lunedì 30 aprile 2012

Shooting: Castell'Arquato



Hi little flowers of mine =) Last week I had two wonderful days of shooting, the first in Milan and the second in the beautiful medieval town of Castell'Arquato, near Piacenza. It's always a pleasure for me to visit and take pics at the same time, Castell'Arquato is famous for its historical reenactment during the first half of september and it's the tipical medieval town on the hills surrounded by strong walls.
Most of the structures has been, anyway, modified during XVIII century by romantic architects, so some parts aren't autenthic.
It has been great walking through the town dressed like a medieval lady (or a princess, as some children called me haha), I hope to come back in september for the fair :)

I'd like to thank Stema Photography for the pictures and the visit also in the small Vicolengo, here are the official sites of the sites if you wanna have more informations about ;)

http://www.castellodivigoleno.it/

Castell'Arquato official website

Some pics of the shooting:

Castell'Arquato

StemaPhotography

lunedì 23 aprile 2012

Shootings: Gothic Angels

Last saturday I took some gothic pics at the famous church of Superga, which is sadly known for the air disaster of Grande Torino football team in 1949. The morning was warm and with a very clean sky, unfortunately there were too many turists but anyway, we managed to work in a properly way. 

 The pics have been taken with the help of the other model Degonia and the mua Giulia Orsogna. Thanks to the photographers Scheggia Lupo and Lele (who is my bf, that's why he always takes pics of me LOL).

Hugs!

coppia2bweb



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Shooting: The gothic graveyard

Hi little flowers! I'm having very busy weeks at the moment due to the shootings :)
Today I wanna show you some of the last pics I took yesterday at an old graveyard near Turin.
The photographers were Giulio Masoero, Francesco Posteraro and Lele Photography as assistant.
Have a look!

more pics comin' soon :)

Danielle Fiore

Danielle Fiore

Tribute to Lady Amaranth


Links: LeLe Photography
          Francesco Posteraro
          Giulio Masoero


giovedì 12 aprile 2012

Shooting: Gothic Sanctuary


These pictures have been realized during a windy and cold day. The sky was so grey and sad, the perfect weather for our location: a religious sanctuary in Serra San Bruno (VV), sourrended by hills and woods.
My white dress done of lace was not perfect for the temperature, but I like a lot the result and how it shines :) I felt like a ghost ^^
For this pics we used a vintage style with several filters.

Pictures by LeLe Photography




mercoledì 11 aprile 2012

Una laurea nel 2012: quanto vale?


Qualche giorno fa, vi ho lasciato un post sul precariato/disoccupazione che avete molto apprezzato, sia qui sia su FB, e vi ringrazio moltissimo :* E' facendoci sentire, mostrandoci uniti, che possiamo far udire la nostra voce, abbiamo il diritto di costruire le nostre vite, essere giovani non è una colpa! (Rubo clamorosamente uno slogan letto sul web pochi giorni addietro LOL).
Partiamo dal presupposto che, come ribadito più volte, i miei post tentano di staccarsi il più possibile da un'idea politica ben precisa, poiché ognuno è libero di appoggiare questo o quel partito. Il mio scopo è evidenziare i problemi di questo Paese che prescindono la posizione politica di ciascuno di noi, in modo da ottenere una visione d'insieme e non di parte. Si potrebbe dire che la sinistra ha introdotto la riforma Biagi (che ha portato, di fatto, il precariato in Italia, se vogliamo dirla in maniera semplicistica e superficiale), ma è anche vero che la destra non ha fatto molti sforzi per migliorare il mercato del lavoro. Ognuno, poi, giudica come preferisce, si sa che quando ci si addentra in questioni di politica si finisce per dar vita a discorsi senza fine. Veniamo al dunque.

