martedì 13 marzo 2012

Brevi cenni su Augusta Praetoria Salassorum

Ciao fiorellini!
Il mese scorso ho avuto modo di visitare la bellissima cittadina di Aosta, capoluogo dell'omonima regione autonoma, e poiché le sue modeste dimensioni consentono un giro turistico completo in breve tempo, ho potuto soffermarmi a lungo su alcuni suoi monumenti e sulla sua storia.
Aosta è una città ben più che millenaria, come testimoniano i reperti di età megalitica ritrovati nell'area di Saint-Martin-de-Corléans, a pochi minuti dal centro cittadino, e che sono conservati in un parco archeologico coperto (tutte le info le trovate qui). La leggenda vuole che la città fosse stata fondata tra i fiumi Dora e Buthier da Cordelo, il capostipite dei Salassi, ma a tal proposito ci sono pochi reperti archeologici sempre nell'area megalitica. Di questa popolazione s'ipotizza che il nome derivi dal commercio del sale, e che si siano stanziati nel Nord Italia (nella zona compresa tra Canavese, Vercelli e Chivasso) ripercorrendo proprio l'itinerario di questo prodotto; appartenenti alla cultura di La Tène, erano soprattutto pastori, contadini e ottimi cercatori d'oro, adoperando a tale scopo il bacino della Dora e dell'Orco (un fiume del Canavese, N.d.A.), e spesso in contrasto con le popolazioni già insediate nel luogo e alleate di Roma. Nel 143 a.C. Roma, sottovalutando la forza dei Salassi, inviò alcune legioni comandate dal console Appio Claudio Pulcro per sottomettere questa popolazione riottosa, ma ne uscì pesantemente sconfitta. Appio Claudio dovette ritardare di tre anni la cerimonia del suo trionfo (il trionfo era una cerimonia solenne, il massimo onore tributato ad un condottiero, che, tuttavia, era ottenibile soltanto dopo aver "mietuto" un certo numero di vittime tra gli sconfitti e soltanto appartenendo al rango senatorio o consolare. Il trionfatore veniva condotto in parata partendo dal campo Marzio, su un carro, seguito dai suoi soldati e dai prigionieri di guerra che, per tradizione venivano poi uccisi (da ricordare il caso di Vercingetorige). Il trionfo era l'unico attimo in cui i soldati potessero canzonare il loro comandante sempre, tuttavia, portandogli rispetto. Nell'attimo culminante della cerimonia, uno schiavo ricordava al trionfatore la sua condizione umana, e di conseguenza mortale, sussurrandogli all'orecchio la celebre frase "Memento mori"), e nel 140 riuscì finalmente a sottomettere i Salassi. Tuttavia non gli fu tributato il trionfo, e dovette organizzarsene uno a proprie spese.Vinti i Salassi, i Romani poterono così conquistare i bacini metalliferi e auriferi. La leggenda vuole che il console, accecato dalla rabbia per la prima sconfitta, abbia poi fatto tagliare mani e piedi ai Salassi per vendicarsi, lasciandoli così morire di inedia, poiché sapeva che senza abbastanza vittime non gli sarebbe stata concessa la cerimonia. Che, di fatto, dovette poi organizzarsi da solo.

La storia, appurata, di Aosta è strettamente collegata a Roma: alla fine della seconda guerra punica, nel 202 a.C., per Roma si rese necessario guardare alle Alpi per assicurarsi il dominio sulla pianura padana, minacciata com'era dalle tribù gallo-celtiche sue nemiche. Nel I secolo a.C. Roma riuscì ad ottenere il controllo dei passi del Piccolo e Gran San Bernardo conquistando la Gallia e, in questo modo, della fertile pianura sottostante; nel 25 a.C. si data la fondazione della città ad opera del legato augusteo Aulo Terenzio Varrone Murena, il quale riuscì a sconfiggere i tenaci Salassi riducendo la popolazione scampata allo sterminio in schiavitù.

Vista delle mura
Sotto il dominio romano, la città fu riorganizzata. Costruita mediante il modello ben assestato del castra (l'accampamento militare), Aosta si sviluppava entro una cinta muraria imponente e ancora oggi visibile (i tracciati delle mura sono ben tenuti in tutto il centro città, giungendo ad esempio da via Torino e lasciandosi alle spalle l'arco di Augusto), e ovviamente con un cardo e un decumano. Chiamata Augusta Praetoria Salassorum, la città si trovava in una posizione strategica e neppure troppo distante dai siti di Augusta Eporedia (l'attuale Ivrea, anch'essa cittadina salassa poi conquistata dai Romani nel 100 a.C.) e Augusta Taurinorum (Torino, nel 28 a.C. dopo una prima sistemazione voluta da Cesare), e fu dotata ben presto di un anfiteatro (visitabile), un foro (il criptoportico forense, visitabile), terme e arco trionfale. I lavori archeologici hanno rimesso a nuovo le strutture imponenti dell'anfiteatro, maestoso come se il tempo non lo avesse scalfito, e il magico criptoportico, negli anni coperto e utilizzato come magazzino in età tardoantica. 




Si sa poco, tuttavia, della convivenza tra gli autoctoni e i romani. La popolazione salassa (quel poco di popolazione scampata allo sterminio) sembra si sia integrata a quella romana come testimonierebbero delle iscrizioni funerarie, mentre secondo alcuni storici antichi i Salassi superstiti sarebbero stati venduti come schiavi a Eporedia. Ovviamente, la sua storia non si esaurisce qui: in epoca medioevale la città subì ben poche invasioni, divenne sede vescovile sotto la diocesi di Vercelli, divenne capitale del regno dei Goti, e infine fu ceduta al re di Borgogna dopo una lunga disputa tra Franchi e Longobardi. Di conseguenza, Aosta rafforzò i suoi rapporti con i paesi d'oltralpe, soprattutto con il mondo francese.


La Turista :)

Aosta si contraddistinse da subito come una città prospera e relativamente tranquilla, protetta com'era dagli attacchi esterni: tale sensazione si ha ancora oggi, visitandola. Le strade sono piccole, a scacchiera secondo il modello romano, ordinate e tranquille. Sembra di trovarsi in una piccola isola felice, dalle modeste dimensioni e circondata dal verde dei suoi boschi e dal bianco delle montagne. Merita una visita tutto il centro cittadino (il giro turistico dura solo un paio d'ore), soprattutto in prossimità delle torri (del Lebbroso, du Fromage, di Bramafan, Neuve, de Baillage e di Paillern).

Solo un piccolo avviso: andateci in auto. Ve lo consiglio di cuore. La ferrovia che collega Torino a Aosta non è affidabile, il nostro viaggio di ritorno è stato un incubo durato 4 ore e mezza di ritardo causa un guasto "imprecisato" tra Ivrea e Aosta.
Ringrazio di cuore il fotografo Giulio Masoero per avermi aiutato ad arricchire questo breve post con notizie riguardanti un popolo che, pur avendo vissuto nel Canavese, conoscevo poco.


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