giovedì 27 marzo 2014

Medieval dress "Igraine" tutorial

Hello ladies! Spring has officially come but the heavy rain of these made me think of winter :(
I  had enough time to start and complete a new medieval dress using the remaining burgundy fabric of my renaissance skirt. I used the Simplicity pattern 4940, designed by Andrea Schewe. The dresses displayed on the pattern remind a lot the Lord of the Rings costumes worn by Eowyn and Arwen. For my dress I chose the A model, inspired to Eowyn, and I want to use it for my personal project dedicated to Arthurian legends (that's why I called it Igraine).

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Since I used a remaining fabric I didn't spend too much for this project and I had to buy the lace only. I took my inspiration from a gothic dress of mine (I admit) and I changed a little the pattern project since my dress doesn't have the collar and I avoided sleeves lining. The dress construction has been really simple even if I had some problems with the back due to the fabric, so I won't bother you too much. After cutting the pieces of the dress I started putting them together with the baste stitch and I've to admit this process took me a while since the pieces were really long. 
The sleeves have been easier to sew than I thought and I'm pretty satisfied :)

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As final touch I added black lace all around the sleeves and the neckline.

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The finished dress on.
Igraine


What do you think?

venerdì 14 marzo 2014

"Lucrezia" italian renaissance dress

Hello folks, how are you? It seems winter is fading away, I really need spring! 
Today' I'd like to talk you about my last sewing project. It took me almost 5 months to finish it but I'm really satisfied! *smiles proudly*
I finally managed to sew an italian renaissance inspired costume, after watching several dresses during my researches on Pinterest (and Borgias, of course). I'm a beginner seamstress - keep it in mind! - but since many people asked me info about this project I decided to write an entry. First of all, I've to admit it's not a cheap project as the roman dress I sewed some weeks ago; I spent almost 70€ for fabrics, pattern, trims and threads and for me it's a small fortune. This is the complete list of used materials:

- Simplicity Pattern 9531, one of the closest designs to authentic renaissance fashion I found online
- 1.5 mt of red brocade for bodice and sleeves
- 5 mt of burgundy velvet for skirt and train
- 2.5 mt of golden trim

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I started measuring myself following the patten instructions, but then - alas - I discovered the bodice was too big to be a size 12. Cutting out the pattern is always the funnier part of the whole job, and I finished to cut it after a couple of minutes. I stitched together the bodice parts and the gauntlets but I had to made them tighter because of their size (so I would say to follow your own size with this pattern, because "bigger is better" is not the best choice!). Then I stopped this project since I couldn't find an appropriate fabric for the skirt. I had a beautiful burgundy velvet fabric at home but it wasn't enough for the skirt, even without train. After several months I could finally buy 6 metres of velvet from an online shop at an affordable price and so I started to work on the dress immediately. 
After cutting the skirt and train I spent a while attaching it to the bodice. The skirt seemed really big for my bust but - surprise! - I was wrong! After doing some ruffles on the back I could definitely see the shape of the gown, and I stitched all together with the sewing machine. 

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The trim took me almost a week to be sewed by hand with the backstitch, it was very heavy and the brocade didn't help. So after sewing it on the bodice I started to sew the zip on the back. I've to admit I used the sewing machine for bodice and skirt only, I find hand sewing more relaxing and "homemade". 
It was the turn of the gauntlets. I applied the trim and then, at last, I did the eyelets cutting a small hole with the découpage scissors. I spent some hours sewing their borders always by hand. Luckily the dress didn't need a huge hem and I just had to cut some cm at the front skirt. The last touch have been the red ribbons to keep the gauntlets attached to the bodice.

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And that's the dress on during a shooting!

Renaissance

giovedì 6 marzo 2014

La donna romana (seconda parte)


