giovedì 18 luglio 2013

18 luglio 64 d.C., l'incendio di Roma

Oggi ricorre l'anniversario di uno degli avvenimenti più noti della storia di Roma antica, l'incendio del 64 d.C. Ne avrete senz'altro sentito parlare almeno una volta, dalla televisione alla scuola, in quanto fu un evento d'immane portata che cambiò il volto della città per sempre. Le fiamme divamparono quasi senza sosta per nove giorni, complici il gran caldo estivo e la struttura degli edifici quasi interamente in legno. Da quel momento il volto di Roma cambiò, s'introdussero nuovi edifici in pietra e si stabilirono regole precise di costruzione con limiti anche d'altezza per tentare d'evitare un altro disastro.
E' Tacito nei suoi "Annales" a fornirci un resoconto dettagliato degli avvenimenti. 

A quel tempo era Nerone l'imperatore "in carica" e poiché egli era particolarmente noto ai più per le sue farneticazioni e, possiamo dire, manie di grandezza, i sospetti ricaddero subito su di lui. In effetti, Nerone aveva in mente di ampliare la sua dimora ma al momento dell'incendio era ad Anzio; si precipitò subito a Roma e aprì i monumenti del Campo Marzio agli sfollati, probabilmente per favorirsi il popolo. Tacito specifica che per quanto Nerone si stesse animando per farsi benvolere, voci insistenti asserivano d'averlo visto salire sul palco della sua domus a cantare di Troia in fiamme (Annales, XV, 38-3). In fondo, tutti conoscevano la passione morbosa di Nerone per il canto e le rappresentazioni.

Le circostanze dell'incendio apparvero subito poco chiare: Tacito scrive che "seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso oppure al dolo del principe" (Annales, XV, 38-1) e pare che le stesse fiamme fossero volontariamente alimentate da dei figuri che sostenevano di obbedire a degli "ordini" imprecisati. Sembra che il focolaio si trovasse nel Circo Massimo, la zona delle botteghe, e che le fiamme si fossero propagate senza difficoltà approfittando delle strade anguste, delle case addossate le une alle altre. Dopo sei giorni di fuoco, le fiamme partirono dall'Esquilino, sembra dai giardini di Tigellino, prefetto del pretorio e amico di Nerone, il che avrebbe alimentato la diceria che Nerone stesse architettando la nascita di una nuova Roma. Nerone era, dunque, al centro delle accuse e della bufera. La ricostruzione nacque proprio a partire dalla domus aurea, l'enorme dimora che Nerone progettava, e che oggi sorge nelle vicinanze del Colosseo (chiamato così perché sorge dove doveva essere eretta la statua del colosso di Nerone...).

La storia è nota: per scagionarsi accusò i cristiani, che all'epoca erano una delle tante sette religiose che affollavano i vicoli di Roma;  dove regnava una libertà religiosa pressoché assoluta (purché si riconoscesse il Pantheron romano). I cristiani, tuttavia, già sotto Claudio avevano manifestato la propria insofferenza verso gli dèi pagani. Tacito scrive che essi sarebbero stati perseguitati non tanto per l'incendio, ma perché erano invisi all'opinione pubblica.


Anche altri storici quali Svetonio e Cassio Dione (e non solo loro), forniscono resoconti dell'incendio offuscando la figura di Nerone, attribuendo a lui la colpa del disastro. A noi contemporanei restano solo le fonti. Capire quale sia stato il ruolo di Nerone in tutta la faccenda è difficile, ricordiamoci inoltre che la sua figura è stata volutamente "macchiata" dalla propaganda cristiana nei secoli a venire, quasi per una sorta di pareggio dei conti.


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