Oggi ho avuto modo di parlare con una cara conoscente a proposito di un posto di lavoro nella mia cittadina. Tenete presente che abito a meno di 10 metri da un grande centro commerciale, ci divide solo il cortile e una stradina, quindi "teoricamente" godrei di una posizione avvantaggiata rispetto ad aspiranti lavoratori che vengono da fuori. Mesi fa sostenni il colloquio per questa azienda con una dottoressa in chissà quale materia umanistica, credo psicologia, la quale mi ha riempito di domande anche personali, suscitando anche non poco risentimento, in quanto non vedo cosa c'entrino alcune questioni nei colloqui di lavoro. Ma è una mia modesta opinione. Fatto sta, che prima ha storto il naso di fronte alla mia età (definendomi "troppo giovane" per andare a lavorare), poi lamentandosi della mia prossima laurea ("Perché mai una laureata come lei dovrebbe venire a lavorare in un supermercato! Me lo dica! (cit.)"). Resta che dopo sei mesi ho avuto la risposta (negativa, ovviamente) dall'azienda, scoprendo con mio rammarico che al posto di noi locali erano stati assunti giovani di altre città (buon per loro! ^^).
Vi sto dicendo tutto questo per affrontare il controverso problema della laurea, o comunque di un titolo di studio elevato, al giorno d'oggi. La maggior parte delle agenzie ritiene la laurea un problema al fine di collocare una risorsa, poiché sostengono che le aziende sono alquanto timorose nell'assumere un laureato rispetto a un diplomato. Perché? Perché un laureato potrebbe richiedere un aumento retributivo pari al suo titolo di studi. Alcune sono anche arrivate a chiedere ai loro iscritti di poter "eliminare" il titolo di studi dal curriculum vitae per potergli facilitare l'inserimento.
Tornando a ciò che scrivevo prima, la mia conoscente mi ha riportato la risposta del titolare di quel famoso posto di lavoro, il quale mi ha liquidato senza neanche volermi conoscere o ricevere il CV con un "È troppo specializzata, non prendiamo in considerazione questo tipo di candidature".
È giusto o sbagliato? È giusto penalizzare in questo modo un giovane laureato che ha studiato e che fatica a trovare un'occupazione o è giusto, da parte delle agenzie interinali, tentare di facilitare il suo ingresso in una realtà sempre più complessa e selettiva?
A voi la sentenza.



venerdì 6 aprile 2012

Non vogliamo compassione, vogliamo essere capiti!



Qualche sera fa, ho assistito per caso a una nota trasmissione televisiva in onda sulla TV pubblica, condotta da un famoso presentatore aiutato da una comica pungente e irriverente. Ospite della serata era il direttore del quotidiano “Il Corriere della Sera”, Ferruccio de Bortoli.

Il discorso tra lui e il conduttore si è subito snodato su un tema “caldo” degli ultimi tempi, ovvero la riforma del lavoro e del fantomatico articolo 18. Tralasciando le simpatie o le antipatie che ognuno di noi può avere verso questi personaggi dell’odierno panorama culturale e non, resta che il signor de Bortoli ha subito individuato il nocciolo della questione. Fra tante frasi fatte, il giornalista non ha mancato di sottolineare come gli sforzi dell’attuale classe politica debbano dirigersi verso un mondo del lavoro che offra sbocchi ai giovani, a quella fascia under 35 più colpita dal fenomeno del precariato e della disoccupazione (e non solo quella purtroppo, n.d.a.), quella generazione che ha di fronte a sé un futuro grigio e privo di speranze. De Bortoli ammette che ciò che stiamo vivendo oggi non è più tanto una lotta di classe, quanto una lotta generazionale. E come darvi torto, signor de Bortoli? Il periodo che stiamo vivendo da un decennio a questa parte è stato scandito da un contrasto generazionale ormai insanabile, fatto, da un lato, da genitori poco inclini a comprendere i problemi di figli alle prese con contratti di lavoro a termine o a progetto, altrimenti detti “atipici”, magari con due lauree alle spalle e, dall’altro, da figli quasi gelosi di ciò che i genitori hanno ottenuto in passato. Parlo del posto fisso, dei privilegi, della possibilità di fare carriera, di aprirsi un mutuo, di fare dei figli.

