venerdì 8 novembre 2013

La figura femminile nel mondo bizantino (prima parte)

Tutti, almeno una volta, abbiamo sentito parlare dell'impero bizantino, magari a scuola oppure in qualche documentario. Costantinopoli, l'attuale Istanbul, fa parte della nostra storia comune da secoli, molto più di quanto si pensi. Sorta durante il tardo impero romano per volere dell'imperatore Costantino (da qui il nome Costantinopoli, prima ancora Byzantium in latino, da cui Bisanzio), si mantenne baluardo dell'impero romano d'Oriente per secoli, nonché roccaforte del cristianesimo poi, in un'Oriente sempre più stretto nella morsa islamica. Costantinopoli, infatti, cadde in mani ottomane nel 1453 dopo aver resistito per secoli ai vari assedi e assalti, grazie soprattutto alla posizione geografica strategica e difendibile. Nel 1205 cadde in mani crociate e la conquista latina fu terribile per la città, che tornò in mani di una dinastia bizantina soltanto nel 1261.

Questo mondo, che tanto ci sa di esotico e vicino al mondo greco, fu un ponte tra la civiltà latina e la civiltà greca, una società vicina ma anche distante all'Occidente per molti versi: i bizantini si sentivano "romani" (Romei) a tutti gli effetti, sebbene la loro lingua ufficiale fosse più il greco del latino, e sempre questa città si erse come la "nuova Roma" voluta da Costantino, anche quando dell'impero romano d'Occidente, ormai, non esisteva più nulla, proseguendo uno sviluppo pressoché autonomo. La religiosità dei bizantini era profonda e spirituale, sebbene scossa da tumulti che il cristianesimo romano non conobbe fino allo scoppio della riforma luterana (mi riferisco alla lotta iconoclasta che scosse Bisanzio nel VIII secolo). In tutto questo definire la visione dell'universo femminile non è semplice, in quanto le poche fonti a disposizione sono religiose e distanti dal mondo laico, ma il ritratto che ne emerge è delimitabile a grandi linee: i bizantini propugnavano l'idea di una donna pia, devota al marito e alla vita matrimoniale, con una bassa educazione culturale; la donna era per loro, come per tutti i primi cristiani, un essere peccaminoso che aveva condotto l'uomo alla rovina.

L'imperatrice Teodora 

In una società così misogina (eredità del mondo romano), le donne poco potevano fare per affermarsi e rivalutarsi. Ci furono senza dubbio figure degne di nota (Teodora, Irene, Cassia, Anna Comnena), ma tutte fecero molta fatica a staccarsi dall'ideale maschile che le considerava peccaminose, tendenti all'inganno, buone soltanto per la mera funzione riproduttiva. Il matrimonio era, infatti, considerato come un'imposizione sociale alla quale gli uomini non potevano sottrarsi. Bisanzio, insomma, non fu toccata dall'emancipazione femminile che interessò le donne libere e aristocratiche della Roma imperiale. Le donne dunque ricevevano un'istruzione sommaria, poco più che elementare, improntata alla religiosità e al futuro ruolo di madre; Teodoro Studita, monaco e studioso del IX secolo, scrive che la madre si dedicò agli studi e all'apprendimento del Salterio di notte, alla luce della candela, per non infastidire lo sposo e per non trascurare la cura della casa. Gli studi profani potevano compromettere la purezza dell'animo femminile, così fragile e debole. Figure colte come la principessa Anna Comnena erano ritenute un paradosso, un'eccezione.

Il matrimonio, dunque, era la massima aspirazione per queste donne. Le fonti sono scarse e quasi sempre relative a donne di ceto elevato; encomi, elogi funebri, discorsi sono le opere dove il mondo femminile bizantino si affaccia, spesso appena. Si trattava di un'ideale pensato da uomini per piacere gli uomini, le donne che non vi si riconoscevano erano viste come pericolose e, spesso per giustificarle se si trattava di figure nobili, le si associava a qualcosa di "speciale", di "inaudito".

(Fine prima parte)

Fonti:
Enrico V. Maltese, "Dimensioni Bizantine. Donne, angeli e demoni nel medioevo greco", Paravia, 2004
Eva Nardi, "Né sole né luna. L'immagine femminile nella Bisanzio dei secoli XI e XII", Olschki, 2002




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