta I, incentrandosi su Enrico VIII e - neanche dirlo - sulle sue mogli. Da questi libri è stato tratto il film con Natalie Portman, Eric Bana e Scarlett Johansson "L'altra donna del Re" e, di recente, la serie "Wolfhall", che tuttavia hanno suscitato qualche polemica per la scelta errata dei costumi e di alcune vicende narrate (se pensiamo anche alla serie "I Tudor" gli errori storici/sartoriali sono davvero notevoli); l'ordine cronologico dei volumi è leggermente diverso dall'ordine di uscita dei libri e ve lo riporto di seguito:

1. Caterina, la prima moglie (Caterina d'Aragona)
2. L'altra donna del Re (Anna Bolena)
3. L'eredità della regina (la sfortunata Anna di Clèves e Catherine Howard)
4. Il giullare della regina  (Mary Tudor e un'adolescente Elisabetta)
5. L'amante della regina vergine (un'ormai regina Elisabetta e il suo rapporto con Robert Dudley)
6. L'altra regina (Maria Stuarda)

Personalmente, avendo recuperato i vari volumi della saga solo lo scorso anno, ho potuto leggere i capitoli in ordine cronologico, seguendo così il filo storico degli eventi. Mancano - purtroppo - un volume dedicato a Jane Seymour, ma sono sicura che la Gregory provvederà in futuro. Le figure da lei raccontate sono spesso differenti dalla realtà storica, tra cui proprio Enrico VIII che, secondo le fonti, non era affatto un uomo incline ai rapporti extraconiugali. Nonostante ciò, la Gregory ha un'innegabile maestria nel narrare i dettagli della vita e dell'epoca, descrivendo la corte, gli abiti, gli accessori indossati, le strade e la vita del popolino. 

Uno dei volumi della saga
Qualche appunto personale: come già detto, questi sono romanzi e non manuali di Storia, dunque se volete approfondire di più il periodo vi consiglio di ricorrere a un testo accademico. I volumi che ho preferito sono stati quelli dedicati a Caterina e sua figlia, la sfortunata Maria, che non fu affatto quel mostro che spesso le fonti ci propongono: era cattolica, è vero, e fece molto per riportare la sua nazione alla vecchia religione, ma fu in fondo una donna molto provata dalla vita, che desiderava l'amore e dei figli; fu umiliata nella prima adolescenza quando il re conobbe Anna Bolena e lei fu costretta a separarsi dalla madre, servendo la piccola Elisabetta e vedendosi abbandonata dal padre. In seguito le cose migliorarono, ma la vita non le riservò un destino felice: il matrimonio con Filippo II fu infruttuoso e dato dalla convenienza, sebbene lei fosse profondamente legata al coniuge. La figura di Maria Stuart mi è apparsa molto verosimile, specialmente quando la Gregory rimarca le differenze tra lei e la cugina Elisabetta: Maria è ricordata per essere stata una donna di eccezionale bellezza, regale nei modi e nei lineamenti, di alta statura e da un incarnato perfetto, mentre Elisabetta fu invece sfigurata dal vaiolo e dalle fonti si evince che non fosse di modi aggraziati. 
Insomma, una saga che merita senz'altro una lettura se vi piace questo periodo della storia inglese ed europea sempre, tuttavia, con un occhio alla veridicità storica. 

Voto 8/10

lunedì 4 gennaio 2016

Recensione "Excalibur" di Bernard Cornwell

Bernard Cornwell è da sempre uno dei  miei scrittori preferiti. Amo il modo in cui riesce a ricreare le atmosfere storiche più diverse, dall'antica alla storia moderna. Chi non conosce il mito di Artù, Camelot e Merlino? In questa saga Cornwell ci riporta in un mondo ormai scomparso, che noi abbiamo imparato a conoscere attraverso le leggende e le versioni letterarie più disparate. Il ciclo di Cornwell (perché parliamo di tre romanzi, che nella versione italiana sono stati suddivisi in cinque libri) tenta di dare alla leggenda di Artù una visione più storica, più accurata, più verosimile. Quello da lui descritto è un mondo sconvolto da lotte intestine, dalla caduta del paganesimo, dall'invasione sassone, dall'avanzata del cristianesimo. Sì, perché il cristianesimo resta un elemento chiave di questo ciclo, visto spesso come fonte di fanatismo e superstizione. 

Libri del ciclo "Excalibur":

1. Il Re d'Inverno
2. Il Cuore di Derfel
3. La Torre in Fiamme
4. Il Tradimento
5. La Spada Perduta 

L'intera vicenda è narrata dal protagonista principale, Derfel, un giovane sassone che dalla fanciulezza all'età matura accompagnerà Artù nel suo sogno di pacificare la Britannia. Derfel narra le sue memorie da anziano, rinchiuso in un monastero, destinandole alla giovane regina Igraine; ormai cristiano, egli tuttavia non dimentica il proprio passato da guerriero e da pagano, e ricorre alla sua lingua natia per tramandare alla regina le sue memorie. Tra gli altri personaggi, Merlino appare come un personaggio sfuggente, più interessato al recuperare cimeli magici che a seguire le vicende di chi gli sta accanto, Ginevra come una regina arrivista e ferma nella propria religione pagana, Lancillotto come un giovane vanitoso, dal dubbio valore e dal poco coraggio. Insomma, preparatevi a leggere i personaggi che tanto avete amato in chiave del tutto diversa, spesso poco nobile. Sullo sfondo altre figure celebri, come gli sfortunati Tristano e Isotta, il viziato Mordred, la sfigurata sacerdotessa Morgana, la giovane maga Nimue desiderosa solo di vendetta. 

Non c'è nessun pericolo di spoiler nel rivelarvi che tutto finirà nel peggiore dei modi: il sogno di Artù di riunire la Britannia verrà distrutto, scoprirà il tradimento di Ginevra confinandola in esilio nell'Isola di Cristallo,  La ritroverà tempo dopo, ormai pentita, pronta a restare con lui per vedere il loro figlioletto crescere e succedere al trono a Mordred. Merlino rischierà di morire per mano di Nimue. E Derfel? Derfel conoscerà la gioia dell'amore e della famiglia, finendo i suoi giorni come monaco cristiano, sotto il controllo del perfido vescovo Samsun.


La saga va letta nel suo insieme, recensire i libri singolarmente rischierebbe di svelare particolari che a me hanno destato molta sorpresa, togliendovi così il piacere della lettura. La lunghezza di ciascun libro è relativamente lunga ma vi assicuro che non ve ne accorgerete. Dimenticavo: scoprirete un aneddoto su Derfel che vi sorprenderà. 