Parliamoci chiaro. Chi vi scrive è una 25enne, una giovane sciocca che ancora crede che qualcosa, seppur piccola, possa far smuovere questo sistema. Una giovane che ancora sogna. Non di trovare un’occupazione nel settore degli studi, quello sarebbe troppo, ma di trovare quel piccolo impiego che permetta una vita dignitosa, indipendente,  un piccolo appartamento e qualche sfizio ogni tanto. Il problema di fondo, a mio modestissimo parere, è che non possiamo più paragonare il mondo del lavoro di quindici - venti anni fa a quello attuale. Ma un giovane, questo, lo sa benissimo. Oggigiorno, chi non è iscritto a un’agenzia interinale? Chi non trascorre giornate intere sui siti di lavoro a inviare curriculum in attesa di una risposta? Pochi, pochissimi fortunati. Per esperienza personale, posso assicurare che i genitori di oggi faticano davvero a capire le necessità di un figlio che, biologicamente parlando, è ormai adulto ma che per motivi lavorativi e economici, deve restare sotto il tetto paterno, spesso stretto. Ho vissuto per due anni fuori casa, tornare indietro non è stato per niente facile. E non lo è tuttora. Vane sono spesso le parole che esprimono questo senso di oppressione e di impotenza (perché davvero, c’è ben poco da fare se non aspettare una chiamata e sperare), perché spesso s’infrangono contro un muro che non vuole sentire e capire, un muro forte di trent’anni di contributi versati regolarmente, un muro che non ha mai conosciuto lo spauracchio della vita che scorre, degli anni che passano, del tempo passato inattivi, dei risparmi che finiscono e che non si riescono a integrare, dei sogni infranti. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Girovagando per il web, ho trovato questo articolo http://www.michelmartone.org/il-labirinto-della-precarieta-52.html, che ovviamente mi sono fiondata a leggere. È la storia, vera o presunta che sia, di un giovane precario, oggi 30enne, che dopo anni di disoccupazione e precariato ha scelto la via dell’estero. Il che, direte voi, non è una novità. Neanche la sua frustrazione, le sue ansie, le sue paure, il suo senso di impotenza verso una famiglia non comprensiva lo sono, ma qualcuno fa ancora finta di non sentire. Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, si tratta di un problema reale che attanaglia intere generazioni, costrette all’impotenza, alla frustrazione, a rendersi merce pur di lavorare quel mese, quanto basta per mettere da parte qualche soldino in attesa del “grande evento”. Cosa si intende per “grande evento”? Non un contratto fisso, ma un contratto anche solo di un anno, che non ci faccia arrivare con l’ansia alla fine del mese. Si denuncia sempre più la rinuncia a cercarsi una casa (d’altronde, guadagnando 600€ in un call center, come si fa a pagarne 300 d’affitto se siamo fortunati più tutte le spese?), i giovani lavoratori ritenuti quasi carta straccia. Fuori uno, avanti un altro. Tanto le imprese prendono le sovvenzioni con le nuove assunzioni. E allora, dov’è l’inghippo? Cosa si sta facendo realmente per cambiare le cose?

Gli articoli dei giornali battono sempre di più su questo tema, è impossibile credere che sia ancora tutto fermo a venti anni fa. Genitori, chi parla è una giovane precaria e da tempo disoccupata, perché o troppo qualificata o senza esperienza. Pure per fare la commessa. Posso assicurare che ciò che è scritto nell’articolo sopracitato è tutto vero. Ho sperimentato sulla mia stessa pelle quelle disavventure. Sono lontani i tempi del posto sicuro, ottenuto certo dopo un periodo di sacrifici, del matrimonio e dei figli immediati. Fatevene una ragione. E mettetevi una mano sul cuore. Ciò che i vostri figli vogliono, più che un aiuto economico, è una comprensione a livello emotivo e psicologico.


giovedì 29 marzo 2012

La Calabria e il suo (triste) presente...


