martedì 29 novembre 2011

Recensione Månegarm - Vargstenen

Va bene, sono un po' off-topic, ma questa è la mia prima recensione ufficiale uscita per Webradio Mammuth e voglio condividerla con voi. Conoscete questa band? No?! Male, ragazzi, molto male! ;)




Mi accingo a recensire una delle più note band del 
panorama viking metal, gli svedesi Månegarm. Attivi sulle scene da almeno dieci anni, il gruppo scandinavo è reduce dalla sua primissima apparizione ad un festival italiano, il Fosch Fest tenutosi a Bagnatica (BG) lo scorso luglio e che ha attirato tantissimi fan non solo per loro, ma anche per i finnici Korpiklaani. “Vargstenen” è uscito nel 2007, ed è uno dei miei album preferiti. Non solo per le dinamiche molto vicine al death metal, ma anche per i bellissimi intermezzi melodici ed epici.
L’ascolto inizia subito forte con l’intro e la veloce “Ur själslig död”, in cui il cantante e batterista Erik Grawsiö alterna un cantato growl ad un melodico accattivante. Da segnalare anche il bell’intermezzo con voce femminile, molto dolce e cristallino. Il terzo brano, “En fallen Vader”, inizia ritmato come il precedente, e in un certo senso presenta la stessa struttura: più o meno a metà del pezzo, il quintetto svedese propone un intermezzo più calmo, cantato in melodico da Grawsiö. Segnalo il suo vocalizzo nella parte finale di questa parte, che si lega alla melodia del violino eseguita da Janne Liljeqvist.


Molto carine anche le due ballad di questo album, “Det gamle talar” e “Vargbrodern talar”, molto corte ma sicuramente d’effetto essendo completamente melodiche. Ma il brano migliore resta la title track, “Vargstenen”, un pezzo che inizia potente e veloce con tanto di doppia cassa, per poi stopparsi dopo pochi minuti per assumere tonalità più calme e riprendere, subito dopo, la stessa velocità iniziale. Il pezzo si presenta estremamente epico nei suoi contenuti (Vargstenen significa “la pietra del lupo”, e lo si capisce soprattutto dalla copertina dell’album). Da segnalare il finale, in cui i Månegarm riescono ad assumere connotati folk senza, però, introdurre strumenti quali fisarmoniche o tastiere. L’elemento di forza resta il passaggio della voce dal growl/scream al pulito, sempre aggressivo, e il coro cantato da tutta la band in chiusura della canzone. Brividi.


Di tutto altro stile, invece, la canzone successiva, intitolata “Vedergällningens tid”. Dai toni decisamente più allegri di “Vargstenen”, il pezzo si presenta più breve e segnalo l’ottima capacità del singer di adattarsi alle melodie vocali sostenute, in certi punti, prettamente dal violino. Chiude il disco la ballad “Eld”, cantata in coppia con una voce femminile dalla tonalità molto alta, che riesce a coprire perfettamente il timbro caldo e aggressivo di Erik.


Un disco aggressivo per quanto epico nei contenuti e nelle melodie pulite, sebbene la struttura un po’ troppo simile nei vari brani potrebbe sminuirne l’intensità. Ottimo anche l’uso parsimonioso della voce femminile , che avrebbe conferito al lavoro quel qualcosa di “già sentito” se fosse stata inserita ulteriormente. Un’ottima prova per questi svedesi, che speriamo di rivedere al più presto dalle nostre parti.



Miglior traccia: Vargstenen
Voto: 8/10 

Danielle Fiore 



Link alla webzine: Zanna Del Mammuth
 

lunedì 28 novembre 2011

Shooting: Sant'Andrea a Vercelli (VC)

Della serie "a volte ritornano"... Lo scorsa settimana mi sono recata a Vercelli per realizzare un set medioevale nella bellissima abbazia di sant'Andrea, fantastico esempio di architettura gotico-romanica del Piemonte orientale. Vi mostro i risultati, ottenuti con la collaborazione dei fotografi Serenella Volpe e LeLe Photography.