Voto 10/10



venerdì 1 gennaio 2016

Recensione "Vesuvius" di Marisa Ranieri Panetta

Ho da poco terminato la lettura di questo romanzo, adocchiato sugli scaffali della libreria ben due anni ed entrato in mio possesso lo scorso anno; chi mi segue da un po' sa bene quanto io sia lenta a completare i volumi per via dei miei impegni e questo libro non ha, purtroppo, fatto eccezione. 
La scelta di leggerlo era pressoché doverosa: non solo si tratta di un romanzo storico (la mia grande passione!), ma è un romanzo ambientato nell'antica Roma (e qui, i miei followers più datati non si stupiranno di certo...) e avente come tema principale la tragedia di Pompei del 79 d.C. 
Ho iniziato ad interessarmi a Pompei da bambina, quando mi fu regalato un libro sui vulcani e le eruzioni più disastrose della Storia. Non avevo dei gusti propriamente infantili, lo riconosco, e già all'epoca nutrivo un forte interesse per le enormi tragedie, vedi l'epidemia di peste del 1347-48 e  le devastazioni portate dai terremoti, il che mi ha senz'altro portato ad intraprendere un percorso di studi prettamente storico. Da quel momento la storia di Pompei mi ha affascinato. Non ho mai smesso di pensare a ciò che si è nascosto per anni, per secoli sotto i sedimenti, celato alla vista e alla vita. Ma torniamo al libro. 

Fresca della lettura del libro di Alberto Angela "I tre giorni di Pompei", mi sono procurata il romanzo della Ranieri Panetta ad inizio 2015, ma mi ci è voluto del tempo per cominciarlo. La trama è relativamente semplice, basata sulle vicende della giovane matrona Flavia, una ragazza costretta dalla famiglia ad un matrimonio di convenienza con un uomo molto più vecchio - ma molto ricco. Flavia maturerà nel proprio percorso di donna conoscendo la passione, l'amore e - con sua sorpresa - il rispetto per quell'uomo più anziano che prima ripugnava. Sullo sfondo si alternano le vicende di Pompei, il guazzabuglio delle sue strade e delle sue attività commerciali, le storie degli altri personaggi presi dalle proprie vicissitudini famigliari e personali. Un passato vivace, ricco di brio e vita, su cui fa capolino l'ombra del Vesuvio, ritenuto da tutti - all'epoca - un semplice monte.
La vicenda copre un lungo lasso di tempo, partendo dalla gioventù di Flavia sotto il regno di Nerone siano all'81 d.C, con la morte dell'imperatore Tito. L'autrice approfondisce molti aspetti della vita quotidiana di allora, come i ritmi giornalieri e le strutture sociali, utilizzando un linguaggio molto fluido e per nulla accademico, rendendo così il libro alla portata di tutti. 
I nostri personaggi si muovono tra Roma, i bellissimi paesaggi della Campania, Rieti e la Spagna romana, portando noi lettori a conoscere un mondo ormai scomparso, un mondo assai simile al nostro. La tragedia dell'eruzione porrà fine a tutto ciò, seppellendo le vite, i sogni e le speranze di chi non riuscì, non poté, o non volle scappare. Le vite dei nostri personaggi saranno segnati da essa in maniera indelebile, chi più dolorosamente e chi meno. 
Un romanzo senza dubbio piacevole e di facile lettura, se non fosse per il finale un po' frettoloso, che lascia presupporre un seguito, e i dialoghi talvolta banali, come spesso purtroppo accade nei romanzi ambientati nell'antica Roma. Questo tuttavia non toglie il lustro alla rappresentazione storica della Ranieri Panetta, che dimostra di aver studiato nei dettagli ciò che racconta e descrive.   

Voto: 7/10

lunedì 7 dicembre 2015

Recensione shampoo e balsamo Splend'or "Olio Splendente"

Oggi torno a parlare di prodotti per capelli, dato il grande interesse che questo tipo di articoli suscita tra i miei seguaci. Da anni, ormai, ho abbandonato le grandi catene come Pantene e L'oreal, riscoprendo il piacere di curare i  miei capelli con prodotti naturali o comunque contenenti pochi ingredienti chimici. Dopo aver sperimentato "I Provenzali" (davvero un ottimo marchio, che consiglio soprattutto per gli oli essenziali dedicati alla cura della pelle), mi imbattei in una marca poco conosciuta ai più perché molto economica, e quindi associata ad una scarsa qualità. Parlo dei prodotti Splend'Or (gruppo Mirato), che da anni costituisce la base del mio styling: il loro prodotto più famoso è il balsamo al cocco specifico per capelli lunghi (conosciuto anche come "tappo giallo"), seguito da quello alle erbe ("tappo rosso", di cui ho sentito molti pareri discordanti. Personalmente mi piaceva nonostante il profumo un po' forte) e nutriente ("tappo blu", entrambi ormai fuori produzione). Da qui, nel corso degli anni, la linea si è ingrandita con una nuova serie di shampoo e balsami (segnalo l'ottima linea ai fiori di mandorlo e karité ("tappo marrone"), fiori e bacche di ribes ("tappo viola", di cui ho già parlato in questo post), arrivando così all'ultima uscita, la linea "Olio Splendente". 



Sono subito rimasta colpita dal buon profumo di questi due prodotti e così li ho acquistati. La forza di questo marchio è senza dubbio il prezzo contenuto, solitamente attorno a 1.30€, quindi vale la pena provarlo!
Il prodotto promette capelli lucidi e setosi, illuminati da un mix di 5 oli, e la linea include anche una maschera e un olio, che purtroppo non sono riuscita a reperire. Non ho guardato l'inci con accuratezza, lo ammetto, ma so di non sbagliare mai con i prodotti Splend'Or. Leggendo altre recensioni online, ho avuto la conferma che questi prodotti non contengono parabeni e siliconi, insomma, un buon compromesso pur non essendo un prodotto 100% bio (la mia esperienza con l'ecobio è stata poco soddisfacente e non intendo ripeterla).

Veniamo all'utilizzo pratico. La sensazione dopo il primo utilizzo è stata  una chioma in effetti molto morbida e lucida, persistente anche a distanza qualche giorno. Il profumo purtroppo scompare con l'asciugatura ma se volete profumare i vostri capelli potete sempre utilizzare qualche goccia di olio essenziale della fragranza che preferite (io adoro la rosa).
Come ho scritto prima, non ho trovato la maschera in negozio e quindi ho utilizzato quella in mio possesso della Glenova all'olio di mandorle dolci.