Oggi vi scrivo per parlarvi di uno spettacolo a dir poco inglorioso di quella bellissima regione che è la Calabria.  Sapete benissimo che adoro alla follia le cittadine di Pizzo Calabro e Tropea, ma anche loro non sono immuni da una piaga che (purtroppo) il nostro territorio conosce bene: il degrado ambientale. Ho avuto modo di “testare” questa realtà l’estate scorsa a Pennello, una località vicina a Vibo Marina dichiarata nel 2010 uno dei luoghi più inquinati dell’area vibonese (divieto di balneazione emesso a maggio 2011, per altro non segnalato!), e oggi l’ho sperimentata nuovamente con la spiaggetta che accompagna la bellissima chiesa di Piedigrotta.
Andiamo con ordine. La chiesetta di Piedigrotta ha da tempo superato (dicono) i bronzi di Riace per numero di visitatori, ma a noi la visita si preannuncia già storta: dopo aver acquistato il biglietto, scopriamo con rammarico di aver speso inutilmente il denaro. Non c’era nessun custode, la chiesetta è aperta e a entrata libera. Si tratta di un monumento particolare, costruito nel XVII secolo da alcuni naufraghi napoletani sopravvissuti ad una tempesta in mare, durante la quale avevano fatto voto di erigere una cappella votiva se fossero sopravvissuti alle intemperie. Lo fecero, e il risultato è a dir poco stupefacente: il mare la sta lentamente erodendo (in alcuni tratti era un po’ allagata), i colori sono ormai sbiaditi ma le statuette stupiscono per il lavoro paziente degli scalpellini. Da segnalare un piccolo presepe e delle bellissime decorazioni con tematiche  navali sul soffitto. Purtroppo lo stato di conservazione comincia a divenire precario, e se siete claustrofobici potreste sentirvi male (io non lo sono, ma si avverte uno strano senso di oppressione). Merita comunque una visita magari di sera, quando è illuminata a dovere. 

Piedigrotta

Ma veniamo alla parte dolente. La chiesa si affaccia sul mare, il che contribuisce al suo fascino. Il problema è che lo stato della spiaggia è vergognoso! Quella che ho ammirato è una vera discarica a cielo aperto, affacciata su acque cristalline dove, purtroppo, si erge la bandiera rossa.






Bottiglie di plastica, polistirolo, spugne, confezioni di veleno per topi e insetticidi, resti di ciabatte, alghe, carcasse di animali, buste di plastica: questo è ciò che abbiamo avuto modo di vedere e immortalare nelle nostre fotografie.  È questo ciò che vogliamo lasciare ai nostri figli? Sembrerà una frase fatta, ma come disse Severgnini tempo fa su una rivista, dobbiamo metterci in testa che il futuro siamo noi, il miglioramento è possibile ma deve partire da noi e non dalla frase “che ci volete fare, siamo italiani”. Cambiare è possibile, evitare scempi come questo è possibile. Pizzo, la Calabria, ma tutti gli altri luoghi colpiti da questo degrado (spesso provocato da turisti maleducati o da cittadini con poco senso civico e ambientale) possono essere recuperati, e devono essere tutelati. Consiglierei a tutti una passeggiata in questi luoghi anziché riempirsi la testa con show televisivi dal dubbio valore. Quelle sono le spiagge su cui sbarcò Murat. Spero che, almeno lui, ne abbia conservato un ricordo migliore.

mercoledì 28 marzo 2012

Shooting: Briatico

These pictures are taken from my last shooting, taken in Briatico (VV, Italy).
This medieval tower by the sea is almost a ruin, destroyed by some earthquakes but very suggestive!

LeLe Photography




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All pics by LeLe Photography
FB: http://www.facebook.com/lelephotos / www.facebook.com/daniellefiorefotomodella
Official site: http://www.lelephotography.altervista.org
Flickr: http://www.flickr.com/photos/lelephotography/

La Calabria e il suo passato...il ritorno!


Qualche mese fa, avevo dedicato un post (che potete leggere qui) al cattivo stato di alcuni reperti archeologici che ho avuto modo di ammirare in Calabria. Ora sono tornata, e ho avuto modo di rivisitare alcuni luoghi con più calma. Prima di tutto, rinnovo il mio giudizio assolutamente negativo sull'area archeologica di Mileto. Questa volta il cancello d'ingresso era completamente aperto, ma prima di avventurarci nella visita abbiamo preferito chiamare i numeri indicati sui cartelli; dopo aver ottenuto nessuna risposta, siamo tornati all'arcivescovado per chiedere informazioni, e la risposta che ci è stata data è stata quasi sconcertante: il sito archeologico di Mileto è considerato area a rischio. Il sentiero adiacente conduce ad un terreno privato, con il rischio di addentrarsi in terreni non turistici, di conseguenza utilizzabili a proprio rischio. Il resto dell'area è sconsigliabile in quanto vi è stato ritrovato da poco un cadavere, colpito con armi da fuoco. Di conseguenza, accontentatevi delle fotografie reperibili in rete per potervi godere la bellezza di ciò che resta dell'antica capitale normanna.