Fondata nel 1219 e terminata nel 1227, la basilica è il monumento più noto della città, complice anche la sua posizione estremamente prossima alla stazione. Ciò che subito salta all’occhio è l’armonia cromatica della struttura, grazie alla pietra verde, al bianco candido dell’intonaco e al rosso del mattone. La facciata anteriore è molto suggestiva, ma la parte migliore, tipicamente medioevale, è costituita dai lati e dal retro, e dal bellissimo chiosco interno che richiama il più noto chiostro dalla basilica di sant’Antonio di Padova.

Serenella Volpe Fotografia

Serenella Volpe Fotografia


*Last week I went to Vercelli for a medieval shooting at the beautiful location of Sant'Andrea abbey. It's a wonderful example of gothic - romanesque art of eastern Piedmont. These are the results, obtained with the collaboration of the photographers Serenella Volpe and Lele Photography.

The abbey has been founded in 1219 and finished in 1227 and it's the most know monument of the town, thanks also to the central position near the train station. What you can notice immediately is the chromatic balance of the structure thanks to the green stones, the pure white of the plaster and the red of bricks. The front side is very suggestive but the best part, typically medieval, is at the sides and back of the abbey, and in the beautiful cloister which looks like the Sant'Antonio one in Padua.*

domenica 27 novembre 2011

Erbolario, mon amour!

Eh sì, stasera mi sento in vena di frivolezze.
Visto che a noi ragazze piacciono tanto i pacchettini sotto l'albero con magari quella bella carta dorata tutta da scartare (con cura, sempre, odio strappare la carta regalo!), cosa potrebbe esserci di meglio che un bel profumo dentro? :) 
La linea completa all'iris
Personalmente adoro la linea dell'Erbolario, purtroppo poco economica. Ho usato il profumo all'iris (meraviglia delle meraviglie), e spesso la gente mi fermava per strada estasiata dall'odore dolcissimo (io purtroppo non sento i profumi su di me, quindi tendo ad abbondare nelle dosi).  Di recente ho acquistato il profumo alla rosa, che trovo, tuttavia, leggermente nauseante al primo spruzzo.

Le mie desiderate peonie!
Molto buona è la linea alle peonie, di cui ho purtropo provato soltanto un campioncino, ma...che profumo!!!







 Per la cura del viso e delle mani, invece, ho provato la linea all'olio di argan. Che dire... magnifica! Viso e mani morbidissimi, peccato che sulla mia pelle mista l'olio di argan tenda a procurarmi dei brufoletti nel medio-lungo periodo. La crema viso si presenta in un barattolino di vetro, quindi attenzione a dove lo lasciate!
La linea all'argan
La formula è molto cremosa, si spalma bene sulla pelle ma unge un tantino... Ve la sconsiglio se avete la pelle mista come la mia oppure grassa ma, se non volete rinunciare a provare questo prodotto, fate così: riciclate la crema per altre parti del corpo, come la mani, il décolletté, oppure le gambe. Non vi verranno brufoletti e la pelle avrà un aspetto morbidoso (lo dico per esperienza, nel resto del corpo tendo ad avere la pelle un po' secca).

E voi? Conoscete questa marca? Quali sono i vostri prodotti preferiti? Avete suggerimenti? Io ho provato molti campioncini, buonissima è anche la linea "Fiore dell'onda" e "Méharées", dall'inteso profumo orientale :)

sabato 26 novembre 2011

Barbari e romani, dominatori e sudditi

Questo articolo lo scrissi due anni fa per il sito di modelle "modelleperlastoria", oggi non più online. L'argomento del set fotografico era il rapporto tra barbari e romani, interpretato in prima persona da me nei duplici panni di prigioniera.