In conclusione: i capelli sono sicuramente lucidi e morbidi, ma non districati. Questa nuova linea è ottima per rendere i vostri capelli lucenti ma non vi tornerà utile se la vostra necessità è (come nel mio caso) quella di un prodotto nutriente e districante al tempo stesso, come può essere il balsamo al karité o al cocco. Per questo motivo abbino il balsamo "Olio Splendente" a quello al cocco, per ottenere l'effetto desiderato.
Ogni capello ha sempre delle proprie esigenze, imparate a conoscerlo e vedrete presto i risultati!


mercoledì 28 gennaio 2015

Recensione film "La Duchessa" (2008)

D'accordo, sono decisamente in ritardo con questo film ma, ahimè, non sono una grande appassionata di cinema e arrivo a certe pellicole molto tardi. Qualche mesetto fa, sono riuscita a procurarmi "La Duchessa" del regista Saul Dibb, uscito nelle sale nel 2008 e che vede come protagonista la famosissima Keira Knightley, mossa dalle numerose critiche positive lette in rete. 
La prima cosa da dire su questo film è, semplicemente, una sola: ottimo. I costumi, gli arredi, le ambientazioni, le atmosfere: tutto è stato ricostruito in maniera ottimale e accurata. Una delle prime cose da specificare è che il film si basa su un personaggio realmente esistito. Sì, perché la Duchessa della pellicola non è nient'altro che Georgiana Cavendish, duchessa di Devonshire, vissuta a cavallo tra 1700 e 1800 e molto amica della regina Maria Antonietta. In Italia si parla poco di lei, ma sicuramente conoscerete tutti una sua lontana discendente, la compianta principessa Diana. 
Il film si basa sulla biografia di Amanda Foreman e narra la vita di questo illustre personaggio anglosassone. Georgiana fu una donna acuta, attiva in politica, protagonista dei salotti e della moda del periodo, dotata di un forte carisma. Data in sposa a un uomo molto più vecchio di lei, ebbe un matrimonio infelice, burrascoso, avvilito dalla mancanza di un erede maschio che arriverà solo dopo due figlie femmine. 


La vicenda descrive i diversi aspetti del matrimonio di Georgiana, i rapporti con quel marito così distaccato, la fatica a concepire un erede, il dover sopportare i suoi continui tradimenti. Sullo sfondo, c'è il mondo dorato di cui è protagonista assoluta, fatto di balli, cene, divertimenti, fermenti politici. 
Georgiana sembra, così, amata da tutti tranne che dal marito. 
Fu proprio Georgiana a presentare al duca di Devonshire la sua futura seconda moglie, Elisabeth Foster, che ne divenne presto l'amante. Bess visse con i due coniugi per oltre vent'anni, dando al duca figli illegittimi ma mai venendo meno alla sua fedeltà verso l'amica Georgiana. Sposò il duca tre anni dopo la morte dell'amica, nel 1809. 

Sempre attiva in politica, Georgiana conosce il giovane Charles Grey, attivo nei Whig da lei sostenuti, e comincia con lei una pericolosa relazione, che la porterà ad allontanarsi dalla casa coniugale per tornarci, poi, solo per amore dei figli.  E' qui che scopre d'aspettare un figlio dal suo amato e per evitare il sicuro scandalo, il duca di Devonshire la esilia per tutto il periodo della gravidanza (nel film in campagna, nella realtà in Francia). Georgiana partorirà una bambina che chiamerà Eliza e che potrà vedere soltanto in segreto, in quanto sarà presentata in società come nipote di Charles Grey.

Come già detto, il film propone una serie di costumi accurati, per cui ha vinto un meritatissimo Oscar. 





Un aspetto interessante del film per chi è appassionato di storia del costume, è il cambiamento della moda: dalle acconciature vertiginose tipiche degli anni '70, dai paniers e dai lunghi strascichi, ci si muoverà sempre di più verso uno stile sobrio, destinato a sfociare nel successivo "stile direttorio" post rivoluzionario e nel Regency. 

Insomma, un film che è una delizia per gli occhi. Consigliatissimo. 

Voto: 9/10

sabato 3 maggio 2014

Recensione: "L'amante di Pilato" di Gisbert Haefs

Il libro di Haefs ci riporta, come il titolo suggerisce, ai tempi dell'occupazione romana della Giudea. Durante i giorni che portano alla crocifissione di Gesù (chiamato correttamente Geoshua), Gilbert Haefs narra con un'accurata ricostruzione storica le vicende della principessa egizia Cleopatra e delle sue ancelle, in una repentina fuga attraverso l'Oriente in un susseguirsi di carovane, predoni, assalti, morti, assassini misteriosi, traditori e amicizie. Come in un vero libro giallo, niente in questo romanzo è scontato: i personaggi rivelano oscuri dettagli a proposito del proprio passato e dei motivi che li conducono in Palestina, prima tra tutti l'enigmatica Cleopatra e il centurione Rufo, che fino all'ultimo manterrà celati i suoi intendi pro o contro gli stessi romani. Pilato appare troppo occupato ad imporre il controllo romano in una zona travagliata dai litigi civili tra ortodossi e non ortodossi, e poco si cura della sua vecchia amante egizia.
In tutto questo l'esecuzione di Gesù è poco più di un contorno, una scena fugace cui si fa riferimento per un paio di righe, sebbene la sua figura sia più volte dipinta come giusta e onesta, in contrasto ai giudei ortodossi che non pochi problemi crearono agli occupanti romani. Il fulcro del libro è la battaglia di Ao Hidis, una fortezza ostile ai romani in territorio romano, dove la vicenda si snoderà rivelando alcuni particolari prima celati.
La pecca del libro è lo stile narrativo spesso frammentario e i dialoghi poco chiari, uno stile in cui non ci si può perdere alcun dettaglio se non si vuole arrivare impreparati al finale.


Voto: 7/10

martedì 25 febbraio 2014

Pompei, il film

Attenzione: questo post contiene anticipazioni sulla trama del film.



Uscito nelle sale italiane la scorsa settimana, il colossal hollywoodiano sull'eruzione più famosa del mondo ha subito attirato la mia attenzione. In molti avete domandato la mia opinione a proposito del film, probabilmente aspettandovi un lungo elenco di errori storici riscontrati durante la visione. 
La realtà è che il film mi è piaciuto molto, soprattutto per il sapiente utilizzo della grafica e degli effetti speciali. La trama non è tuttavia delle migliori, riproponendo il solito cliché dei Romani cattivi, assetati di speculazione, desiderosi soltanto di vedere uomini sgozzarsi nell'arena. Mi sento dunque in dovere di appoggiare la critica del film dello storico Andrea Giardina, il quale ha sottolineato questi aspetti del film e le similitudini con il più noto "Gladiatore" di Ridley Scott (la parte dei combattimenti occupa gran parte del film, ben più dell'eruzione e della storia d'amore tra i protagonisti). 