Giudizio positivo, al contrario, per il bellissimo castello di Bivona! E' stata una bella scoperta, fatta per caso girando in rete alla ricerca di qualche monumento da visitare. Anche qui, però, dovete munirvi di spirito d'intraprendenza. Il castello è, infatti, coperto da alberi che costeggiano la statale che conduce a Tropea, all'incrocio con la zona industriale di Porto Salvo, e si scorge appena (andando verso Tropea, guardate con attenzione alla vostra sinistra!). L'ho notato per caso, e poiché lo reputavo difficile da raggiungere, l'ho lasciato perdere. Girovagando su Flickr ho trovato altre foto del castello, deducendo che, se qualcuno ci aveva scattato, non era poi così impossibile arrivarci. 


Castello di Bivona


Il castello è, in realtà, una vera e propria attrattiva turistica, se non fosse che è completamente dimenticato. Finito di restaurare nel 2011, possiede un bellissimo camminamento tutto attorno alle mura (purtroppo molto stretto), e un comodo sentiero che vi permette di arrivare sino all'antico ingresso principale, un infopoint all'ingresso e una bella descrizione storica del sito. Dove sta l'inghippo? Il sito è chiuso, all'infopoint non c'è nessuno e il cancelletto all'inizio del sentiero è chiuso con un lucchetto. Perché? Perché non è ancora ufficialmente aperto al pubblico. Sembra che il comune abbia intrapreso ricorso contro la regione per l'esproprio dell'area, o qualcosa di simile. Insomma, rischiamo di veder perire di nuovo questo piccolo gioiello del XII secolo sotto la morsa del tempo.
A noi è stato suggerito di scavalcare, e così abbiamo fatto: il sito è stato restaurato con cura, ci sono anche delle panchine se volete ammirarlo in comodità, ma tutto attorno ci sono erbacce che cominciano a spuntare con insistenza. Un vero peccato! 


Veduta del castello 


Molto carine le rovine delle mura greche di Vibo Valentia. Ho già parlato di questa città, che trascura molto i propri ritrovamenti. La prima volta, le mura erano in uno stato pietoso. Il camminamento era impraticabile. Ora il cancello è rotto, credo che l'illuminazione notturna sia fuori uso ma il sentiero è pulito e le mura...sono così così. (se siete deboli di stomaco, NON andateci in questi giorni! C'è una carcassa decomposta in bella vista...).

Scorcio delle  mura


E...veniamo ora alle cose piacevoli :)
Sempre online, ho scoperto la rocchetta di Briatico, un luogo magico...per davvero! Ci si arriva comodamente in auto, si può parcheggiare nella piazzetta adiacente alla spiaggia. Sembra di essere in uno di questi vecchi paesini di pescatori, con le barchette sistemate lungo la riva in attesa di essere usate, uomini giovani e anziani immersi nell'acqua fino alle ginocchia per sistemare le reti...di sottofondo, il rumore del mare. La rocchetta è ciò che resta della vecchia Briatico, distrutta più volte da terremoti nel corso dei secoli. E' un sito frequentato, purtroppo se non siete molto agili dovete accontentarvi di vederlo da circa 10 metri per via degli scogli, ma se siete sportivi potete tranquillamente arrivare alle sue fondamenta :)
Ci ho realizzato uno shooting (visionabile qui), ho amato moltissimo questo luogo e quelle rocce che emergono dalle acque basse!

Briatico

Palma d'oro invece alle bellissime Pizzo Calabro e Tropea! 
Tropea è fantastica, una vera e propria meta turistica per italiani e stranieri. Sono rimasta stupita dalle sue bellissime spiagge, dalle rocce erose dal vento e dall'acqua cristallina. Un sogno! Pizzo è famosa per la sua storia contemporanea (è il luogo di prigionia di Gioacchino Murat (il museo situato nell'antico castello aragonese merita una visita anche per il prezzo contenuto) e anche per il passaggio delle truppe garabaldine!) e per il suo tartufo gelato, non proprio economico se scegliete il bar sbagliato :(
Resta una cittadina piena di colori e molto caratteristica, visitate anche di sera è molto suggestiva (ma preparatevi alle scale!).