Un copione letto ed analizzato da storici, archeologi, scrittori e registi su cui si sono gettati fiumi d'inchiostro nel corso dei secoli. Ma qual è stata l'essenza di questo rapporto problematico che ha caratterizzato una delle civiltà dominanti del mondo antico accompagnandola dalle origini siano alla sua, straziata, fine?
Generalmente, la storiografia ha identificato i barbari quali i veri responsabili della caduta dell'impero Romano, accusando le loro scorrerie all'interno dei confini e la loro fame di ricchezza che li istigava al saccheggio ed alle violenze, senza tuttavia cercare di indagare a fondo quali potessero essere le cause di questa inimicizia verso Roma. Innanzi tutto, non bisogna tralasciare che Roma, quando e dove possibile, preferiva cedere alle trattative diplomatiche anziché alla coercizione e che l'arrivo dei barbari nell'impero non fu una migrazione violenta, ma un movimento di uomini, donne, anziani e bambini disperati che scappavano dalla fame ed aspiravano a divenire parte dello splendore che l'Urbe rappresentava. I barbari indubbiamente contribuirono al declino di Roma sul finire del V secolo, ma agirono tutto sommato in buona fede per tentare di divenire parte della superiore civiltà romana. Se poi non vi riuscirono, questo è dipeso dal corso degli eventi.
Lo scopo del set fotografico realizzato nel settembre 2009 sulle colline di Superga, sopra Torino, era tentare di riportare alla luce quello che fu il drammatico incontro tra due culture completamente differenti, la romana e la barbara, in questo caso impersonata dalla fotomodella Danielle Fiore in un abito di foggia celtica verde brillante, volto a simboleggiare anche il contatto che queste popolazioni straniere a Roma avevano con la natura. Danielle, che nella vita studia proprio storia romana, si è così calata nei panni della sacerdotessa barbarica rapita e portata a Roma in catene (anche se durante il set si sono utilizzato delle più semplici corde) da due legionari, interpretati da Alex Cunsolo e socio, responsabili del sito "Modelle per la Storia". Il set si è volutamente snodato in due parti, amalgamate tra loro dal lavoro del fotografo Dr Fatso, e che dividono perfettamente la storia in due momenti: il ratto della sacerdotessa, dapprima protetta da un armigero (impersonato dal musicista Haron Wolf) e poi scovata all'interno del suo bosco sacro e trascinata via, verso la prigionia. Prima di giungere a Roma, tuttavia, sul sentiero in terra straniera ecco sopraggiungere un secondo barbaro (lo stesso Dr Fatso), che armato di pugnale e scudo tenta di liberare la donna dalle grinfie dei Romani. Tentativo inutile.
La seconda parte della nostra storia si riapre in un'immaginaria collina che si affaccia su Roma, dove la sacerdotessa abbandona il suo semplice abito verde per indossarne uno arancione dal taglio più ricercato - da matrona. Scopriamo così che la barbara Danielle è stata adottata dal centurione Alex che, con fare estremamente orgoglioso, le mostra i terreni della sua proprietà. E lei, nei suoi nuovi panni di Flavia Valeria, non può che osservare compiaciuta. Un tentativo di integrazione andato a buon fine, dunque.
Se la storia si fosse mossa come gli eventi narrati in questo romanzo, forse il passaggio dal mondo romano ai regni romano-barbarici, e il conseguente medioevo, sarebbe stato meno traumatico (mi si conceda questo riferimento, seppur breve, alla "if history").

- Articolo realizzato per il sito www.modelleperlastoria.net - 

giovedì 24 novembre 2011

Tutorial per acconciatura

Un esempio di hair bun
Ecco un mio video tutorial per realizzare la mia celebre "impalcatura", nota come "hair bun". Si tratta di realizzare questa specie di chignon con l'aiuto di un fork di legno. N.B: se avete capelli troppo lunghi o pesanti, difficilmente il fork ne sosterrà il peso. Vi consiglio di utilizzarne due!


Insieme...da 1500 anni

Credo che la foto si commenti da sola. Si tratta di un ritrovamento archeologico in una necropoli nei pressi di Modena, a dir poco entusiasmante: una coppia, adulta, sepolta assieme mano nella mano. Una rarità considerando la prassi sepolcrale dell'epoca, ma indubbiamente piena di fascino. E tenerezza. L'amore, quello vero, dura per sempre.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/11/23/foto/uniti_per_sempre-685309/3/

martedì 22 novembre 2011

La Grande Guerra (1914...2011)