Non mancano, così, il senatore avido e corrotto, la fanciulla di buona famiglia dall'animo puro e ribelle, i barbari oppressi nel sangue in nome di Roma, i gladiatori costretti a combattere, e a morire, per la propria libertà. Niente di nuovo. Non è mia intenzione discutere sugli errori storici del film in questa sede, ma ricordiamoci (giusto per approfondire un aspetto) che per molti la gladiatura era una scelta, un modo per ottenere fama, soldi, successo e donne (la scena della ricca matrona che paga per ottenere i servigi di Attico è veritiera, poiché le abbienti donne di Roma erano disposte a sborsare grosse cifre per godere della compagnia di un aitante gladiatore, e molte erano anche quelle che instauravano relazioni extraconiugali). Insomma, non tutti i gladiatori erano schiavi e prigionieri di guerra, molti erano trattati come dei veri e propri idoli (come gli aurighi, del resto). Ai tempi della vicenda (79 d.C.) la rivolta di Spartaco e dei suoi seguaci è ormai un lontano ricordo.
Sullo sfondo di tutto incombe l'ombra minacciosa del Vesuvio, che fa mostra di sé già dalle prime scene del film con tutta una serie di vapori e scosse. I Romani non sapevano si trattasse di un vulcano attivo e i locali lo chiamavano amichevolmente "la montagna", traendo numerosi benifici economici dalla terra eccezionalmente fertile che lo ricopriva (è dunque vera l'immagine dei boschi rigogliosi distrutti durante la colata lavica). Veritiera è anche la triste fine dei due amanti, travolti dalla nube incadescente che si riversa sulla città durante le ultime scene del film. Come loro perirono moltissime persone, soffocate dalle esalazioni o bruciate vive. Dagli scavi di Ercolano è emerso che molti persero la vita per lo scoppio della calotta cranica, dovuta all'altissima temperatura raggiunta dall'aria, quindi è un po' inverosimile che i nostri protagonisti siano riusciti a correre industurbati per le vie della città durante l'eruzione, avendo anche la forza di tornare nell'arena per qualche istante. Ma è la magia della pellicola. Vera è anche la pausa durante l'eruzione (che nella realtà durò qualche ora, nel film pochi minuti) che si rivelò una trappola mortale per coloro che tornarono a cercare beni e persone care in città, così come vera è anche la scena del cedimento della caldera del vulcano su sé stessa.
Insomma, un finale lieto in questa vicenda avrebbe probabilmente stravolto il senso del film, ma è bene ricordare che qualcuno riuscì a scappare da quell'inferno e a raccontarlo. Di errori ce ne sarebbero altri, ma è risaputo che la Storia e l'audience spesso non vanno a braccetto. Resta, comunque, un bel prodotto che consiglio a ttuti di vedere. Sia mai che faccia rinascere nell'italico pubblico (invero poco attento al propri beni culturali) l'attenzione per quell'incredibile patrimonio artistico e architettonico che è Pompei. 

giovedì 17 ottobre 2013

Recensione "La figlia di Omero" di Robert Graves

Probabilmente, non sono il tipo di persona più adatta a recensire un libro simile. Non ho mai amato i poemi epici come meriterebbero, sebbene io ami il mondo antico, ma se ne siete appassionati questa è la storia che fa per voi. 
Pubblicato nel 1955, il libro di Robert Graves prende spunto da alcune teorie avanzate nel 1896 da Samuel Butler sull'origine probabilmente femminile dell'Odissea; egli era convinto che tale opera non fosse ambientata in Grecia quanto in Sicilia, in particolar modo a Trapani, l'antica Drepana. Le teorie di Butler non ebbero molto successo negli ambienti accademici, sebbene già nell'antichità autori come Strabone avessero avanzato ipotesi circa la composizione per mano femminile dell'Odissea. L'autrice sarebbe la principessa Nausicaa, figlia del re di Scheria (Trapani, appunto). Gli esperti concordano soltanto sul fatto che l'Iliade e l'Odissea non siano figli della stessa mano e che, proprio come scrive Graves, il primo sia un poema scritto da uomini per uomini, al contrario del secondo. 

Graves, quindi, parte da questi presupposti per sviluppare il suo romanzo che, vi dirò con tutta sincerità, non mi ha entusiasmato granché, salvo poi risollevarsi verso la fine della narrazione. Siamo in Sicilia, nel pieno della colonizzazione greca del nostro meridione, e la giovane principessa Nausicaa s'accinge a vivere un turbolento periodo della propria esistenza: giunta ormai al sedicesimo anno d'età, la sua mano viene promessa al miglior pretendente. Sullo sfondo c'è la scomparsa del fratello maggiore Laodamante, allontanatosi dal palazzo per compiacere la capricciosa moglie Ctimene, la quale voleva come dono una collana d'ambra; da qui gli eventi precipitano in modo rocambolesco, con l'allontanamento del re dal palazzo, la reggenza, i tentativi d'usurpazione del trono portati avanti dai cento e più pretendenti di Nausicaa, le morti e le vendette. 
In tutto questo frangente Nausicaa inizia a comporre un piccolo poema epico, traendo spunto da ciò che i suoi occhi hanno visto: è qui che si ottiene l'identificazione sostenuta da Butler e Graves. Nausicaa  non solo avrebbe adattato le sue vicissitudini personali alla storia di Ulisse (identificato con errore, come lei stessa afferma, con Odisseo) ma avrebbe ambientato tutta la faccenda in Sicilia, sulle Egadi, il territorio che conosceva al meglio. In questo modo ritroviamo Nausicaa alle prese con pretendenti noiosi macchiati di efferati delitti e che s'ingozzano a spese della famiglia reale (ebbene sì, i proci che tanto ambivano a sposare Penelope), un re lontano da casa (Ulisse), una moglie che lo attende al telaio (Penelope) e via dicendo. Il romanzo è pieno di similitudini. Nausicaa, nel suo componimento, apporterà delle modifiche per rendere il suo poema epico piacevole per un pubblico maschile, ma se il suo tocco femminile sia più o meno rintracciabile sarà un giudizio che spetterà ai posteri.

Ho, personalmente, apprezzato questo romanzo verso la fine, per via dei dialoghi spesso frammentati e arcaici, ma la fine del libro è avvincente e vi solleverà dai dubbi accumulati durante la lettura. 

Voto: 7/10




domenica 1 settembre 2013

Recensione "La morte nera. Storia di un'epidemia che devastò l'Europa nel Trecento" di John Hatcher.

Ho letto questo libro lo scorso anno e soltanto ora mi rendo conto di non averlo ancora recensito. L'argomento non è dei più felici quindi se siete impressionabili tappatevi le orecchie. Oggi si parla di peste, un flagello che ha colpito l'umanità nei secoli addietro con una crudezza silenziosa, ma letale. Il libro di John Hatcher ci riporta indietro nell'Europa del Trecento, un'Europa che si sta avviando verso l'età moderna ma ancora fortemente legata al mondo tipicamente medioevale, un'Europa in transizione, che senza l'epidemia probabilmente non sarebbe diventata ciò che oggi leggiamo nei libri di storia. Il contagio, infatti, distrusse la società d'allora e ne creò una completamente nuova. 
Studiando le vicissitudini di un piccolo paesino di Walsham nel Suffolk, Inghilterra, John Hatcher traccia le linee - locali e mondiali - della portata del contagio, dal 1347 in avanti; la sua indagine viene portata avanti da un personaggio fittizio, Master John, che analizzando svariate figure del villaggio porta questo libro a metà tra il saggio storico e il romanzo. Per quanto l'argomento lo permetta, una lettura stuzzicante e molto piacevole. 

