mercoledì 16 novembre 2011

La Calabria e il suo passato

Approfittando delle vacanze in Calabria, mi sono fatta accompagnare in una delle città più antiche di questa regione, Mileto. Memore delle lezioni di storia greca e medioevale all’università e, forse, illusa dalle belle foto trovate in rete, mi preparo con entusiasmo alla gita. 
Giunti sul luogo, la delusione è lampante: la famosa città magno greca fondata dall’omonimo ecista, terra natia di Ruggero I d’Altavilla, si snoda in mezzo alle colline, attraversata da una strada principale alquanto trafficata; le indicazioni che conducono all’area archeologica sono scarse, quasi tutte in prossimità del museo diocesano dedicato a papa Gregorio VII. Dopo aver percorso una strada dall’asfalto irregolare e seguendo le tappe della via Crucis, finalmente troviamo un residente che ci spiega la strada per raggiungere le rovine. La strada è segnata come interrotta a 200 metri. Decidiamo di proseguire, viste anche le auto che la percorrono in senso opposto. Sulla collina si scorge imponente il resto del muraglione normanno, preceduto da una chiesetta. Tutto ben recintato e chiuso da un cancello che recita, tra i numerosi divieti, “area archeologica medioevale”. Nessuno cui chiedere informazioni, nessun custode, il nulla. Solo un silenzio irreale, interrotto dal rumore delle auto. Sbirciando attraverso i cancelli (facili oltretutto da manomettere con un bel paio di guanti da lavoro e delle pinze), intravediamo i resti di alcune mura. 
Convinti dell'esistenza delle telecamere di sorveglianza decidiamo di desistere e recarci all'arcivescovado della cittadina per chiedere informazioni e visitare il museo.  Ci viene detto che non solo il museo è "momentaneamente" chiuso, ma che sul sito archeologico ci sono soltanto "dei muri" e, di conseguenza, ben poco da vedere. Ma ciò che ci ha lasciato più perplessi è stata la seguente frase: "Entrate pure, basta che spostiate le catene del cancello. E' facile, ci entrano tutti". Sconvolta nel mio (forse) fin troppo sensibile animo di storica, mi faccio riportare sul sito del misfatto, dove scopro che sì, in effetti entrare a perlustrare non era poi così difficile, ma era meglio tornarci indossando degli anfibi e dei pantaloni più lunghi per non graffiarsi con il ferro arruginito. 

Questa sono io davanti al cancello dell'area archeologica
Vagando per il web qualche settimana fa, scopro alcune foto dell'area archeologica a me completamente ignote: altro che qualche muro, ci sono resti di colonne, capitelli, le rovine della cattedrale, tutto lasciato esposto alle intemperie senza la minima, e sottolineo minima cura in mezzo al gregge di pecore! E questo riguarda Mileto. 




Il castello di Vibo Valentia


Non parliamo di Vibo Valentia, dove soggiornavo. Rovine greche lasciate all'aperto, ricoperte dall'eternit, mosaici romani destinati a sparire per sempre perché esposti alla pioggia da almeno duemila anni, nessun cartello turistico tranne che nel castello, le cui mura sono state fortemente rimaneggiate. Il museo l'ho apprezzato parecchio, sia per il costo contenuto, sia per i reperti conservati: anfore, vasi, elmi greci e terracotte, senza dimenticare gli elementi più recenti della storia vibonese quali ceramiche decorate risalenti al XVIII secolo.

In posa sotto il torrione ;)
 L'ennesimo spreco per una regione bellissima che potrebbe vivere tranquillamente del proprio passato e dei propri ricordi.
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