Questa notizia mi era completamente sfuggita, la Germania ha terminato di pagare l'oneroso debito di guerra impostole dai trattati di Versailles del 1918. Cosa significa? Che possiamo ritenere completamente "conclusa", la Prima Guerra Mondiale, terminata con la sconfitta della Germania (e in un certo senso anche della nostra Italia, con la nota "vittoria mutilata") cui fu imposto di pagare un debito di guerra come "risarcimento" dei danni provocati. La Grande Guerra rivoluzionò completamente non solo gli assetti sociali dell'epoca ponendosi come un evento memorabile (e mi riferisco alle donne che iniziarono a lavorare nelle fabbriche belliche abbandonando i loro ruoli tradizionali di mogli e madri), ma ebbe dei costi altissimi a livello di vite umane. La guerra assunse connotati mai visti prima, fu una guerra di logoramento, di posizione, di stress soprattutto emotivo. La belle époque dell'epoca edwardian era finita, si creò una "lost generation" senza apparente futuro (un pò come ai nostri giorni...), decimata non solo dalla guerra ma anche dalla terribile epidemia di influenza detta "spagnola".

Ma questo, bene o male, lo sanno tutti. Cosa, forse, tutti non sanno è il fenomeno ad esso collegato della "shell-shock": si tratta di un risvolto psicologico che ha interessato i combattenti superstiti al conflitto, e su cui tuttavia si discute poco. La guerra provocò nella psiche dei soldati uno choc non superabile, procurando tic nervosi collegati in particolar modo ai rumori delle trincee. Non sono del settore quindi perdonatemi i termini ben poco tecnici, ma uno dei risvolti più diffusi della "shell-shock" era il movimento del tutto incontrollato degli arti, come se fossero in preda ad una "febbre" derivata dagli orrori visti sul campo di battaglia. All'epoca, le colpe erano riconducibili allo scoppio delle granate nelle trincee, ma ad oggi ci sono ben altre motivazioni a proposito di tale patologia: secondo gli studiosi odierni, la "shell-shock" non sarebbe dovuta ad un danno psicologico, quanto piuttosto ad un malessere neurocelebrale del soldato. Alla base di tali affermazioni c'è la comparsa dello stesso sintomo nei veterani del Vietnam.

Trincea tedesca distrutta da un'esplosione
Tornando alla guerra, la Germania s'impegnò a pagare un risarcimento alle potenze vincitrici, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. I pagamenti s'interruppero presto con l'avvento al potere del nazismo, il che utilizzò a proprio favore il grande malcontento serpeggiante tra i tedeschi dopo i trattati di pace di Versailles.
Ora, nel 2011, l'oneroso debito è stato saldato, ma a che prezzo?I soldi del debito della Germania furono utilizzati per imprese soprattutto private negli USA negli successivi (il New Deal vi dice qualcosa?), provocando una grande svalutazione del marco tedesco attorno al 1923 che, guarda un po', dovette chiedere dei prestiti. E chi aiutò la Germania se non...gli Stati Uniti? Seguì il crollo della borsa nel 1929, e da lì al nazismo il passo fu breve.
Fate la vostre personali riflessioni... Io le mie le ho già fatte.

Per approfondimenti sulla "shell-shock" vi rimando a questa pagina Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Combat_stress_reaction e per la crisi economica mondiale tra gli anni '20 e '30 l'illuminante film "Zeitgeist". Capirete molte cose a proposito della nostra economica attuale e non.

Voglio un Party Cat!

Non è adorabile? *_*
Si tratta di un micio "party-addicted", uscito ben prima del noto Simon's Cat (che adoro!)



L'intera storia è disponibile in queste sei vignette che potete leggere a questo indirizzo: http://nedroid.com/2009/05/party-cat-full-series/. OBEY!



lunedì 21 novembre 2011

Shooting: Claudio Cavallin

E per una volta, niente libri! Come sapete lavoro come fotomodella in abito principalmente storico o fantasy. Questi sono alcuni scatti che ho realizzato con Claudio Cavallin, un ottimo fotografo mio concittadino. Vi prego soltanto di rispettare i diritti d'autore e di non utilizzare le foto per i scopi commerciali.