La peste giunse in Europa dall'Asia, e tra il 1346 e il 1353 colpì tutta questa porzione di continente. La popolazione era inerme, povera o ricca, e impreparata. Nessuno si aspettava una nuova epidemia, dato che l'ultima volta la peste si era affacciata in Europa nel V secolo d.C. Il contagio si abbatté sulle coste italiane (precisamente siciliane) portate da dei commercianti genovesi in fuga da Caffa in Crimea e fu favorito dalla crescita demografia avvenuta tra il 900 e il 1300, con l'allargarsi delle città; a dire il vero, gli anni precedenti allo scoppiare dell'epidemia non erano stati dei più felici, tra carestie e malattie di vario tipo. Il batterio Yersinia Pestis giunse cullato dalle navi europee e una volta sceso a bordo, iniziò la sua operazione letale, dirigendosi poi verso Nord: oggi sappiamo che il vettore della peste è il morso della pulce che alberga sui topi, ma all'epoca nessuno riusciva a trovare la causa del contagio. Si accusarono gli ebrei, le streghe, si fecero processioni religiose per invocare l'aiuto divino, ma nulla accadde. Molti furono anche quelli che decisero di vivere la vita minuto per minuto, sperperando denari in taverne e bordelli. 
Le pessime condizioni igieniche delle città (delle vere e proprie fogne a cielo aperto), la cattiva igiene personale e delle abitazioni, il contatto prolungato con gli animali e le arretrate conoscenze mediche favorirono l'epidemia e furono fattori da non sottovalutare. Era un mondo dove ci si lavava poco perché si credeva che il lavaggio potesse veicolare malattie (o, forse, perché la Chiesa degli esordi andò a predicare contro la cura del corpo tipica del mondo romano, definita immorale?), dove le case erano spesso sudicie e dove i topi potevano scorrazzare  liberamente. 

La manifestazione del morbo avveniva, normalmente, tra i 2 e i 7 giorni e non lasciava scampo. Al giorno d'oggi si conoscono tre forme di peste (bubbonica, polmonare  e setticemica) ma fu la prima a mietere vittime: i bubboni non erano altro che linfonodi gonfiati, purulenti e dolorosi, spesso accompagnati da febbre alta e deliri. I medici fuggivano perché incapaci di capire le ragioni del morbo. Le conseguenze furono devastanti: il numero dei morti era talmente alto che non si riusciva a dare a tutti una degna sepoltura, spesso senza estrema unzione, e s'iniziò presto a seppellire i cadaveri in fosse comuni. Il mondo sembrava davvero piombato nel caos. 
Tuttavia, a lungo termine, la peste ebbe degli effetti positivi: il numero degli operai era diminuito, la manodopera era rara e ricercata, e gli uomini ne approfittarono per chiedere salari più alti; in molti divennero proprietari di terreni lasciati incolti o sfitti, qualcosa insomma si mosse in una società immobile da secoli. Chi era sopravvissuto (gli immuni o i superstiti furono molto pochi) dovette aspettare molto tempo prima di riprendere la normale routine quotidiana: era un mondo nuovo, uno scenario diremmo oggi post-apocalittico, un mondo che andava ricostruito da zero. 

Se volete conoscere le radici dell'Europa moderna, non potete ignorare la peste. Non potete ignorare neppure le sue manifestazioni successive, basti pensare alla famosa epidemia del 1630 che colpì l'Italia e che è stata immortalata per sempre dal nostro Manzoni. 

domenica 25 agosto 2013

Recensione "Impero: viaggio nell'impero di Roma seguendo una moneta." di Alberto Angela

La fine di Agosto ormai è alle porte, e con lei anche quella dell'estate. Spero abbiate trascorso delle buone vacanze all'insegna del divertimento e del relax! Le mie sono trascorse sommersa da letture nuove oppure lasciate in arretrato da qualche tempo: per il mio 27esimo compleanno ho ricevuto in dono un eReader, e devo ammettere di essermi ricreduta al riguardo! Ero molto scettica poiché sono un amante folle dei libri cartacei (li accarezzo, li sfoglio, amo l'odore della carta ed accarezzare la copertina soprattutto se con dei caratteri in rilievo) ma mi sbagliavo. Con l'eReader sto leggendo molto di più! E' comodissimo soprattutto se si viaggia molto e non c'è molto spazio in borsa o in valigia, non avendo lo schermo retro illuminato non affatica la vista e potete utilizzarlo in piena luce, in spiaggia oppure sul terrazzo, tenendolo comodamente in grembo oppure con una mano soltanto, il che evita il fardello dei libri voluminosi che spesso ci costringono a posizioni statiche. Il mio modello non è touch screen ed è della marca Trekstor, è molto semplice da usare e ha dei comodi tasti laterali che dovete pigiare per andare avanti o indietro con la lettura; ho finalmente potuto leggere dei file pdf in tutta comodità senza dover restare per ore davanti al computer!

Uno dei vantaggi dell'eReader è anche l'acquisto di eBook a prezzo modico. Uno di quelli è proprio il libro di Alberto Angela "Impero: viaggio nell'impero di Roma seguendo una moneta". Lo volevo leggere da tempo ma il prezzo continuava ad aggirarsi attorno ai 20€ se non oltre. Amo follemente Alberto sia per il modo calmo di descrivere le cose sia per il suo (famosissimo) gesticolare: seguivo le sue trasmissioni già quand'ero bambina e lo faccio tuttora con grande interesse. Il volume è il seguito di "Una giornata nell'antica Roma" e segue i movimenti di un sesterzio coniato sotto il regno di Traiano, appassionando il lettore con spiegazioni dettagliate (in puro stile Angela) sui paesaggi e i differenti proprietari della moneta; i nomi e le situazioni raccontante sono reali e quasi sempre munite di riscontro archeologico. Una delle poche pecche del libro è lo stile narrativo, un po' troppo televisivo, ma Alberto...è Alberto. Leggere i suoi libri equivale ad ascoltare una sua trasmissione, senza dirigere gli occhi sulla televisione. Personalmente amo immaginare nella mente la sua voce, è un modo per rendere l'autore più vicino a noi. 
Il viaggio della moneta parte dal conio a Roma e tocca i vari angoli dell'impero, dalla Britannia alle legioni d'istanza in Germania, passando anche per Parigi, cambiando di volta in volta proprietari e raccontando attimi di vita differenti, dal legionario, agli schiavi, ai messaggeri. Il tutto è accompagnato da scene di vita quotidiana, descritte nel dettaglio. 

Un libro da leggere se amate l'argomento e siete alla ricerca di una lettura più leggera di un saggio e più completa di un romanzo storico. Vi avviso: il libro è molto lungo, circa 510 pagine, ma vi assicuro che scorreranno davanti ai vostri occhi in fretta. Capirete quanto il mondo romano sia più vicino a noi di quanto noi stessi riusciamo a concepirlo. 

