lunedì 12 dicembre 2011

Recensione Ensiferum - "Ensiferum"




Ed eccoci qua con gli Ensiferum, band molto nota agli appassionati del genere viking metal. Provenienti dalla Finlandia come la maggior parte di questo genere, i ragazzi propongono una musica che passa dal folk al power, con qualche piccolo accenno di death in certi riff. Questo è il loro primo lavoro, uscito nel lontano 2001 e con il primo singer Jari Mäenpää (ora dedito completamente al suo progetto, i Wintersun) alla voce e alle chitarre. Ottima prestazione vocale e musicale, sebbene l’intro sembri un midi registrato direttamente da Guitar Pro ;)

Ma analizziamo il disco. La prima traccia “Hero in a dream” si presenta molto energica e con un’ottima linea vocale che segue alla perfezione le melodie della chitarra, ottimo anche il tappeto di doppio pedale di sottofondo. Seguono “Token of time”, dove il singer Jari sfodera anche la sua voce pulita (anche se, a parere di chi vi scrive, è molto meglio nelle parti in scream). Successivamente i nostri ci presentano due brani legati, “Old Man (Väinämöinen pt.I)” e “Little dreamer (Väinämöinen pt.II)”. Entrambi presentano toni malinconici, in “Old Man” vale la pena d’ascoltare l’ottimo riff iniziale ma il pezzo si smorza un poco nella parte vocale pulita, eseguita da Jari e da un coro che, forse, avrebbe reso di più se realizzato in una tonalità più alta, magari con un ausilio femminile. Stessa struttura anche nel brano successivo: il nostro singer ci propone parti scream alternate a parti pulite dalla tonalità profonda, sempre il solito coretto dietro. L’unica pecca è il suono di tastiera, ricordante un clavicembalo un po’ scordato.
La tracklist prosegue con “Windrider”, forse il pezzo più noto dell’album dai toni leggermente più cupi dei precedenti. Da segnalare l’intermezzo melodico di chitarra dal richiamo medioevale. Chiude in bellezza “Eternal wait”, l’unica ballata del disco, che presenta finalmente una voce femminile su melodie prettamente medioevaleggianti, ma anche qui il suono di tastiera disturba un po’ le orecchie.

Insomma, un ottimo debutto per questa band finnica ormai sulle scene da anni e  che ha visto cambi di line-up parecchio radicali (la mancanza di Jari alla voce è stata solo parzialmente colmata  con l’ingresso di Petri Lindroos) e che non ha potuto che confermare le proprie potenzialità nel corso degli album successivi. Resta che, forse, la parte meno convincente del disco è proprio quella tastiera onnipresente e che in certi tratti distoglie troppo l’attenzione dagli altri strumenti.

Miglior traccia: Windrider
Voto: 8/10

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