Le foto sono visionabili al link: http://www.daniellefiore.weebly.com

Claudio Cavallin

Claudio Cavallin

Claudio Cavallin

Recensione del romanzo "L'arciere del re" di Bernard Cornwell

Chi è appassionato di romanzi storici conoscerà sicuramente Bernard Cornwell, profilico autore anglosassone dalla penna facile e direi immediata. Ho letto due dei suoi romanzi, e ne sono rimasta completamente affascinata: sto parlando de "L'arciere del re" e del "Cavaliere nero". Mi manca purtroppo il terzo volume di questa saga dedicata alla ricerca del santo Graal, cioè "La spada e il calice", ma vedrò di procurarmelo.

Si tratta di una saga appunto, che vede come protagonista l'arciere Thomas di Hookton nel primo periodo noto come "guerra dei Cent'anni" (1342-1346). Thomas parte dall'Inghilterra per approdare in Francia combattendo come arciere per vendicare la morte del padre ma, soprattutto, la depredazione della lancia di san Giorgio custodita nel tetto della chiesa del suo villaggio natio, di cui il padre era prete (sì, Thomas era figlio illegittimo). A capo di questa spedizione francese c'è un personaggio misterioso, di nome Harlequin. 

Thomas inizia così a viaggiare per la Francia in un territorio ostile agli inglesi, costellato da insuccessi militari incessanti. Gli inglesi riescono a conquistare il villaggio di la Roche - Derrien (dove Thomas inizia una travagliata relazione con Jeanne, la contessa di Armorica) e dopo essere fuggito all'assedio di Caen, re Enrico d'Inghilterra è costretto ad accettare lo scontro. Siamo nei pressi di Crécy, l'ultimo atto del libro. Si tratta della battaglia in cui si manifestò la superiorità degli arcieri inglesi sulla cavalleria francese. Tra i francesi c'è di nuovo l'Harlequin che, come Thomas scopre, brandisce la lancia di san Giorgio credendosi invincibile: secondo la leggenda, infatti, la lancia donerebbe invincibilità a chi la possiede, rendendo la missione di trovare il santo Graal un dovere per ogni buon cristiano. Durante la battaglia, Thomas trova la lancia ma l'Harlequin è ancora vivo e potrebbe essere il possessore del Graal.
Da qui parte una nuova avventura per Thomas, che si porterà al seguito la moglie francese Leonore. Sopravviverà al massacro di Crécy, ma non tutti saranno fortunati come lui: il suo capitano, William Skeat, riceverà un brutto fendente alla testa poco dopo esser stato nominato Sir.

Il secondo libro è incentrato sulle vicende di Thomas a proposito del santo Graal e della sua ricerca,  e presenta la belle Leonore incinta del nostro eroe.

Personalmente, il primo libro mi è piaciuto tantissimo. L'ho letto in pochissimi giorni nonostante le numerose pagine (la mia edizione ne conta quasi 400), e mi ha appassionato soprattutto per la perfetta ricostruzione storica della battaglia di Crécy. Cornwell non ha lesinato i particolari anche più macabri, come gli stupri sulle donne e gli aspetti più sanguinolenti della guerra. Lo consiglierei però ad un pubblico non troppo sensibile a certi aspetti, non necessariamente solo maschile, tuttavia.

Voto: 8/10

E oggi parliamo di...capelli!

TAG - come curi i tuoi capelli?

Ma buongiorno! Ho visto questo simpatico pseudo test a sul blog della mia amica MUA Sonia (http://soniarossamua.blogspot.com) ed ho deciso di farlo anche io, dato che molti mi conoscono per la chioma :)

Di che colore sono i tuoi capelli?
Quello che vedete nelle foto... con le radici castano più scuro.


Come sono i tuoi capelli? (texture, lunghezza)

Boccolosi e parecchio lunghi, anche se a febbraio di quest'anno li ho dimezzati con un taglio scalato causa nodi.


Biagio BVS Photo


Quante volte alla settimana lavi i capelli?

Dipende..

 


Fai un impacco pre-shampoo?

Certo, ma non con tutti i lavaggi. Normalmente applico questo impacco: un uovo, miele, balsamo a volontà e qualche volta anche un po' d'olio d'oliva, senza eccedere perché mi rende i capelli stopposi.