Voto: 8/10
Edizioni Mondadori, Milano, 2012.

lunedì 6 maggio 2013

Review shampoo Splend'or ai fiori e bacche di ribes

Ciao ragazze! Oggi torno a parlare di cosmetica e prodotti per la cura della vostra bellezza.
Ho finalmente avuto modo di acquistare lo shampoo Splend'or ai fiori e bacche di ribes, riconoscibile dal suo sgargiante tappo viola e specifico per capelli spenti o trattati :) 
Era da tempo che lo vedevo sullo scaffale del supemercato e complice anche l'ottimo prezzo (1,29€) l'ho comprato. Abbinato al balsamo della stessa linea al karitè e fiori di mandorlo (tappo marrone) devo ammettere che il risultato è più che soddisfacente! I capelli sono lucidi e setosi, facili da pettinare e districare,  una meraviglia! Il profumo è davvero ottimo e inebriante, mi sarei passata il prodotto in testa per mezz'ora :3

Sono una vecchia affezionata dei prodotti Mirato, usando da anni l'immortale Splend'or al cocco (tappo giallo) per capelli lunghi e gli altri due balsami, il tappo blu e il tappo rosso (che non trovo più sugli scaffali, forse saranno usciti dalla produzione). Negli anni il prezzo è rimasto pressoché invariato, sarà aumentato forse di una 30ina di centesimi, e la soluzione del prodotto è sempre stata liquida e di facile applicazione (detesto i balsami in crema in stile Fructis, per dire). 


Veniamo ora ai (pochi) lati negativi. L'inci non è proprio il massimo e presenta diversi pallini rossi, in più la soluzione è davvero molto schiumosa e vi consiglio di diluirla prima di applicarla sui capelli. Se non amate gli odori forti e un po' dolci, inoltre, cambiate prodotto perché non è decisamente la soluzione che fa per voi. 
Ecco l'inci:

Esiste anche un balsamo di questa stessa linea, ma non l'ho ancora provato. Posso però elencarvi l'inci:



Ovviamente il mio parere è personale e soggettivo, ognuna di noi ha una cute unica e diversa al tempo stesso quindi prendete le mie righe come un mero suggerimento d'acquisto ^^ Fatemi sapere le vostre opinioni ;)


mercoledì 27 marzo 2013

Review: Tinta Renée Blanche Natur Color, rosso tiziano

Oggi torno a parlarvi di cosmetica e, più precisamente, di tinte. Era ormai tempo per me di ricorrere ad un passaggio di tintura chimica per uniformare il colore, dopo sei mesi di solo hennè. Stufa com'ero del solito rosso rame che mi portavo in testa da anni, ho deciso di utilizzare una tinta che mi aveva regalato il fidanzato tempo addietro e che non volevo aprire perché in una tonalità a me poco conosciuta: il rosso tiziano. Avevo già parlato in precedenza delle tinture Renée Blanche e devo ribadire lo stesso concetto: ottime. Economiche e facili da applicare, lasciano il capello brillante e per niente secco, cosa che spesso non accade neppure dal parrucchiere, il colore è vivo e pieno di riflessi.


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Il risultato sui miei capelli

Il procedimento è sempre lo stesso, spazzolate i capelli e applicate la miscela in tubetto. E' un procedimento rilassante e piacevole, soprattutto se vi piace farvi toccare i capelli :) Dopo circa una mezz'ora di applicazione, lavate via tutto applicando molto balsamo e, se volete, la crema post-shampoo alle erbe fornita in dotazione. Il risultato lo vedete in foto: capelli luminosi e di un bel rosso caldo, essendo esposti alla luce diretta del sole non sembrano molto diversi dal rosso rame ma vi assicuro che la differenza all'ombra si nota. E' un colore che, volendo, si può ottenere tranquillamente miscelando varie tonalità di hennè, di norma mischiavo il rosso naturale Planta Medica o Zubeda con il rosso forte della Tradizione Erboristica (non è proprio il massimo ma a caval donato...).



Mi sento dunque di replicare il giudizio già espresso lo scorso anno per questa tinta, assolutamente promossa! Il problema è che è difficile da reperire, l'ho trovata per caso in un piccolo negozietto e nella grande distribuzione non l'ho mai vista.Se vi capita di incontrarla fateci un pensiero, merita! Vi aggiungo la foto della confezione, scusate per il flash proprio sul volto della modella...

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domenica 6 gennaio 2013

Review: Blush Hi-Tech Deborah n°58, Paprika

Ciao ragazze! Oggi torno a parlavi di make-up, dato che questi post li seguite parecchio :)
La notte di Capodanno ho avuto modo di provare, grazie alla mia amica blogger Momo, il blush di Deborah n°58 della linea Hi-Tech, nella tonalità Paprika.

Ammetto di non amare molto i prodotto di questa marca a causa di qualche acquisto in passato che ho ritenuto molto scadente (smalto in primis), ma il rapporto qualità-prezzo è abbastanza buono e dunque ho voluto dargli una seconda possibilità. Ho usato per anni l'eye liner Precisione, e devo ammettere che non era poi così male come pensavo :) Ora uso, come detto qualche giorno fa, l'eye liner Liquid Ink della Essence, con cui è stato amore vero e proprio ^^

Ma torniamo al blush. Il prodotto si presenta in una confezione piccola e a portata di qualsiasi borsetta date le sue dimensioni molto ridotte, con tanto di pennellino incluso sul retro (se non lo trovate, cercate sotto la confezione ); il colore è di un rosa brillante, quasi tendente al pesca, molto diverso rispetto al blush rosato di Essence che ero solita utilizzare. Per gli shooting preferisco applicare dei blush più tendenti al marrone per ottenere un effetto più vistoso (ricordatevi che il trucco fotografico è più marcato rispetto a quello "daily"), ma per un'uscita normale è meglio non esagerare. Piccola nota: se i glitter che vedete nel blush vi spaventano, non preoccupatevi: una volta sul viso, non si vedranno. L'applicazione è molto facile e il prodotto si sparge molto bene sulle guance, donando una tonalità rosata molto adatta alle pelli diafane. Il risultato è un'ottima copertura senza essere eccessiva, il colore tende a coprire molto bene l'incarnato quindi non esagerate durante l'applicazione. 


Il prezzo è attorno agli 11,40€ e lo trovate in qualsiasi profumeria. 
Fatemi sapere se usate questo prodotto e se vi piace ;) 

Un bacione a tutte voi!

mercoledì 12 dicembre 2012

Recensione "Il diario segreto di Lucrezia Borgia" di Joachim Bouflet

Oggi vorrei parlarvi di un libro che è rimasto per troppo tempo nella mia libreria, trascurato a causa d'impegni e letture che sono sopraggiunte nel contempo. Ho acquistato "Il diario segreto di Lucrezia Borgia" dello storico Joachim Bouflet nel 2010 come lettura per le vacanze estive, convinta dal formato tascabile e dal contenuto; ho sempre amato, infatti, la figura di Lucrezia Borgia e ho cercato di approfondire le mie conoscenze a riguardo con monografie e altre letture, inclusi i romanzi. Ma passiamo al libro.
La mia edizione credo sia ormai irreperibile, dato che la Newton Compton ha modificato la grafica dei propri volumi di recente, aumentandone di conseguenza il prezzo (6,90€ verso i miei 4,90€). Per un totale di 360 pagine, il romanzo ne occupa ben 349 narrate da Lucrezia in prima persona sotto la forma di un diario segreto, che il lettore vede nascere pagina dopo pagina; a 39 anni e ormai prossima alla morte, stanca e affaticata dal peso dell'ultima gravidanza, Lucrezia guarda al proprio passato narrando gli avvenimenti che hanno segnato la sua vita. Eventi spesso tristi e negativi, come il matrimonio forzato con Giovanni Sforza o l'unione finita in tragedia con Alfonso d'Aragona. 

