martedì 25 febbraio 2014

Pompei, il film

Attenzione: questo post contiene anticipazioni sulla trama del film.



Uscito nelle sale italiane la scorsa settimana, il colossal hollywoodiano sull'eruzione più famosa del mondo ha subito attirato la mia attenzione. In molti avete domandato la mia opinione a proposito del film, probabilmente aspettandovi un lungo elenco di errori storici riscontrati durante la visione. 
La realtà è che il film mi è piaciuto molto, soprattutto per il sapiente utilizzo della grafica e degli effetti speciali. La trama non è tuttavia delle migliori, riproponendo il solito cliché dei Romani cattivi, assetati di speculazione, desiderosi soltanto di vedere uomini sgozzarsi nell'arena. Mi sento dunque in dovere di appoggiare la critica del film dello storico Andrea Giardina, il quale ha sottolineato questi aspetti del film e le similitudini con il più noto "Gladiatore" di Ridley Scott (la parte dei combattimenti occupa gran parte del film, ben più dell'eruzione e della storia d'amore tra i protagonisti). 

Non mancano, così, il senatore avido e corrotto, la fanciulla di buona famiglia dall'animo puro e ribelle, i barbari oppressi nel sangue in nome di Roma, i gladiatori costretti a combattere, e a morire, per la propria libertà. Niente di nuovo. Non è mia intenzione discutere sugli errori storici del film in questa sede, ma ricordiamoci (giusto per approfondire un aspetto) che per molti la gladiatura era una scelta, un modo per ottenere fama, soldi, successo e donne (la scena della ricca matrona che paga per ottenere i servigi di Attico è veritiera, poiché le abbienti donne di Roma erano disposte a sborsare grosse cifre per godere della compagnia di un aitante gladiatore, e molte erano anche quelle che instauravano relazioni extraconiugali). Insomma, non tutti i gladiatori erano schiavi e prigionieri di guerra, molti erano trattati come dei veri e propri idoli (come gli aurighi, del resto). Ai tempi della vicenda (79 d.C.) la rivolta di Spartaco e dei suoi seguaci è ormai un lontano ricordo.
Sullo sfondo di tutto incombe l'ombra minacciosa del Vesuvio, che fa mostra di sé già dalle prime scene del film con tutta una serie di vapori e scosse. I Romani non sapevano si trattasse di un vulcano attivo e i locali lo chiamavano amichevolmente "la montagna", traendo numerosi benifici economici dalla terra eccezionalmente fertile che lo ricopriva (è dunque vera l'immagine dei boschi rigogliosi distrutti durante la colata lavica). Veritiera è anche la triste fine dei due amanti, travolti dalla nube incadescente che si riversa sulla città durante le ultime scene del film. Come loro perirono moltissime persone, soffocate dalle esalazioni o bruciate vive. Dagli scavi di Ercolano è emerso che molti persero la vita per lo scoppio della calotta cranica, dovuta all'altissima temperatura raggiunta dall'aria, quindi è un po' inverosimile che i nostri protagonisti siano riusciti a correre industurbati per le vie della città durante l'eruzione, avendo anche la forza di tornare nell'arena per qualche istante. Ma è la magia della pellicola. Vera è anche la pausa durante l'eruzione (che nella realtà durò qualche ora, nel film pochi minuti) che si rivelò una trappola mortale per coloro che tornarono a cercare beni e persone care in città, così come vera è anche la scena del cedimento della caldera del vulcano su sé stessa.
Insomma, un finale lieto in questa vicenda avrebbe probabilmente stravolto il senso del film, ma è bene ricordare che qualcuno riuscì a scappare da quell'inferno e a raccontarlo. Di errori ce ne sarebbero altri, ma è risaputo che la Storia e l'audience spesso non vanno a braccetto. Resta, comunque, un bel prodotto che consiglio a ttuti di vedere. Sia mai che faccia rinascere nell'italico pubblico (invero poco attento al propri beni culturali) l'attenzione per quell'incredibile patrimonio artistico e architettonico che è Pompei. 
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