Con cosa lavi i tuoi capelli? Qualche raccomandazione?

Al momento uso lo shamoo UltraDolce ai fiori di mango e tiarè e il balsamo splend'or al cocco (ottimo!). Ottimo anche il balsamo UD al latte vegetale *_*




Usi il balsamo? Qualche raccomandazione?

Certo, lo Splend'or appunto. Costo contenuto (meno di 1€) e ottima formula, liquida e non in crema.



Pettini i capelli in doccia, da bagnati?


No! Li pettino separatamente e li lavo raramente sotto la doccia.



Usi una maschera a risciacquo? Qual è la tua preferita?

Ogni tanto. Mi sono trovata benissimo con quella ai semi di lino dei Provenzali e la NutriGloss per capelli ricci della L'Oreal (che non acquisto più dati i test sugli animali).

Usi il phon o li lasci asciugare all'aria?
Raramente uso il phon, solo quando devo uscire la sera e ho ancora i capelli bagnati :)



Quali prodotti usi per lo styling?
L'olio ai semi di lino. Imbattibile! Quando però voglio un risultato perfetto uso quel poco di crema Ricci Sublimi della L'Oreal che mi avanza.


Quali marchingegni sofisticatissimi usi per lo styling?


Nulla!


Qual è la cosa che più detesti dei tuoi capelli? 
Il crespo che assumono alla prima umidità. Si gonfiano tantissimo...eppure a certe persone piacciono di più così!



Qual è la cosa che più ti piace dei tuoi capelli?
Il colore :) senza dubbio!



Di norma li tieni sciolti o in elaboratissime acconciature? 

Legati...con il fork di legno. Sono assolutamente impedita nel creare acconciature tipo trecce ecc ecc, quindi o uso il fork oppure li tengo sciolti con il cerchietto.



Possiedi molti accessori per capelli? (cerchietti, elastici, mollettine...)

Si, tantissimi cerchietti e... il fermacapelli a farfalla di Titanic :P



Pettini i capelli ogni giorno?


Si, ogni mattina con la spazzola in setole naturali.



Assecondi la loro texture naturale o sei in eterna lotta? (perché le ricce li vogliono lisci e le lisce li vogliono ricci!)

Ma ovviamente li vorrei liscissimi e...neri! (Tipo Amy Lee degli Evanescence). E invece li ho ricci e rossicci. Ma per il tipo di pelle che ho e le foto che faccio, direi che va benissimo così.



Usi prodotti per capelli ogni giorno (lacca, spray fissante, spray illuminante, siero, spuma, oli...) per mantenerli in piega?
 No :)


Tingi/Hai mai tinto (o decolorato, meshato, hennato) i tuoi capelli?

Sì. Uso regolarmente l'henné rosso per colorarli e lo mischio a quello rosso forte per ottenere una sfumatura più intensa. Ho anche usato tinte chimiche: la lozione Schultz per diventare bionda (mai più!), tinte castane per assecondare il ragazzo di turno (grande errore!) e tinte rosse per coprire quel maledetto castano che proprio non mi piaceva. Le uso ogni tanto adesso per aggiustare la ricrescita :P




Soddisfatta del risultato?

Certo! Anche se non ho più ottenuto con l'henné quel bellissimo rosso rame della tinta :D


Meglio...


Lunghi o corti?

Lunghi, lunghissimi!




Lisci o ricci?

Eh...ti direi lisci per comodità...ma per bellezza... un riccio come il mio, non afro!




Biondo, Nero, Castano, Rosso o Multicolour?