Lucrezia appare nel Diario come una pedina nelle mani del padre, Alessandro VI, il papa maledetto. Come molte donne dell'epoca, la sua felicità era messa in secondo piano per ottenere alleanze politiche in un'Italia quanto mai frammentata e sotto il continuo giogo dei sovrani francesi; Lucrezia si muove in questo background politico di alleanze e tradimenti, denigrata e infamata già dai suoi contemporanei. A tal merito si erge la figura del primo marito Giovanni Sforza, che la calunniò dopo l'annullamento forzato del loro matrimonio (che fu dichiarato mai consumato), accusandola d'incesto con il padre e il fratello. In realtà Alessandro VI desiderava un genero più influente che uno Sforza ormai in declino, e impugnò l'unica arma possibile per sciogliere un vincolo non più desiderato. 

 Il contenuto del libro è ovviamente a favore di questa donna, demonizzata dalla tradizione storiografica ed ecclesiastica che aveva in odio il dissoluto papa Borgia. Il ritratto che emerge dal Diario è quello di una donna infelice, continuamente in balia degli uomini che la circondano (credo sia superfluo citare il rapporto difficile che ella ebbe con il fratello Cesare, responsabile della morte di Pedrotto e Alfonso d'Aragona, entrambi padri di due dei suoi figli). E' alla corte degli Este, in seguito al matrimonio con Alfonso d'Este, che Lucrezia sembra conoscere una nuova vita, dove grazie alla propria bellezza e alla propria grazia riesce a farsi benvolere dalla popolazione, svolgendo anche attività da mecenate; ella attirò alla sua corte intellettuali quali Pietro Bembo e Ercole Strozzi. 

Una lettura piacevole e molto scorrevole, indicata per qualsiasi tipo di lettore, sebbene ricordare tutti i vari nomi presenti nel testo richieda un minimo di sforzo mnemonico. Forse un libro non proprio indicato per esser letto sotto l'ombrellone e l'afa estiva, ma se vi capita d'incrociarlo su qualche scaffale fateci un pensiero!

Voto: 8/10 


mercoledì 7 novembre 2012

Review: saponetta vegetale all'aloe e argilla dei Provenzali

Ciao amiche! Ogni tanto torno a popolare le pagine di questo blog con qualche post, e oggi mi dedico principalmente a noi signorine :)
Vorrei parlavi di un prodotto che amo molto e che vorrei consigliarvi, la saponetta all'aloe vera e all'argilla dei Provenzali per pelli grasse o miste. Per chi non la conoscesse, questa marca è particolarmente amata perché poco dannosa per l'ambiente e, soprattutto, sostenitrice della filosofia "100% cruelty free", rifiutando di sperimentare i suoi prodotti sugli animali. I costi variano un poco a seconda del prodotto che vi interessa, ma siamo nettamente inferiori alle soglie alte di alcuni prodotti ecobio (un esempio: le saponette si trovano inferiori ai 2€, mentre la maschera per i capelli ai semi di lino si aggira intorno ai 7€). 

Ho già avuto modo di provare questa marca anni fa, e da allora non l'ho mai abbandonata. Tranne qualche prodotto insoddisfacente (lo shampoo al karité, di cui avevo parlato qui), devo dire che il risultato è sempre stato dei migliori. Ho acquistato per la prima volta questo tipo saponetta anni fa per il mio ex fidanzato che soffriva di pelle molto grassa e restia ai normali trattamenti; era allo zolfo (ora credo sia fuori produzione dato che non l'ho più trovata nei negozi), e poiché io ho la pelle mista ho deciso di provarla per testarne l'efficacia. Il risultato è stato ottimo! La pelle è subito tornata tonica e levigata, senza l'odioso effetto lucido sulla fronte e - soprattutto - senza punti neri. Un uso prolungato su di me può portare all'insorgere di nuovi brufoli, ma se utilizzata con moderazione alternata alla maschera purificante bio al pomodoro (che trovate qui) non può che essere un toccasana.

INCI della vecchia saponetta allo zolfo

A distanza di anni ho trovato soltanto più quella all'aloe ma il risultato è sempre il medesimo: pelle liscia e morbida, luminosa, soprattutto se la utilizzate per lavare via i residui di trucco o per detergevi il viso al mattino. La sconsiglio vivamente per le pelli secche (non è vero che ogni prodotto va bene purché lavi o che i saponi sono tutti uguali: ogni pelle ha le sue esigenze e necessita di cure differenti), ma della stessa linea ci sono moltissime varianti di ogni profumo e consistenza.

Ora la parola spetta a voi, fatemi sapere che pensate di questo prodotto e se lo conoscete! 
Un abbraccio! 

Link alla dita produttrice: http://www.iprovenzali.it/


martedì 14 agosto 2012

Review: Cléo crema corpo e bagnodoccia con yogurt e ciliegia

Ciao a tutte!
Oggi vorrei recensire due ottimi prodotti che ho acquistato da poco, sebbene uno di questi lo conoscessi già. Sto parlando della crema corpo allo yogurt e ciliegia e relativo bagnodoccia Cléo. Li riconoscete subito al supermercato: sono bianchi con tappo rosa, di diverse profumazioni e dal prezzo abbastanza contenuto (io li trovo a 1,99€ al negozietto sotto casa).
Avevo già avuto modo di provare le ottime creme corpo, alla ciliegia e alla nocciola, e lo scrub per il viso al kiwi (disponibile ora in versione maschera purificante) diversi anni fa, assieme alla mousse detergente alla fragola (dato che l'ho finita da tempo, aggiungo una fotografia trovata online qui) poi per un po' di tempo ho avuto difficoltà a reperire questa linea (che è un sottomarchio della Paglieri). Ho anche la maschera nutriente al miele ma non l'ho ancora provata e quindi vi aggiornerò ;)

La crema è ottima, come la ricordavo: soluzione morbida e fluida, per nulla grassa sulla pelle. Il profumo è molto buono, anche se preferisco quello del bagnodoccia. Devo dire che combatte bene la secchezza su zone difficili quali gomiti e talloni, e che ne basta una piccola quantità per idratare a fondo. 





Il bagnodoccia è ancora migliore: la formula è liquida e molto cremosa una volta diluita con l'acqua, già sotto la doccia la pelle è morbida e profumatissima. 
Insomma, due prodotti da bagno fortemente consigliati se vi piacciono i profumi molto dolci, il rapporto qualità-prezzo e per il risultato, un po' meno per l'inci (che non è proprio il massimo). 

Sito ufficiale: http://www.paglieri.it/


domenica 29 luglio 2012

Review: tinta Renée Blanche Natur Color Green, il rosso paprika!