Tropea

Insomma, munitevi di spirito d'intraprendenza se volete visitare questa bellissima regione, in molte delle sue zone i reperti purtroppo non sono sempre valorizzati e di facile visione!


giovedì 22 marzo 2012

Shooting: in studio with Kristina Gi.!

Questo è l'ultimo set realizzato con Kristina Gi e la truccatrice Federica Ambrogio. Siamo tutte e tre molto soddisfatte dal risultato, le foto sono grandiose! Che ne pensate di tutto questo pizzo mischiato agli smokey eyes?

*This  is the last shooting I took with Kristina Gi. with the collaboration of the mua Federica Ambrogio.
We're all satisfied, the pics are amazing! What do you think of all this black lace and the smokey eyes?
Hugs!*

Kristina Gi.

Danielle, 11/03/2012


Oh, I completely forgot! I wait for you in my new Facebook fan page! Have a look! www.facebook.com/daniellefiorefotomodella 

martedì 13 marzo 2012

Brevi cenni su Augusta Praetoria Salassorum

Ciao fiorellini!
Il mese scorso ho avuto modo di visitare la bellissima cittadina di Aosta, capoluogo dell'omonima regione autonoma, e poiché le sue modeste dimensioni consentono un giro turistico completo in breve tempo, ho potuto soffermarmi a lungo su alcuni suoi monumenti e sulla sua storia.
Aosta è una città ben più che millenaria, come testimoniano i reperti di età megalitica ritrovati nell'area di Saint-Martin-de-Corléans, a pochi minuti dal centro cittadino, e che sono conservati in un parco archeologico coperto (tutte le info le trovate qui). La leggenda vuole che la città fosse stata fondata tra i fiumi Dora e Buthier da Cordelo, il capostipite dei Salassi, ma a tal proposito ci sono pochi reperti archeologici sempre nell'area megalitica. Di questa popolazione s'ipotizza che il nome derivi dal commercio del sale, e che si siano stanziati nel Nord Italia (nella zona compresa tra Canavese, Vercelli e Chivasso) ripercorrendo proprio l'itinerario di questo prodotto; appartenenti alla cultura di La Tène, erano soprattutto pastori, contadini e ottimi cercatori d'oro, adoperando a tale scopo il bacino della Dora e dell'Orco (un fiume del Canavese, N.d.A.), e spesso in contrasto con le popolazioni già insediate nel luogo e alleate di Roma. Nel 143 a.C. Roma, sottovalutando la forza dei Salassi, inviò alcune legioni comandate dal console Appio Claudio Pulcro per sottomettere questa popolazione riottosa, ma ne uscì pesantemente sconfitta. Appio Claudio dovette ritardare di tre anni la cerimonia del suo trionfo (il trionfo era una cerimonia solenne, il massimo onore tributato ad un condottiero, che, tuttavia, era ottenibile soltanto dopo aver "mietuto" un certo numero di vittime tra gli sconfitti e soltanto appartenendo al rango senatorio o consolare. Il trionfatore veniva condotto in parata partendo dal campo Marzio, su un carro, seguito dai suoi soldati e dai prigionieri di guerra che, per tradizione venivano poi uccisi (da ricordare il caso di Vercingetorige). Il trionfo era l'unico attimo in cui i soldati potessero canzonare il loro comandante sempre, tuttavia, portandogli rispetto. Nell'attimo culminante della cerimonia, uno schiavo ricordava al trionfatore la sua condizione umana, e di conseguenza mortale, sussurrandogli all'orecchio la celebre frase "Memento mori"), e nel 140 riuscì finalmente a sottomettere i Salassi. Tuttavia non gli fu tributato il trionfo, e dovette organizzarsene uno a proprie spese.Vinti i Salassi, i Romani poterono così conquistare i bacini metalliferi e auriferi. La leggenda vuole che il console, accecato dalla rabbia per la prima sconfitta, abbia poi fatto tagliare mani e piedi ai Salassi per vendicarsi, lasciandoli così morire di inedia, poiché sapeva che senza abbastanza vittime non gli sarebbe stata concessa la cerimonia. Che, di fatto, dovette poi organizzarsi da solo.