In ordine dico rosso, biondo, nero e castano... Bandite tinte rosa, verdi, viola, blu e non so che altro :)



domenica 20 novembre 2011

Recensione del libro "Il centurione di Augusto" di Guido Cervo

Che dire... Guido Cervo non ha bisogno di molte presentazioni per chi, come me, è appassionata di romanzi storici. Il primo romanzo che ho letto di questo autore è stato "Il centurione di Augusto", preso in biblioteca per curiosità e finito in soli tre giorni. La stessa vicenda non ha bisogno di troppi giri di parole: il massacro di Teutoburgo avvenuto nel 9 d.C., altro tema della storia romana a me assai noto. Era questo infatti l'argomento che volevo trattare nella mia discussione finale, poi accantonato su consiglio del docente dato che si è da poco festeggiato il bimillenario della battaglia e fiumi di libri sono usciti a tal proposito. Pazienza, ve ne parlerò adesso.
La sconfitta di Teutoburgo rappresenta assieme  a quelle di Canne e Adrianopoli uno dei peggiori massacri subiti dall'esercito romano. Tre intere legioni andarono perdute, e la leggenda vuole che Augusto fu profondamente sconvolto dalla notizia, tanto da ripetere incessantemente: "Quintili Vare, legiones redde!" (Quintilio Varo, rendimi le mie legioni!). Resta che la notizia della sconfitta ebbe un'eco vastissima in tutto l'impero. Un lugubre presagio di Adrianopoli? Forse.

Il sito della battaglia è l'attuale Karlkriese, nella Germania settentrionale. Un posto fatto di foreste e gole profonde, nelle quali i romani furono attirati dall'imboscata organizzata dalla coalizione di tribù germaniche. La sconfitta sancì la fine dell'espansione romana oltre il Reno per i successivi 400 anni e sancì l'inettitudine di Publio Quintilio Varo, governatore della provincia di Siria, come generale; Varo commise l'errore di trattare le tribù germaniche come supplici di Roma, anziché un popolo fiero e con proprie caratteristiche. Sottovalutò, insomma, il suo avversario. Il tutto fu frutto di un'abile piano organizzato da Arminio, principe dei Cherusci, che Varo considerava alleato di Roma: a poco valsero i moniti di Segeste, il futuro suocero di Arminio, affinché i principali seguaci di costui fossero incatenati. 

Il piano si svolse durante la marca delle legioni verso gli accampamenti invernali. Il percorso delle truppe fu deviato in una zona paludosa, bloccato da un terrapieno costruito dagli uomini di Arminio. I soldati, rallentati dal maltempo e dai numerosi carri di donne e bambini che si portavano appresso, furono sorpresi durante la marcia e colti alla sprovvista. La battaglia imperversò per tre giorni, sotto la pioggia. Lo stesso Varo perì suicida, e  la sua testa fu inviata come trofeo al sovrano dei Marcomanni. Alla notizia della morte del generale, alcuni soldati preferirono uccidersi anziché cadere nelle mani del nemico. Ma non è tutto. Pochi anni dopo Germanico, figlio di Druso, effettuò una nuova campagna in Germania per sedare i ribelli, e attraversò la selva osservando con orrore e sgomento le ossa dei soldati Romani disperse, simbolo di cadaveri a cui non era stata data giusta sepoltura.

Il libro di Cervo si colloca in questo contesto. Il centurione Decio Murrio Calidio riesce a scampare al massacro, ma altrettanto fortunati non saranno i suoi compagni, come la povera Faidia, una giovane prostituta violentata dai Germani per simboleggiare la loro vittoria. Non c'è altro da dire sulla trama, poiché il romanzo è molto breve e racconta gli avvenimenti senza troppi giri di parole. Calidio si salverà, ma ciò non cambierà l'esito della battaglia.

Lo stile di scrittura di Cervo è molto fluido e chiaro, si tratta di un romanzo di lettura relativamente facile che mi sento di consigliare soprattutto a chi vuole saperne di più su  questa battaglia. Alla luce dei miei studi anche recenti, mi sia permessa una valutazione:  c'è un motivo se una sconfitta avviene, e il motivo che accumuna Teutoburgo e Adrianopoli è la presunzione di chi ha condotto una campagna militare errata sin dal principio. Varo sapeva della congiura, eppure non fece nulla per evitarla. In una condizione ambientale come quella della selva, applicare le nozioni militari basilari era pressoché impossibile. Stesso discorso ad Adrianopoli: Valente sottovalutò la massa dei Goti, era ansioso di emulare le imprese del giovane Graziano in Occidente, e la battaglia si svolse in un luogo arido e montuoso che rese difficoltose le normali manovre di attacco. Il crollo dell'ala sinistra dell'esercito per mano della cavalleria degli Alani fece il resto.
Insomma, in entrambi in casi non ci troviamo di fronte ad un genio militare nemico imbattibile (i Goti) o ad un eccelso generale (Arminio), quanto piuttosto ad una serie di circostanze sfortunate che portarono alla sconfitta.