Ciao amiche! Oggi dedico questo post a noi fanciulle che, periodicamente, facciamo uso di tinte chimiche. Non ho mai nascosto di ricorrere alla tinta ogni 4-5 mesi o quando ne avverto l'esigenza, sebbene dia la precedenza a rimedi naturali come l'henné, di cui faccio largo uso e consumo :) Il colore cui sono affezionata è il rosso rame, ottenuto spesso e volentieri con l'henné e tanto, tanto sole! Di recente ho preferito buttarmi su una tonalità leggermente diversa, il rosso paprika. Lo trovo molto più caldo e adatto al mio colore di base rispetto al rosso rame, che tende a scolorire presto per i miei gusti, lasciandomi le lunghezze tendenti al biondo.

Dopo aver sperimentato le varie marche come L'Oréal (mai più: rapporto qualità-prezzo non vantaggioso e colore che tende a sparire dalle radici dopo pochi lavaggi), Garnier (consiglio la linea 100% color, purtroppo si trova pochissimo nei supermercati), Testanera (stesso giudizio che per la L'Oréal), sono approdata alla tinta professionale in tubetto, accompagnata dall'ossigeno al modico prezzo di 6€ per entrambi i prodotti. Il risultato mi ha pienamente soddisfatto, un colore caldo e pieno di riflessi e perfettamente adattabile al mio henné Planta Medica (per vedere la recensione di quel prodotto, cliccate qui).

La soluzione in tubetti però presenta un inconveniente: la bottiglia d'ossigeno è spesso molto grossa, e se viaggiate potrebbe rivelarsi un problema. Inoltre, per utilizzare questo tipo di tinta sono necessarie ciotolina e pennello professionale. Viaggio spesso, e non posso portarmi dietro tutto il necessario. Di conseguenza, devo arrangiarmi. Nel negozietto sotto casa qui in Calabria ho trovato la tinta Renée Blanche Rosso Paprika della linea "Nature Green" a soli 3,50€ e mossa dalla curiosità, l'ho acquistata. Ero dubbiosa, poiché è una marca che conosco solo tramite bagnoschiuma  ma ammetto di essermi ricreduta! La soluzione è in gel, facilissima da applicare con il beccuccio in plastica, non cola e copre benissimo. Il risultato è un colore fantastico, luminoso e pieno di riflessi! Insomma, se vi capita di trovarla provatela, costa poco ed  è un buon prodotto ;)


giovedì 19 luglio 2012

Review: smalto Kiko 383, il blu petrolio!

Ciao a tutti, cari followers!
Oggi ho voglia di parlare di cosmetica e bellezza, dato che il mio precedente post sullo smalto Kiko verde bosco ha riscosso molto successo! (Per leggere il post, cliccate qui).
Qualche settimana fa ho acquistato due nuovi smalti Kiko (il 383 e il 265) e vorrei parlarvi del primo, il blu petrolio. Vi dirò la verità, non sono amante dei colori pastello e delle tonalità troppo chiare ma mi serviva qualcosa sul turchese da abbinare ad un vestitino, e dato il prezzo contenuto mi sono lasciata tentare da questa colorazione per me insolita. Il nome non è forse dei migliori. "Blu petrolio" invoca subito nella mente qualcosa di sporco, inquinante, di dannoso. In realtà è un bellissimo colore effetto mat, carico e denso, che richiede appena una passata per una perfetta resa. Dopo una settimana è ancora felicemente sulle mie unghie tranne qualche piccola ammaccatura, dunque non posso che promuoverlo a pieni voti!

L'ho utilizzato per uno shooting in stile beauty, fatemi sapere che ne pensate! 


Danielle Fiore


mercoledì 9 maggio 2012

Cosmetici: come riutilizzarli?


Ciao fiorellini!
Oggi vorrei riprendere l’argomento dei prodotti cosmetici. Chi di noi non ha mai riciclato una crema, uno shampoo o un detersivo che proprio non ci piaceva? Ecco l’elenco dei prodotti che ho personalmente riciclato, con descrizione e nuovo utilizzo. Si tratta, ovviamente, di scelte personali e soggettive!

-Crema per il viso Cera di Cupra per pelli normali o miste, soluzione bianca.
È capitato durante una vacanza di finire la mia crema per il viso abituale, e di doverne cercare una a prezzi modici. Memore delle numerose confezioni di questo prodotto finite da mia madre negli anni passati, ho deciso di provarla, complice anche un prezzo economico (3.50€). La crema si presenta con una soluzione bianca molto morbida ma purtroppo terribilmente oleosa, non proprio il massimo per le pelli miste. leggendo l'INCI (l'elenco degli ingredienti), figurano infatti tra i primi posti dei derivati del petrolio. Risultato? Brufoli molto grossi dopo qualche giorno, pelle unticcia sulla fronte. Urgevano due soluzioni: cestino o riciclo. Ho optato per la seconda, riutilizzandola come crema per le mani! Da allora è sempre in borsa, e le mie mani sono molto più luminose e morbide ;)


-Scrub per il viso Cien Beauty.
Acquistato non ricordo da chi in un discount, questo scrub è stato per troppo tempo sul mio scaffale dei prodotti. Sul viso non funzionava così male, ma poiché sono passati diversi mesi dall’acquisto ho deciso di utilizzarlo per la pedicure. Funziona! Cospargo i piedi con questa soluzione immergendoli poi in acqua tiepida, come piace a me, passando un po’ di pietra pomice sulle zone più dure per ammorbidire.

-Crema viso Kaloderma per pelli miste o grasse, soluzione bianca,
Terribile! Questa è stata subito dirottata a mia madre, pelle untissima e tantissimi brufoli.

-Crema viso Erbolario all’olio di argan.
È un ottimo prodotto, purtroppo a lungo termine mi unge la pelle provocando brufoletti. La uso come crema per collo e mani, senza esagerare, poiché il costo è elevato (23€ a confezione).

-Olio di mandorle dolci dei Provenzali.
Inizialmente avevo acquistato quest’ olio per la cura dei capelli, per fare impacchi e via dicendo. Purtroppo sulla mia chioma risulta fastidioso e difficile da lavar via, l’ho provato allora sulla pelle e devo dire che i risultati sono ottimi! Pelle morbida e idratata, consigliato!

-Shampoo al Karité dei Provenzali.
Questo shampoo lo acquistai anni fa, appena uscito, ma credo che non sia mai riuscito a eguagliare il noto cugino ai Semi di Lino. Capelli unti, pesanti, brutti da vedere e da toccare. Riciclato come bagnoschiuma ha svelato il suo potenziale segreto con una pelle tutto sommato morbida al tatto ;)

-Olio di Jojoba.
Indicatissimo da tutte le blogger come toccasana per il capello, su di me ha avuto il medesimo effetto dell’olio di mandorle. Riciclato anche questo per la pelle, è diventato uno dei miei prodotti preferiti sebbene sia un po’ caro.


Al momento è tutto, fatemi sapere se anche voi riutilizzate i prodotti che non vi piacciono :)

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