La storia, appurata, di Aosta è strettamente collegata a Roma: alla fine della seconda guerra punica, nel 202 a.C., per Roma si rese necessario guardare alle Alpi per assicurarsi il dominio sulla pianura padana, minacciata com'era dalle tribù gallo-celtiche sue nemiche. Nel I secolo a.C. Roma riuscì ad ottenere il controllo dei passi del Piccolo e Gran San Bernardo conquistando la Gallia e, in questo modo, della fertile pianura sottostante; nel 25 a.C. si data la fondazione della città ad opera del legato augusteo Aulo Terenzio Varrone Murena, il quale riuscì a sconfiggere i tenaci Salassi riducendo la popolazione scampata allo sterminio in schiavitù.

Vista delle mura
Sotto il dominio romano, la città fu riorganizzata. Costruita mediante il modello ben assestato del castra (l'accampamento militare), Aosta si sviluppava entro una cinta muraria imponente e ancora oggi visibile (i tracciati delle mura sono ben tenuti in tutto il centro città, giungendo ad esempio da via Torino e lasciandosi alle spalle l'arco di Augusto), e ovviamente con un cardo e un decumano. Chiamata Augusta Praetoria Salassorum, la città si trovava in una posizione strategica e neppure troppo distante dai siti di Augusta Eporedia (l'attuale Ivrea, anch'essa cittadina salassa poi conquistata dai Romani nel 100 a.C.) e Augusta Taurinorum (Torino, nel 28 a.C. dopo una prima sistemazione voluta da Cesare), e fu dotata ben presto di un anfiteatro (visitabile), un foro (il criptoportico forense, visitabile), terme e arco trionfale. I lavori archeologici hanno rimesso a nuovo le strutture imponenti dell'anfiteatro, maestoso come se il tempo non lo avesse scalfito, e il magico criptoportico, negli anni coperto e utilizzato come magazzino in età tardoantica. 




Si sa poco, tuttavia, della convivenza tra gli autoctoni e i romani. La popolazione salassa (quel poco di popolazione scampata allo sterminio) sembra si sia integrata a quella romana come testimonierebbero delle iscrizioni funerarie, mentre secondo alcuni storici antichi i Salassi superstiti sarebbero stati venduti come schiavi a Eporedia. Ovviamente, la sua storia non si esaurisce qui: in epoca medioevale la città subì ben poche invasioni, divenne sede vescovile sotto la diocesi di Vercelli, divenne capitale del regno dei Goti, e infine fu ceduta al re di Borgogna dopo una lunga disputa tra Franchi e Longobardi. Di conseguenza, Aosta rafforzò i suoi rapporti con i paesi d'oltralpe, soprattutto con il mondo francese.


La Turista :)

Aosta si contraddistinse da subito come una città prospera e relativamente tranquilla, protetta com'era dagli attacchi esterni: tale sensazione si ha ancora oggi, visitandola. Le strade sono piccole, a scacchiera secondo il modello romano, ordinate e tranquille. Sembra di trovarsi in una piccola isola felice, dalle modeste dimensioni e circondata dal verde dei suoi boschi e dal bianco delle montagne. Merita una visita tutto il centro cittadino (il giro turistico dura solo un paio d'ore), soprattutto in prossimità delle torri (del Lebbroso, du Fromage, di Bramafan, Neuve, de Baillage e di Paillern).

Solo un piccolo avviso: andateci in auto. Ve lo consiglio di cuore. La ferrovia che collega Torino a Aosta non è affidabile, il nostro viaggio di ritorno è stato un incubo durato 4 ore e mezza di ritardo causa un guasto "imprecisato" tra Ivrea e Aosta.
Ringrazio di cuore il fotografo Giulio Masoero per avermi aiutato ad arricchire questo breve post con notizie riguardanti un popolo che, pur avendo vissuto nel Canavese, conoscevo poco.


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