lunedì 23 gennaio 2012

Recensione "Il sangue dei Gracchi" di Luca Canali


E' da parecchio che non vi scrivo un bel post... Ultimamente ho la testa altrove, più che altro negli innumerevoli libri che mi sono procurata di recente e che devo leggere entro una determinata scadenza. Ce la farò. Oggi volevo parlarvi di uno di questi libri, appena terminato e quindi relativamente "fresco": sto parlando de "Il sangue dei Gracchi" di Luca Canali, autore prolifico e con un curriculum alle spalle di degno rispetto.

Il volume in questione è un libricino di appena 190 pagine, che vedevo da molto tempo sullo scaffale e della biblioteca e meditavo di leggere. Sulle prime ammetto di aver covato una certa perplessità nei confronti dell’autore, soprattutto per il suo intento di analizzare un periodo “caldo” della storia repubblicana di Roma fornendo scenari alternativi. Questo, almeno, è ciò che ci trasmette l’introduzione. Proseguendo la lettura, ci rendiamo conto, al contrario, che l’intento di Canali è perfettamente un altro: cercare di capire cosa spinse all'assassinio di due notissime figure politiche, e perché.

Il libro ruota attorno ad un avvenimento chiave del II secolo a.C., l’assassinio dei Gracchi, i due fratelli tribuni della plebe che con le loro riforme rischiarono di infliggere un duro colpo all’aristocrazia senatoria. E’ indubbio che se Tiberio e Gaio Gracco non fossero stati assassinati il panorama storico sarebbe stato diverso. Forse Roma non avrebbe inaugurato quel secolo di sangue descritto da Canali, forse non si sarebbe mai giunti alle guerre civili, forse Cesare non avrebbe mai preso il potere, forse… Troppi forse. Come scrive Canali, la storia non può essere fatta “con i sé e con i ma”.

Resta che la storia andò come la conosciamo: dopo aver fatto approvare una riforma agraria che, se fosse stata applicata correttamente, avrebbe di fatto danneggiato e non poco gli interessi dell’aristocrazia senatoria, i due Gracchi andarono incontro ad una fine orribile. Appartenenti all’illustre gens Cornelia da parte di madre (la celebre Cornelia, figlia di Scipione l’Africano, nipote del console Lucio Emilio Paolo e suocera di Scipione Emilano, la donna che rifiutò la proposta di matrimonio di Tolomeo VIII d’Egitto quando restò vedova per dedicarsi all'educazione dei figli), i Gracchi poterono aspirare al tribunato della plebe grazie al ramo paterno, di origine plebea. Grandi riformatori, erano tuttavia due figure molto diverse. Gaio, più giovane del fratello di nove anni, viene ricordato da Canali come un eccellente oratore, sebbene non riuscisse a contenere lo sdegno nei propri discorsi rivelando un animo focoso; più mite era invece Tiberio, il quale “arringava il popolo con solennità ma senza arroganza” (Canali, 2004, Piemme, p.32). Fu proprio la loro differenza anagrafica che gli impedì di unire le forze. Due figure insomma sfortunate, l’una (Tiberio) uccisa a bastonate e gettata nel Tevere senza che i suoi fedelissimi potessero recuperarne le spoglie, l’altra (Gaio) costretta al suicidio per non incappare nell’ira dei suoi nemici.

Un argomento insomma complesso, che è difficile riassumere in una recensione. Chi non avesse conoscenze basilari in materia non si deve scoraggiare: Canali ha ordinato il libro in due parti, in cui spiega brevemente il sistema romano dal cursus honorum all’esercito, passando dall'imperialismo all'agricoltura con tanto di fonti letterarie e storiche a supporto.

Voto: 8/10 



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