Voto: 8/10


Le ricette di chef SoSo

Pubblicità time! Vi linko una delle ricette che potete trovare sul blog del mio compagno, chef SoSo. Il suo blog è tutto dedicato al mondo della cucina, con un approccio sicuramente più tecnico dei programmi culinari che potete trovare attualmente in televisione. Eccovi un semplice esempio su come realizzare un'ottima pasta al forno e tanti altri primi:

http://chefsoso.blogspot.com/p/ricette.html

http://chefsoso.blogspot.com/

Buon appetito!



sabato 19 novembre 2011

Video tutorial per découpage

E per oggi, basta libri :) Vi auguro un buon sabato pomeriggio con questo video tutorial dedicato al mondo del découpage. 
Si tratta di un tutorial passo-passo per decorare una bottiglia di vetro che sarebbe finita, altrimenti, nella spazzatura.
Buona visione e... fatemi sapere che ne pensate!
L'oggetto terminato ;)











































































           

Recensione del ciclo "Il romanzo delle crociate" di Jan Guillou

Sono anni che ho letto questi libri, e ancora oggi troneggiano felici sulla mia libreria, sempre in prima fila. Sì, perché era pressoché il 2004 quando acquistai il primo volume di questa fortunatissima saga creata dallo scrittore svedese Jan Guillou, e composta di ben 4 libri. 

Recensirli uno per uno mi sarebbe difficile, quindi accontentatevi di un résumé generale: il ciclo racconta la storia del giovane Arn Magnusson, cresciuto dai monaci e da subito eccelso guerriero. Poco più che 18enne, Arn si innamora della bella Cecilia dai capelli rossi e dal canto sublime. Si innamorano, sono giovani, Cecilia resta presto incinta e commette l'errore di confidare il suo stato alla sorella Katrina, chiusa in un monastero. Per timore di restare in convento per sempre essendo la sorella maggiore, Katrina spiffera il segreto al padre. La pena è esemplare per entrambi i giovani: 20 anni in Terrasanta per Arn e 20 anni in convento per Cecilia. 





Scendono qui in campo il secondo e il terzo volume: Arn combatte contro il Saladino e Cecilia, dopo aver messo al mondo il piccolo Magnus, resiste ai soprusi subiti nel monastero dall'ostile badessa Rikissa. Ma, in suo aiuto, corre il fato: al convento di Gudhemn giunge un'altra Cecilia, detta Blanka per i capelli biondi, destinata a diventare regina se il suo promesso sposo vincerà nelle lotte civili che stanno insanguinando la Svezia. Vincerà, Cecilia Blanka diverrà regina e Cecilia Rosa uscirà per sempre dalle mura del convento che aveva retto dopo la morte di Rikissa. 


I due innamorati si ritroveranno, e avranno tempo di vivere assieme la loro unione deliziati dall'arrivo di una bambina, che Arn chiama Atte. Ma Arn e Magnus sono destinati a perire nella grande battaglia per il destino della Svezia, che apre il quarto e ultimo libro, dedicato alla storia di Birger Magnusson, nient'altro che il nipote di Arn.



Il quarto volume non l'ho trovato all'altezza dei precedenti, per quanto la linea narrativa sia sempre la stessa. Troppe le descrizioni delle battaglie, che per un lettore italiano possono risultare noiose. Resta che la collana ha ottenuto un successo strepitoso a livello editoriale, da cui è stato tratto anche un bel film intitolato "Arn, l'ultimo templare". La ricostruzione storica l'ho trovata eccellente soprattutto nei particolari delle abitazioni e dei monasteri. Jan Guillou si è dimostrato a suo agio nel ruolo di narratore, coinvolgendo ed emozionando i suoi lettori.




Voto complessivo: 8/10
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...