Tuttavia, non bisogna credere che le donne romane furono tagliate completamente fuori della società. Ci furono donne influenti e potenti, sebbene appartenessero ai soli alti ranghi dell'aristocrazia. Figure come Livia Drusilla, Agrippina o le donne della dinastia severiana ci permettono di capire come queste donne potessero influenzare il governo dei mariti o, in questo caso, dei figli, agendo da dietro le quinte. Livia è il fulcro di queste donne potenti, fu una donna caparbia e di potere. Ricordiamoci che le donne erano spesso "usate" come mezzo per ottenere influenti alleanze famigliari e matrimoniali, e il suo caso ci descrive perfettamente questa consolidata tradizione: sposò Augusto quando era incinta del primo marito, e i suoi figli furono allevati nella casa del principe come se fossero nati dalla loro unione (in effetti, si pensa che il secondogenito Druso fosse frutto di una relazione adultera proprio con Augusto). Livia e Augusto restarono assieme tutta la vita ma le fonti ci dipingono Livia come una donna assetata di potere che cercò, per tutto il regno del marito, di portare il figlio primogenito Tiberio sul trono imperiale, come in effetti accadde: uno ad uno, gli eredi designati da Augusto morirono, spesso in circostanze misteriose. Livia però non fu solo questo: fu una donna importante, carismatica, e molte donne si vantarono di discendere dalla sua dinastia. Sposò Augusto incinta del marito, suscitando scalpore, ma Augusto stesso non tardò ad emanare leggi per contenere i costumi romani sempre più disinibiti, cercando di riportare pudicizia e moralità. La loro fu un'unione in un periodo di transizione, in cui si cercava di porre rimedio agli eccessi dell'ultima Repubblica. 
Figure forti come Livia o Agrippina (la madre di Nerone) furono spesso maltrattate dalle fonti storiografiche, il più delle volte postume e misogine. Agrippina ci è stata tramandata come meschina, virile, superba, capace di sviare le scelte politiche del figlio che fece arrivare al trono eliminando i concorrenti (i figli di Claudio, avuti dalla precedente moglie Messalina). Si capisce dunque come le donne che maneggiavano effettivamente il potere fossero mal viste, preferendo di gran lunga figure più remissive dedite al ruolo naturale che la natura aveva prefissato; per il piacere e il divertimento c'erano le prostitute o le amanti, per la casa e la famiglia le mogli. Una moglie devota doveva stare lontano dal potere e dal lustro che ciò comportava, vivendo con e per il marito ma restando in una posizione subordinata. Ci furono ovviamente matrimoni felici e pieni d'amore reciproco, è bene ricordarlo, e non tutte le donne dovettero cercare conforto tra le braccia degli amanti. 
Il potere poteva minacciare i comportamenti femminili allontanandoli dalla consuetudine, dalla temperanza. Le donne erano così escluse da ogni carica pubblica, escluso il sacerdozio. Solo attraverso il servizio agli dèi o il matrimonio la donna poteva realizzare la propria natura, perché ella soltanto unendosi ad un uomo socialmente importante o venerando una divinità poteva innalzarsi agli occhi degli altri cittadini, non certo per il suo sesso biologico. Tuttavia, sebbene collegate a una sfera "pubblica", erano sempre donne e come tali, dovevano avere una funzione materna a tutti i costi, occupandosi di orfani o di giovani indigenti, esattamente come l'imperatore era il padre della patria. 


Le donne, però, non potevano lavorare nei campi. In questo caso la laboriosità femminile di ceto libero era deprecata in quanto indice di estrema povertà e di incapacità maschile di sopperire ai bisogni della donna - per natura più debole - ma non per le donne schiave. Gli schiavi - maschi o femmine - erano considerati alla stregua di animali e dovevano essere dediti al lavoro, mentre le donne libere era meglio evitassero certe mansioni considerate poco adatte alla loro virtù, come ad esempio le locandiere (che oltre ai servire ai tavoli  delle popinae, si prostituivano ai clienti), le mezzane (le lenae, che inducevano le giovani a prostituirsi) o le attrici. 
Da questo quadro emerge una figura di donna che vive di riflesso dell'uomo, in una società poco propensa a lasciarle ampi spazi di autonomia anche negli strati più alti della nobiltà; la donna indipendente, ricca, o lavoratrice spaventava gli uomini romani, abituati per tradizione ad un suo ruolo sottomesso e poco intraprendente. La donna per eccellenza era quella pudica, ma anche dietro all'uso tradizionale del fuso e della conocchia potevano nascondersi inganni e trappole tese all'uomo: il ricamo, come la filatura, erano ambiti che l'uomo non conosceva, e che potevano nascondere le macchinazioni femminili. L'uomo doveva sempre essere un gradino sopra di lei per non caderne vittima. 

Fonti:
Jérome Carcopino, "La vita quotidiana a Roma", Economica Laterza, Bari, 1993
Francesca Cenerini, "La donna romana", Società editrice il Mulino, Bologna, 2002
Furio Sampoli, "Le grandi donne di Roma antica", Newton Compton,  2003
Alberto Angela, "Amore e sesso nell'antica Roma", Mondadori, Milano, 2012


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